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Valentine Atkinson

Le INTERVISTE di PIPAM
di Valerio BALBOA Santagostino e Massimo “MASSIMO” Strumia



Valentine Atkinson è un fotografo di fama internazionale specializzato nella pesca a mosca con 29 paesi visitati e immortalati dal suo obbiettivo. Divide il suo tempo tra pubblicità e raccolte di fotografie, sia proprie sia su commissione. I suoi lavori vengono regolarmente presentati sulle riviste di settore. Ha lavorato per 18 anni alla Frontiers International Travel, raccogliendo più di 80.000 immagini. Ha studiato alla Columbus College of Art and Design, nell’Ohio. Val ha scritto quattro meravigliosi libri, dei quali va molto fiero: “Distant Waters”, Trout and Salmon”, “The Greatest Flyfishing Around the World” e l’ultimo nato “Friends on the Water”. E’ stato recentemente inserito nella Flyfishing Hall of Fame.



V: Val, ti ringrazio innanzitutto di aver accettato il nostro invito per questa intervista. Gli amici di Pipam saranno molto contenti. Ti avviso che farò molte domande sulla tua attrezzatura, perché tra i nostri lettori ci sono parecchi pescatori a mosca che sono anche grandi appassionati di fotografia.
Inizio con la più scontata delle domande: quando hai iniziato a pescare?


VAL:  Avevo 8 anni quando mio padre mi portò a pescare in un laghetto del mid-western degli USA, dove abitavamo a quel tempo. Avevo con me un galleggiante e dei vermi. Mi ricordo ancora perfettamente i due pesciolini che catturai. Ma in un negozio in paese di un conoscente vidi dell’attrezzatura da mosca. Misi da parte dei soldi e mi comprai una canna a poco prezzo. Mio padre purtroppo non pescava a mosca, perciò dovetti imparare tutto da solo.
La prima prova, difficilissima, fu infilare la coda di topo dentro l’occhiello dell’amo. Nessuno ovviamente mi parlò del finale. Che stolto che fui! .
A 14 anni presi la mia prima trota con una canna St.Croix, un mulinello Pflueger e come mosca una Yellow Sally. Che emozione quel momento!


V: Ho letto che tuo padre ti ha insegnato a fotografare…

VAL:  Mio padre era un gran bravo fotografo, seppur non professionista. Era specializzato in fotografie di fiori da giardino. Io odiavo quei soggetti, perché ci metteva ore e ore per fare uno scatto. Ho capito subito che non avevo pazienza. Alle superiori però, ho studiato pittura e fotografia e qualcosa cambiò in me. Ho scoperto che potevo comunicare il mio stato d’animo tramite la fotografia. Molti amici miei dicono che i miei scatti sembrano dei quadri, e questo per me è un gran bel complimento.

V: Che attrezzatura fotografica usi quando vai a pescare?

VAL:  Uso solamente reflex Nikon. Ho due D700s e parecchi obbiettivi. Quando esco mi porto un corpo macchina, un obbiettivo zoom e due ottiche fisse ( un 24mm e un 85mm,…o un 105mmm)
Se possibile anche un piccolo treppiede. Più ovviamente la mia canna da pesca, le mosche e vari accessori. Cerco di viaggiare il più leggero possibile. Il mio motto è -“less is more”-

V: Che ottiche ti porti in pesca?

VAL:  Per molti anni ho usato ottiche zoom. Il 24-85 mm Nikkor era il mio favorito. Mi dava tantissime possibilità per essere creativo. L’anno scorso sono tornato alle ottiche fisse, difficili da battere in quanto a nitidezza. In più si può scattare a tutta apertura (per una profondità di campo ridotta) e ancora ottenere immagini nitide anche nei bordi. Qualcosa che gli zoom difficilmente riescono a darti.

V: Ti porti anche il cavalletto e quando lo usi?

