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Il montaggio dell'impugnatura e del portamulinello



Testo e foto di Ghost

Se vogliamo ringiovanire un'attrezzo al quale magari 'teniamo' particolarmente, và detto subito che a volte è meglio lasciar perdere perchè la rimozione dell'impugnatura e del portamulinello precedenti può essere molto problematica.
Si può provare con la bollitura, occupandosi prima del portamulinello e solo in seguito del manico, tentando ogni tanto di estirpare con molta forza il pezzo dalla sua sede proteggendo la mano con uno straccio. Sono necessari anche parecchi minuti, ma la riuscita dipende dal collante usato, quindi non è per niente detto che il metodo funzioni sempre.
Se và male così, la pistola termica che adoperano alcuni 'pro' è risolutrice ma pericolosa per la canna se usata a sproposito, date le elevate temperature raggiungibili, mentre ricorrere a mezzi meccanici come il cutter e/o un dremel con dischi abrasivi è una soluzione che preserva la canna ma è veramente un mestieraccio......
Impugnature e portamulinelli già fatti si trovano facilmente in commercio (eventualmente il manico potremo tornircelo alla dimensione e alla forma che più piacciono, come vedremo dopo).
L'operazione è abbastanza intuitiva e banale. Se non ne trovate nel vostro 'solito' negozio di PAM, basta cercare tra i banner di pipam o con google, e troverete i siti che li vendono on-line.
Vediamo invece come complicarci la vita, ossia l'impugnatura facciamocela da noi.
Butteremo via un po' di soldi e tempo, mentre gli altri vanno a pescare....

RONDELLE

Vi serviranno delle rondelle di sughero. Potreste saccheggiare i negozi di prodotti enologici per trovare i tappi di miglior qualità (il tipo “da spumante” dovrebbe essere imbattibile). Comunque vengono considerati esteticamente più validi i manici costituiti da rondelle sottili, e se vi tocca di tagliare a fettine i tappi recuperati, sappiate che non è cosa simpatica.
Le rondelle adatte le troverete nei siti che dicevamo sopra, o direttamente nei siti dei produttori o commercianti di sughero, dove ci sono prezzi molto interessanti ma dovrete 'consorziarvi' con altri makers, come fà l'Ibra, siccome le quantità minime ordinabili sono molto elevate.
Se le rondelle sono già ben selezionate, cioè simili come qualità, tutto bene, altrimenti sarà meglio averne qualcuna in più e fare una cernita.
Le rondelle in foto sono 34 x 6 mm, quelle più a sx sono grossolane e presentano difetti evidenti, quelle in mezzo sono buone e quelle a dx sono ottime.
Un'altro problema non da poco è che l'operazione di taglio praticata dal produttore può non essere perfetta, il chè si traduce in rondelle dalle faccie non piane e/o non parallele, che generano sul manico delle antiestetiche fessure. Siccome in questa fase non è semplice accorgersene, meglio averne comunque qualcuna in più di scorta.
Il diametro di una impugnatura per canne a una mano da fiume/torrente, può andare dai 23-24 ai 30 millimetri, dipende molto dai gusti personali e dall'anatomia, diciamo che 23mm van bene per manine da orologiai orientali, 30mm sono adatti per manazze nostrane 'a badile'.
La lunghezza varia ovviamente in funzione del tipo di manico, per un classico cigar siamo intorno ai 15-18 cm. Se poi vorremo farci anche un portamulinello in sughero, serviranno altri 8,5 cm circa.
Come è solito nel rod-making, ci sono molti modi per convincere delle rondelle sparse sul tavolo a diventare un manico, qua ne vedremo uno che non richiede attrezzature troppo particolari.

