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2.2 Le armi del luccio (seconda parte)


“ Marco di Fonzo con una cattura effettuata in acque velate”

La linea laterale

A parte la mia perplessità nei confronti di questi “esperimenti”, il risultato parla chiaro: la linea laterale è decisamente utile al pesce e gli permette di essere ancora più “efficace” nel suo attacco, soprattutto se questo avviene in acque torbide in cui il luccio non riesce a vedere la sua preda.
La linea laterale è una sorta di organo che consente ai pesci di percepire le vibrazioni nell’acqua. Ma non solo! Grazie alla linea laterale il luccio è in grado di percepire la presenza di vari ostacoli quali rocce, rami e sporgenze varie. Ecco perché potremmo paragonare la linea laterale al nostro tatto!
La linea laterale è costituita da un sottile canale che passa su entrambi i lati del pesce, appena sotto la pelle. In esso sono presenti minuscoli peli sensoriali in grado di “leggere” il movimento dell’acqua che entra ed esce da impercettibili pori.

“Particolare dello streamer “moudlerato”

Ecco perché in acque torbide è consigliabile usare streamer che riescano a provocare un notevole spostamento d’acqua, come per esempio artificiali con la testa formata alla “Muddler Minnow”, cioè in grado di emettere vibrazioni più definite. Occorre comunque sottolineare che la Linea Laterale ha un grosso limite che è quello dello spazio: opera su una distanza di circa due volte la lunghezza del luccio, e non di più.

L'udito


“Evitare i rumori è molto importante, soprattutto pescando dalla barca!”

L’udito del luccio non è da sottovalutare. Anche se i pesci non dispongono di orecchie, il luccio possiede quello che viene chiamato “l’orecchio interno”, ossia una sorta di “timpano” in grado di percepire le vibrazioni a bassa frequenza.
Più precisamente, l’orecchio interno è costituito da una struttura ossea caratterizzata da una densità maggiore di quella dell’acqua e quindi consente al luccio di percepire le onde sonore che gli attraversano il corpo.
L’orecchio interno, insieme alla vescica natatoria, permette inoltre al pesce di rimanere bilanciato consentendogli anche l’orientamento nello spazio.
La percezione del suono va quindi ben oltre la limitata funzione (minimo spazio) consentita invece dalla linea laterale (le vibrazioni percepite dall’orecchio interno arrivano fino a 600Hz e sono quindi avvertibili anche da lunghe distanze), ma ha comunque un grosso limite: il luccio sente i suoni, ma non è in grado di valutare la distanza della sorgente degli stessi! Di certo c’è che pescare evitando qualsiasi tipo di rumore, non potrà che accrescere le nostre possibilità di cattura.

L’olfatto e il gusto


“Chissà che sapore avrà questo topino “giallo?”

E’ noto che i pesci possiedono due cavità nasali e che riescano a percepire gli odori nell’acqua.
Non per nulla, proprio nel capo della pesca del Black Bass esistono sostanze da applicare ai vari artificiali che ne accrescerebbero il potere catturante.
Difatti, non tutti sanno che l’olfatto dei pesci è all’incirca cento volte più sviluppato del nostro. Non credo che farei mai uso di simili sostanze “feromoniche”, ma rispetto ai cugini “spinningofili”, forse inconsapevolmente facciamo uso di artificiali “profumati”.
Lo stesso bucktail, così come gli strip di coniglio hanno (se non troppo trattati) un odore inconfondibile. Tutti i materiali naturali usati dal pescatore a mosca possiedono un loro odore, più o meno forte. E questo forse ci avvantaggia rispetto alle esche metalliche più comuni.
Certo, il discorso ci si può anche ritorcere contro se le nostre mani odorano di tabacco, insetticidi o creme solari. Da qualche parte mi è stato riferito che i salmoni, grazie alle loro capacità olfattive, sono in grado di percepire la presenza in acqua dell’orso e deviare leggermente la risalita.
Non so se la storia sia vera o meno, comunque conviene sempre prestare attenzione. Lo stesso dicasi per il gusto: i pesci hanno diverse papille gustative situate un po’ in tutta la bocca fino all’interno delle branchie. Anche in questo caso, un luccio ci penserà qualche secondo in più prima di risputare un artificiale sicuramente privo di quel gusto metallico tipico del cucchiaino.

Qualche “dentino”…


”Meglio non infilarci le dita!”

Infine, proprio perché il paragrafo si chiama “Le armi del luccio”, non posso evitare di scrivere due righe sul suo apparato boccale: il luccio dispone di circa ottocento denti uncinati o rientranti. I denti sono inoltre presenti anche sulla lingua e sul palato.
Questo significa che la sua preda ha ben poche possibilità di sfuggire. Anche il pescatore a mosca deve comunque sempre fare attenzione a dove mette le dita: a volte basta un balzo improvviso del pesce per procurarsi tagli fastidiosi e più che altro, dolorosi.
Ma la presenza di tutti questi denti può anche giocare a favore del pam quando il pesce, resosi conto di avere in bocca una preda molto pericolosa, tenta faticosamente di disfarsene, spesso ostacolato dal materiale con cui abbiamo costruito il nostro streamer che gli rimane intrappolato tra i denti.
Nel prossimo capitolo, “Il luccio e il Temolo”, vedremo di sfatare alcuni luoghi comuni nella pesca a mosca del Pike.

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