VAL:  Ne porto sempre uno, anche se non lo uso spesso. Ma quando la situazione lo richiede, è indispensabile. Al giorno d’oggi le macchine fotografiche hanno la funzione ISO (o ASA). Ciò vuol dire che se la luce scarseggia, la puoi aumentare fino anche a 6500.
Certo che le fotografie fatte con quella modalità rischiano una certa dose di “rumore”. Un metodo per evitare tutto ciò è l’uso del treppiede. Il mio vecchio treppiede pesa circa 12 chilogrammi. Ora ne ho uno molto più leggero, ma anche lui piuttosto scomodo. La maggior parte del tempo, infatti, lo tengo nel baule dell’auto.

V: E il flash?

VAL:  In quei giorni non uso spesso il flash. Cerco piuttosto di usare prima il treppiede. Il flash produce una gran quantità di luce innaturale che non aggiunge nessun vantaggio alla foto. Io sono un amante della luce naturale di madre natura.

V: A questo punto dicci come fai a coniugare fotografia e pesca allo stesso tempo. Ho letto che parli di “timing”.
Puoi spiegarci meglio il tuo pensiero al proposito?


VAL:  La fotografia e la pesca vanno molto d’accordo. Il segreto è capire cosa fare esattamente in quel momento. Ti faccio un esempio: inizio a fotografare alla mattina presto, dove di solito c’è una luce strepitosa. Appena il sole si alza e la luce diventa “dramatic”, l’acqua comincia a scaldarsi e i pesci dovrebbero entrare in attività. A quel punto ripongo la mia macchina fotografica nello zaino e mi concentro sulla pesca.
Se sto pescando con degli amici, spesso li osservo per cogliere l’attimo fuggente per una foto. Ovviamente scatto con qualsiasi condizione di luce, e la mia macchina non è mai distante da me. Spesso infatti poso la canna e inizio a fotografare. Il “timing” è tutto.

V: Certo che in estate è difficile il timing…quello che intendo dire è che l’attività del pesce di solito inizia al tramonto, che è pure il momento migliore per fare le foto.

VAL:  Certo, la sera è “prime time” sia per scattare sia per pescare, e infatti in quelle situazioni tengo al collo la macchina fotografica pronta all’uso e con la destra la canna da pesca. Ma se ci pensi, cogliere l’attimo fuggente per una buona fotografia in quei momenti non è difficile, specialmente se i pesci sono collaborativi. Si presentano sempre occasioni diverse. E’questo il bello della vita.

V: Un servizio fotografico te lo prepari prima o improvvisi sul fiume, cioè quanto c’è di preparazione e quando c’è di improvvisazione.

VAL:  Se ho con me la mia attrezzatura completa e parecchie schede digitali, sono pronto a fare qualsiasi cosa. Se mi concentro sul tempo e sulla pesca contemporaneamente, sono capace di fare buoni scatti come di pescare bene………..Improvviso spesso comunque.
Se devo uscire invece per un servizio commissionato, tutto si complica. Devo prepararmi minuziosamente, devo parlare con l’art director o il cliente per capire che cosa vogliono. A quel punto mi porto un’attrezzatura più completa, che trasporto in una valigia apposita, molto grande e scomoda.

V: Hai dei rimpianti per l’analogico? Lo usi ancora?

VAL:  Quando ho pensato di dover passare dall’analogico al digitale, ero veramente spaventato. Ma solo perché ero abituato a lavorare “vecchia maniera”. Ora ho capito che si può ancora insegnare “dei nuovi trucchi a un cane vecchio”. Mi piace il digitale. Ci sono talmente tante opzioni, sia direttamente nella fotocamera, sia con il software in fase di postproduzione.
Uso Lightroom 3 la maggior parte delle volte e per i piccoli dettagli, Photoshop. Il digitale permette a chiunque di essere un fotografo migliore.
E’ utilissimo per il mondo delle immagini fantastiche, ma è sicuramente un grosso concorrente per i professionisti, perché adesso ognuno può creare delle belle immagini. E credo ancora fermamente che i miei cinque anni intensi di studio mi abbiano dato una buona base per cogliere immediatamente il momento, la luce e lo stile per una buona fotografia.
Non voglio dimenticare del tutto l’analogico.