INCOLLAGGIO

Per assemblare il manico grezzo serviranno pochi attrezzi
Un trapano con la sua colonna - un vitone del 6 (due se vogliamo farci anche il portamulinello in sughero) -- una colla vinilica, ma occhio che ce ne sono di diversi 'gradi', credo che dal 3 resistano all'acqua, controllate comunque le indicazioni sulla la confezione o chiedete al negoziante.
Per forare le rondelle si utilizza un tubo in rame o alluminio, oppure una punta. Noi useremo una punta da legno (quelle che hanno 2 ulteriori puntine laterali). Siccome forandolo il sughero un po' si sgretola, la punta sarà del 5.
L'assicella con la molla che si vede sotto tutto il resto, serve solo per posizionare comodamente le rondelle. Non è strettamente necessaria, ma è un ottimo metodo per evitare un contatto accidentale della mano con la punta, che può avere un effetto devastante sui tessuti umani
Và bene anche un'assicella con un foro, o delle pinze, l'importante è non rischiare falangi.
Dopo aver centrato e ben fissato l'ambaradano con delle squadrette, si forano le rondelle, comprese quelle 'di scorta. Si tratta poi di incollarle ben affacciate, usando come supporto il perno a vite.
Si inizia infilandole verso il lato 'cieco', che ha un controdado e una rondella in ferro, e si posiziona sopra una grossa goccia di colla; essa non sarà mai troppa, ed è meglio che non sia poca, altrimenti nelle operazioni successive si rischia lo scollamento [ma per favore non chiedetemi come mai lo so]
Poi, tenendo ferma la rondella sotto con la sinistra, si sistema la nuova arrivata sulla precedente, premendola e ruotandola anche per 3-4 giri. In questo modo la colla si distribuisce uniformemente.
Nel riquadro a sinistra una rondella scollata per mostrare come vada distribuita la vinilica. In quello centrale uno dei malefici residui che si possono formare mentre si forza la rondella lungo il vitone e vanno ovviamente eliminati.
In quello di destra un esempio di rondella tagliata male: spesso ci si accorge solo mentre la si incolla, e provvederemo a sostituirla con una di quelle 'di scorta'.
Mentre si prosegue, la colla delle prime rondelle inizierà a seccare, diventando trasparente.
L'operazione dovrà quindi essere abbastanza veloce e in unica soluzione, per non avere la colla delle prime rondelle già troppo seccata quando sarà il momento di stringerle sul vitone.
Finiremo il tutto con una rondella di ferro e una vite 'a galletto' che provvederemo a stringere. Non alla morte, ma abbastanza stretta, come si nota dalle piccole goccie tra i sugheri di sinistra.
Dopo qualche minuto la vinilica non sarà quasi più visibile.
Ma in realtà dentro non è asciutta, la lascieremo tranquilla fino al giorno seguente. La colla mentre si indurisce si modella attorno al vitone e sarà più difficile che poi, tornendola, scivoli sul perno.
Come si vede le rondelle non sono perfettamente allineate, ma nessun problema: siccome molti millimetri andranno eliminati, le diversità scompariranno ben presto durante la fase di tornitura.