V: Con le attrezzature digitali è fondamentale la fase di post produzione, qual è la tua filosofia?
Lavori solo in maniera base con la saturazione, la nitidezza , i contrasti o vai più pesante?
In altre parole vorrei sapere fino a che punto ci si può spingere per ritoccare una fotografia. C’è un limite per le foto outdoor….c’è un discorso etico?


VAL:  Io uso Lightroom 3 per tutto il lavoro di post produzione. Lightroom è un software di Adobe creato apposta per i fotografi. Ho fatto un paio di corsi per capirne l’uso e adesso dopo 2 anni credo di saperlo usare abbastanza bene. Ma c’è sempre qualcosa da imparare e la tecnologia non si ferma mai.
Di solito scarico la scheda da 4GB dentro la libreria di Lightroom. Poi mi muovo nella camera oscura digitale con tutte le funzioni che il programma mi offre. Colore, contrasto, saturazione, nitidezza, ombre e tutto il resto. Cerco di fare il possibile in fase di scatto con la mia macchina fotografica, per ridurre al minimo il lavoro su Lightroom. Ciò vuol dire che ho ancora un po’ di tempo per concentrarmi sugli scatti migliori prima di pubblicarli …
National Geographic usa dire “correggere con spietatezza”. Amano anche dire che i loro fotografi scattano 500 rullini di foto per poi sceglierne solo 6 da pubblicare sulla rivista.

V: Che altri generi di fotografie ti piace fare oltre alla Pam?

VAL:  Sono tremendamente affascinato e interessato da ogni tipo di fotografia.
Storia, ritratti, paesaggi, documentari, etc…Tutti mi interessano. Ma quello che preferisco sono i paesaggi, soprattutto quelli dei miei viaggi. Sto studiando un progetto per fotografare tutti i vecchi granai nel West americano.

V: Ci sono o ci sono stati dei fotografi che ti hanno ispirato?

VAL:  Alcuni tra i miei fotografi preferiti sono: Irving Penn e Richard Avedon per i loro ritratti, e i lavori di Annie Leibovitz. Ansel Adams, Edward Weston e Robert Capa per le fotografie di guerra. Altri tre che mi piacciono molto sono Peter Beard, Galen Rowel e Sebastiao Salgado. Art Wolfe e Frans Lanting sono invece i due fotografi di natura che preferisco. Ma la lista potrebbe continuare….Cerco di andare ad ogni mostra fotografica che posso.

V: Qual è la pesca che preferisci?

VAL:  La pesca a vista, perché mi piace individuare il pesce prima di lanciare.
Comunque le mie prede preferite sono i bonefish e le trote in acqua chiara, oppure quelle selettive durante una schiusa.

V: Posseg go ovviamente il tuo libro” The greatest fly fishing around the world”. In quale paese di quelli descritti hai lasciato il cuore e per che motivi?

VAL:  Ti posso assicurare che ho amato e mi sono divertito in ogni paese che ho visitato. La gente, la loro storia, i paesi e i pesci sono stati differenti ma allo stesso tempo molto interessanti. Alcuni tra i miei preferiti sono l’Argentina e il Cile, per la simpatia della gente, il cibo e le grosse trote. L’Alaska per i paesaggi e gli orsi. Inghilterra e Scozia per la loro lunga e variegata tradizione nella pesca a mosca. La Nuova Zelanda per le sue acque trasparenti e le grosse fario “a vista”, e, naturalmente, i torrenti del Western degli stati Uniti.

V: Ho letto che sei sempre in giro. Hai qualche pesce che vorresti prendere e che fino a ora non hai mai catturato?