TORNITURA

Ora occorre dare al grezzo una forma adeguata. Ecco il materiale occorrente
L'attrezzo giusto sarebbe il tornio, ma dato che non lo possediamo, ovvieremo con il solito trapano montato sulla sua colonna.
L'assicella serve per la magica trasformazione da trapano a “tornietto da poveri”, con l'aiuto di uno a scelta tra i due supporti nella foto per stabilizzare la rotazione del vitone dal lato libero.
Il supporto metallico è un rimasuglio di vecchio trapano riciclato, ha al suo interno un cuscinetto a rulli. In alternativa, và bene anche l'altro, un angolo di tagliere plastico con un foro per la vite di fissaggio alla base del trapano, ed uno cieco come sede del vitone.
Si nota poi la grattugia e le carte che serviranno, da grossolane a fini, 50 , 180 e per finire la 3m 30 micron (che è una 400)
Inizieremo col rimuovere la vite a galletto e la grossa rondella metallica, sostituendole con dado e controdado, serrando il sughero saldamente ma non troppo forte. Poi facciamo un giro o quelli che servono di adesivo d'alluminio sulla punta del vitone, dall'unico lato dove dovrà rimanere preservato il filetto, cioè quello dal quale poi sfileremo i 2 dadi ora inseriti (in caso di supporto plastico l'adesivo serve solo per spessorare).
Poi inseriamo il vitone nel mandrino e lo fissiamo, posizioniamo il riscontro avvitandolo molto saldamente in posizione adeguata, e blocchiamo il trapano sulla colonna
Ora assembliamo l'accrocchio, lo fissiamo sul banco con delle squadrette, ed ecco la mirabolante ' ghost machine' [ok, ok, scherzavo]
Il trapano andrà regolato su velocità sostenute ma non esagerate, tanto nessuno ci corre dietro.
Si comincia con la grattugia, e non ridete, non c'è nulla da ridere, anzi tenete sto fatto per voi, è una cosa che sto pensando di brevettare
In realtà è molto comoda e rapida, a patto di usarla con poca forza e MAI appoggiata al bancale, ed ha il vantaggio, rispetto alla carta abrasiva, di essere praticamente eterna e di produrre segatura più grossolana quindi meno volatile e 'sporchevole'
Svariate passate avanti e indietro, sempre con pressione moderata, e la forma finale inizia ad apparire.
Facciamo notare che dopo la “grattugiata” la superficie è molto scabra, quindi occorre smettere qualche millimetro prima del risultato voluto. Come si vede bene dalla foto sopra, mentre il manico gira sembra bello liscio, la reale granulosità appare solo da fermo, dunque non facciamoci prendere la mano, è il caso di fermarsi prima che sia troppo tardi e salti fuori il manico della Barbie.....
Si vede anche l'importante quantità di segatura che si forma. Nociva lo sarà senz'altro, dovrebbe bastare una di quelle mascherine per verniciatura che si trovano nei fai-da-te.
C'è da dire che alcuni conservano la polvere di sughero più fine, poi alla fine del lavoro la mischiano alla vinilica e si preparano un filler per stuccare le lievi imperfezioni che saltano immancabilmente fuori.
Le carta abrasive, impugnate come in foto, vanno ovviamente usate 'in fila' di granulosità, senza forzare troppo, e servono la grossolana per definire la forma, le altre per rendere liscia la superficie. Come ultima useremo la 3m30, e il trapano regolato più lento, ottenendo una superficie liscia, quasi vellutata (qualcuno esagera e dà le ultime passate con la carta usata dal lato non abrasivo).
Finito. Rimossi i dadi, sfiliamo con prudenza il manico dal vitone, prima a mano cercando di stringerlo per tutta la sua lunghezza, poi magari facendo girare il trapano al contrario con circospezione, ma senza forzare: è il momento meno adatto per troncare a metà il nostro lavoro....
Se ci facciamo anche il portamulinello in sughero innestiamo il vitone relativo, però stavolta anziché al gusto personale dovremo affidarci al calibro, in base al tipo di portamulinello da realizzare.
Quando, come nella foto sopra, manca solo qualche millimetro alla misura, basta grattugia e continuiamo con la 50 e la 180 controllando spesso.
Arrivati vicino alla nostra meta, un po' di 3m30, poi verifichiamo infilando il bicchierino o l'anellino (dipende dal tipo di portamulinello che avete sotto mano), e controlliamo ed eliminiamo le piccole conicità che si fossero create.
Apriamo una parentesi: con lo stesso metodo si possono fare anche i portamulinelli in legno, ma onestamente ci vuole parecchia pazienza. Se ci volete provare, procuratevi uno di quei parallelepipedi grezzi a pianta quadrata che oltre ai siti per rod-making, si trovano per pochi dollari, in varie essenze, nei siti americani degli hobbisti di penne. Potrete forarlo subito già a misura della canna o più grosso, e bloccarlo molto saldamente ad un vitone passante. Gli angoli sono eliminabili abbastanza facilmente con la pialla usata longitudinalmente al pezzo, cercando di ottenere un cilindro già molto vicino al prodotto finale [un gran bel trucco, grazie agli amici Enzo e Jo].
Dopo aver così eliminato una gran parte di legno inutile, si innesterà il pezzo sul trapano e si passerà al lungo lavoro di convincerlo a diventare realmente tondo....
Infine andrà trattato superficialmente con una o più mani di colla (cianoacrilica o epoxi) per finitura estetica e per impermeabilizzarlo, applicate mentre il pezzo gira sul solito trapano tuttofare.
Qui giunti, se il bicchierino è del tipo 'pocketed' cioè ha un recesso per il piede del mulinello avremo finito la preparazione del pezzo. Se invece avete un bicchierino tondo manca ancora qualcosa: lo scasso.