VAL:  Ho avuto la fortuna di essere stato, per 18 anni, il fotografo ufficiale di Frontiers International, e quindi ho viaggiato moltissimo.
Mi hanno mandato a fotografare i loro lodges in 29 paesi diversi. In molti di questi posti ci sono tornato per più volte nel corso di un anno. Avevo 4 passaporti a quel tempo! Ognuno di questi viaggi mi ha dato la grande possibilità di scoprire il mondo. Ho iniziato con la voglia di un grande slam (Permit,Tarpon e Bonefish, tutti presi ovviamente nello stesso giorno). Poi ho avuto il desiderio di un grande slam un po’ “esotico” ( il Tigerfish in Africa, il Golden Dorado in Sud-America e il Mahseer in Asia). Proprio due mesi fa ho preso il mio primo Mahseer e ho potuto chiudere il grande slam esotico

V: Hai un rimpianto nella pesca o nella fotografia?

VAL:  No assolutamente, nessuno. Riuscire a combinare le mie due grandi passioni della vita e divertirmi con esse vuol dire che il mio sogno si è trasformato in realtà.

V: Il tuo sogno segreto ?

VAL:  Essere un pittore di successo o un cantante rock…

V: Preferi sci pescare in acqua dolce o acqua salata ?

VAL:  Mi piacciono entrambi. Per assurdo, se avessi solamente due settimane per andare a pescare nella vita, ne farei una a bonefish e una a trote in Argentina o Cile.

V: Ti piace costruire?

VAL:  No, ho cercato di fare un corso tempo addietro, ma capii che la costruzione richiedeva troppo tempo. Tempo che avrei potuto impiegare nella fotografia.

V: Che altri hobby hai oltre la pesca (o che hai avuto)?

VAL:  Le mie due passioni di sempre mi prendono quasi più tempo di quanto ne ho in realtà.

V: Hai qualche progetto nuovo in ballo?

VAL:  Un altro libro. Sono passati quasi 4 anni dal mio ultimo (ndr: Friends on water ) e ora ho parecchio materiale nuovo. Sto cercando un editore.

V: Deduc o che la pesca a mosca sia la tua professione…

VAL:  Assolutamente si

V: Hai mai dovuto affrontare una brutta situazione durante un’uscita di pesca ?

VAL:  Certo che si..brutti momenti davvero…come per esempio essere risucchiati dai vortici di una rapida con il gommone, pescare in pieno oceano in mezzo a un uragano con onde altissime, lampi a distanza ravvicinata, banditi, serpenti, cadute e scivoloni,etc…Ogni sorta di cose...( ndr: )
Ultimamente però, diventando più anziano e quindi probabilmente più cauto, cerco di non mettermi nei guai. Spesso non potrei essere aiutato, quindi cerco di essere molto attento.
La natura è talmente potente e imprevedibile….

V: In tanti anni hai conosciuto molti pescatori/personaggi, uno (o altri) in particolare?

VAL:  Sono stato un privilegiato a conoscere molti pescatori a mosca famosi, e altri che ho ammirato moltissimo. Alcuni sono stati dei compagni ideali di pesca, simpatici e accomodanti. Altri egoisti e scorbutici. Se la “tiravano” proprio”. E’ sempre gradevole passare del tempo e avere della buona conversazione con gente interessante indipendentemente dal fatto che siano famosi o no.

V: Hai mai pescato in Italia, se no, ti piacerebbe venire nel nostro paese?

VAL:  No, non ho mai pescato in Italia. Mi piacerebbe moltissimo, sia pescare che visitare il vostro bel paese. Penso che gli italiani siano molto socievoli e che abbiano un gran senso dello humor.
Di sicuro sanno come mangiare e vestire bene..

V: Un pensiero o un augurio per gli amici di Pipam?

VAL:  Vorrei che chiunque riesca a stare all’aria aperta con una macchina fotografica e la canna da pesca in mano apprezzi veramente la fortuna che ha avuto rispetto ai meno fortunati.
Il mio motto è –“ sincerità, avventura e passione per la pesca a mosca, viaggi e vita”-
Ah…dimenticavo..date un’occhiatina al mio sito….



Valerio Santagostino (BALBOA)

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