SCASSO

L'operazione è identica per portamulinelli in legno o in sughero. Si potrebbe anche creare uno scasso di forma rotonda preparandosi una sagoma, in pratica un'assicella con una lieve scanalatura centrale che la percorre per tutta la sua lunghezza, una ventina di cm, sulla quale incollare della carta abrasiva e poi passarci sopra il pezzo longitunalmente fino a che l'innesto del piede del mulinello riesca a combaciare; potrebbe andar bene una scanalatura tipo un arco di circonferenza sui 25mm, ma bisogna fare qualche prova in base al diametro, e se si tratta di legno ci vuole pazienza.
Per chi possiede un tornio, l'operazione si traduce nel 'decentrare' l'asse sul mandrino, inserendo uno spessore sotto una delle 3 ganasce, oppure montando l'apposito mandrino a 4 ganasce.
Se invece vogliamo uno scasso 'profilato' anziché rotondo, l'attrezzo adatto sarebbe una fresa da banco ma dato che, come per il tornio, non l'abbiamo, è meno che tragico farsi qualcosa di simile con una fresa a mano da poche decine di euro e un onnipresente tagliere come base, coadiuvati da qualche barretta di alluminio assiemata come riscontro regolabile.
Il riscontro è imperniato alla base sul lato destro, sul sinistro si vede la vite di regolazione con il suo galletto, che scorrendo in uno scasso praticato nella base consente di variare la profondità di lavoro della fresina rotante. La regolazione alto-basso della fresina stessa è quella del produttore, e si trova sotto la base, un po' scomoda, ma andrà regolata solo una volta.
Per operare in sicurezza e con facilità ci costruiamo un lungo supporto sul quale fissare il vitone del portamulinello.
Quello in foto è abbastanza semplice e comodo, si noti che è un profilato ad U per facilitare il centraggio, e ha due pattini per 'guidare' il tutto.
La fresina (che può essere da 1/2 pollice come in foto, o da 5/8”, in base al tipo di scasso e portamulinello) si trova sul sito di Lee Valley ; eventualmente è possibile adattarla con la mola, ma non è facile. L'allineamento della fresina alto-basso, utilizzando questo supporto come riscontro, non è [in teoria] difficile, basta che, senza il sughero montato, accostiamo i due 'gambi' della U alla fresina e la regoliamo in modo che essi tocchino entrambi. Così facendo lo scasso sarà centrato per forza [sempre in teoria ]
Il sughero và fissato al vitone apposito mediante due dadi ma senza stringere esageratamente, per non provocarne la deformazione a barilotto. Anche se stretto poco non ruoterà, perchè non è molto sollecitato a farlo, ed inoltre lavoreremo progressivamente, cioè eliminando sottili 'fettine' con più passate, e per questo regoleremo il galletto a sx lasciando una profondità iniziale di scasso minima, tipo mezzo millimetro, per prendere la mano al funzionamento dell'ambaradan.
Prima di assicurare il vitone al supporto mediante le due fascette metalliche, proteggiamo il sughero con del nastro disposto longitudinalmente, sul quale con un pennarello segneremo su ambo i lati la posizione rispetto al supporto (il segno blu nella foto seguente), così che sfilandolo per le prove potremo poi rimetterlo in posizione sempre con lo stesso orientamento rispetto alla fresina.
[notare che ho poco elegantemente 'smagrito' i dadi di fissaggio con una mola, altrimenti potrebbero andare a interferire con la fresa; però ho l'impressione che essi non servano neppure, che bastino le due fascette metalliche, ma non oso provarlo....]
Adopreremo la fresa a mano cinese al massimo della velocità, sia con il sughero che con il legno, soprattutto perchè..... non è assolutamente dotata di nessuna regolazione di velocità
Il modo è: cominciamo dalla parte sinistra del pezzo, che sarà il lato manico, lasciando meno di 1 cm di cilindro non lavorato, poi lo facciamo scorrere senza fretta per tutta la lunghezza. Indi verifichiamo quanto manca a occhio e poi con un mulinello, allontaniamo un poco il riscontro regolabile in modo da incrementare lo spessore del taglio, e si rifà finchè si trova la giusta profondità.
Alla fine un po' di carta per rifinire lo scasso, e salta fuori un oggetto non malvagio, anche se, come avrete inteso, non abbiamo usato attrezzi né metodologie molto professionali......
L'ultima fase sarà il finissaggio dei particolari in nickel siver, se sono ancora grezzi come quelli in foto.
Si fanno ruotare i pezzi, bicchierino, anello scorrevole ed eventuale anellino verso il manico, su un cilindretto di legno, spessorato con un po' di nastro da carrozziere, e dotato di una vite al centro per fissarlo sul trapano (nella foto c'è già incastrato sopra l'anello scorrevole).
Si incomincia con rotazione veloce e la 600 e si prosegue con la 9micron o la 1200. Poi della pasta per auto Mirage, usata con la comune carta dei rotoli, darà già un buon risultato. Alla fine per la brillantezza si può ricorrere alla 'rotella' della foto che andrà utilizzata col guanto e preventivamente 'sporcata' con la sua mattonella bianca miracolosa che non so come si chiama nè dove trovarla, ma io ho un amico orefice

MONTAGGIO

Vinilica per canne di bamboo, epoxi bicomponente, possibilmente da ½ ora di essicazione, per le grafiti – un set di punte da ferro con anche i mezzi millimetri - lime tonde - eventualmente una punta 'meccia' a gambo lungo – stucco/filler per le imperfezioni oppure il miscuglio segatura-vinilica che dicevamo sopra (beh, sappiate che queste misture esistono, ma di solito non si adoperano poiché coll'uso tendono a polverizzarsi e scomparire, e qui ci occupiamo di canne da pesca, non da esposizione: fatti, non pug@@@te....).
Sulle lime: quella di ferro sarebbe meglio non utilizzarla, mangia troppo; mi è capitato di vedere al lavoro un 'pro' che ne aveva sfilato il manico e l'aveva montata su un trapano a mano: robe da nightmare, ma metteva a misura un manico in pochi secondi. D'altro lato, in mani meno che esperte, il rischio di rovinare il pezzo è troppo grande.
Le altre lime, molto meno aggressive, sono in realtà pezzi di canne in grafite ricoperti di granuli incollati, vendute appositamente per il montaggio dei manici. Però molti rod-makers le sconsigliano, perchè nell'uso rilasciano un po' di granuli che intrappolati all'interno del manico possono segnare la canna durante le prove, quindi se appena riusciremo, ne faremo a meno.
Anche della meccia a gambo lungo, che quasi nessuno adopera, ne parliamo più per curiosità che altro: và usata al contrario di come ci si aspetta, cioè il sughero và infilato sul gambo, che deve avere lo stesso diametro del foro nel manico, e và sfilato verso la punta, preventivamente affilata dalla parte del perno con una mola: l'attrezzo genera un foro preciso e in asse, basta eseguire una passata per metà del manico da un lato e poi girare il manico per 'alesare' anche l'altra metà.
Sfortunatamente bisogna avere una meccia con la punta del diametro della canna, oppure adattarne una più grossa con la mola.
Sottomano avremo poi gli indispensabili diluenti per pulire sbavature e colate: alcool denaturato per la epoxi, acqua per la vinilica. E se qualcuno vi dice che l'unico alcool adatto è il J&B sappiate che mente .
Quindi calmi e tranquilli inizieremo con le punte, usate a bassissima velocità, e solo se necessario alla fine adopereremo le lime di grafite. Se si teme di lasciarsi prendere la mano, faremo girare le punte al contrario, tanto il sughero un po' lo mangiano lo stesso.
L'obiettivo è che il manico si incastri senza 'ballare'. Poi sceglieremo il lato migliore, da montare sopra, lato pescatore e con un po' di nastro sul manico lo identificheremo.
Se la canna è in grafite si potrebbe anche cartarne la porzione interessata eliminandone appena la lucentezza, con la 400, ma in realtà le bicomponenti non necessitano tanto di questa menata.
Se invece la canna è lignea ed è già stata verniciata, occorre raschiare via la vernice con una lametta da cutter usata a 90 gradi, cosicchè la vinilica possa avere una buona presa.
Una cosa importante, indipendentemente dalla colla usata, è che sia distribuita bene. Per ottenere ciò un trucco è girare sia il manico che il portamulinello mentre si innestano. Ovviamente se avete determinato la spina della canna, alla fine essi andranno posizionati di conseguenza.
Solitamente (ma l'ordine non è assolutamente obbligatorio, dipende da come ci si trova meglio) su una canna 'vergine' si monta per primo il portamulinello e si lascia che la colla faccia presa. Sia questo che il manico, se acquistati, possono a volte presentare i fori interni troppo larghi e dovremo fare qualche giro di nastro da carrozziere sul fusto per centrarli in asse, poi ci penserà la colla.
Una volta fissato il corpo del portamulinello, si attende che la colla faccia presa poi se ne chiude l'estremità col bicchierino o con l'apposito tappo o fondello, usando l'epoxi. Non la vinilica, che non 'prende' sui metalli (questo dovrebbe risultarvi ovvio, sennò non saremo mai riusciti a sfilare il sughero dal vitone....).
Procedendo in questo modo il manico sarà infilato dopo, dal lato sottile del grezzo giù verso il butt, sino a combaciare col portamulinello, e NON saranno permessi ripensamenti circa la quantità/distribuzione della colla, perchè 'tornando indietro' anche di poco si finirebbe immancabilmente per sporcare il fusto, e anche pulendolo la verniciatura si rovinerà quasi per forza [ancora una volta, non chiedetemi perchè lo so].
Mentre si infila il sughero ruotandolo, la colla in eccesso viene spinta e fuoriesce, ed occorre fermarsi ogni tanto ed eliminarla con della carta, per non sporcare ovunque.
In questa fase una elevata imbranataggine dell'operatore può essere deleteria, perchè se la colla è a rapida essicazione, come la tipica epoxi da 5 minuti, e si indugia troppo o vi telefona la moglie, ci si può poi ritrovare col manico mezzo infilato, che non và più né su né giù.
Se vi capita, fate qualche foto che la inseriamo
Per consolidata prassi, l'unica scusante accettabile è se vi ha telefonato la moglie di un altro
Seriamente, sempre in tema di sfighe, sarebbe buona cosa ricoprire con qualche giro di pellicola trasparente e/o nastro da carrozziere i manici e i portamulinelli prima di incollarli, fate voi.
Operando invece come nella foto successiva, fissando cioè per primo il manico facendolo passare dalla fine del grezzo (praticamente 'alla rovescia' del modo standard prima descritto), è necessario fare parecchi giri di nastro sul fusto in corrispondenza di dove finirà il manico, sia per identificare dove deve essere posizionato, sia per evitare che la colla sbavi sulla canna.
L'ultima operazione è incollare l'eventuale anellino metallico del manico (winding check) che comunque non è assolutamente obbligatorio.
Nel particolare a destra, un gran bel trucco, un dito di un sottile guanto in latex con un foro, fatto risalire verso il fondo del grezzo, per evitare problemi di vernice nella fase di legatura al winding-check.
[mannaggia, anche questo non avreste mai dovuto saperlo... ]


Albano Barbiani (Ghost)


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