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Sandro Ghilardi

Le INTERVISTE di PIPAM
di Carlo “Peute” Riccardi

SANDRO GHILARDI



Scopro immediatamente le mie carte: non credo agli oroscopi. Non mi piace né l’idea che Marte in Sagittario influenzi la mia mattina né che, tra tutte le cose a cui pensare, ci si debba preoccupare anche di “Saturno contro”. Ricordate cosa vi accadde il 23 Febbraio 1984? Io sì. In una Milano per me quasi magica, acquistai la rivista Pescare. Cercavo di comprarla sempre intorno a quella data, mai prima. Dal 20 di ogni mese potevo infatti godere della piccola mancia che regolarmente spendevo per la rivista e la sala giochi. Poche migliaia di lire separavano il desiderio dal possesso e il 20 del mese segnava la mia conquista.
Ricordo che, scorrendo avidamente l’indice cercavo subito la rubrica “La mosca del mese” di Raffaele De Rosa, affascinato da quel sapiente miscuglio di piume e filati. Ero ancora lontano dalle prime frustate ma la passione già cominciava a farsi strada.
Vi confesso che quell’inverno acquistai 2 ami da mosca e con i capelli di un’orribile bambola di mia cugina e cotone da rammendo confezionai la mia prima mosca; ci voleva fantasia a vederci un insetto ma lessi su quelle pagine che “la mosca invernale doveva essere di colori tenui, con due ali, poche hackles per il galleggiamento; una mosca svestita, invernale insomma”.
Lo lessi tra le pagine di un articolo-intervista intitolato “Interrogando gli astri” dove a rispondere alle domande dell’intervistatrice era Sandro Ghilardi, uno dei padri fondatori della pesca a mosca italiana.
Mai perdere la memoria; oggi come ieri eccoci qui a interrogare nuovamente gli astri, a parlare con Sandro Ghilardi.

C: Sandro, dopo quasi 30 anni cosa ci dicono gli astri della pesca a mosca? Ti chiedo quasi di travestirti da astrologo e di leggerci le stelle del tempo che è passato.

S:  Credo che non ci possano raccontare una bella storia. Ci raccontano soprattutto di una pesca a mosca che si pratica in fiumi sempre più artificializzati. Si è scesi a molti compromessi cercando di inserire un’idea ecologica all’interno di un disegno che di ecologico non ha molto. Ci si è messa anche la compiacenza dei politici che per cercare di rendere “pregiato” il loro territorio hanno permesso di gestire tratti di fiume come un negozio in cui entrare, acquistare e uscire. Oggi sembra che per esistere una riserva possa parlare solo di no kill, di permessi da pagare, quasi che fuori da questi luoghi volteggiare una coda di topo sia quasi un’eresia. Riflettendoci può anche darsi che questo sistema permetta ancora l’esistenza del neofita…

C: Mi puoi spiegare meglio cosa intendi?

S:  L’uomo ha sempre meno tempo e l’accesso alle riserve è tutto sommato un modo più facile per comprarsi un divertimento. Per prendere pesci in queste riserve non hai sempre bisogno del tempo dell’apprendistato, della cultura preventiva su insetti, lancio e mimetismo sul fiume; puoi immediatamente cercare la cattura. Voglio dire una cosa molto semplice senza che questo sia un giudizio essendo solo una mia opinione. L’origine di ognuno di noi forma il suo carattere, una specie di “imprinting”; io ho iniziato a pescare ciprinidi autoctoni in fossi e ruscelli naturali e ho sviluppato quindi un comportamento dipendente e allineato con la natura. Tutto ciò è proseguito nella ricerca, forse nostalgica, degli stessi gusti e profumi con la scelta di compagni, posti, e metodi di pesca per condividere questo povero ma ricco hobby della pesca con la mosca. Per i neofiti, iniziati magari da parenti o amici al solo scopo di catturare e di salpare pesci alloctoni, l’accesso a laghetti, cave o riserve dove nuotano per la maggior parte pesci “sprovveduti” rappresenta l’unica visione della pesca con la mosca. Se costoro non provano o non hanno provato il rapporto con l’ambiente, il ciclo della natura confrontandosi con essa, è comprensibile che il loro modo d’intendere la pesca sia quello artificiale, magari mimetizzandosi con il no kill così da rendere un po’ meno triste questo circo. Poi, magari, avendo provato quasi solo questo ritrovi gli “ex neofiti” su un giornale con la canna in bocca e un povero animale in mano per mostrare un triste trofeo oppure per pubblicizzare un posto.

C: L’artificializzazione di cui parli ha portato conseguenze anche sul modo di pescare?

S:  Io credo che oggi ci sia un pescare che si adegua all’anzianità dei pesci che trovi in un certo tratto di fiume. Spesso il pesce che trovi è buttato o comunque non cresce nel fiume e probabilmente per questo è necessario adeguare il modo di pescare.

C: Puoi spiegarmi meglio questo punto?

S:  Tante volte il pescatore a mosca deve confrontarsi con pesci che sono come gorilla in gabbia, pesci che per attaccare una mosca artificiale hanno bisogno di un’eccitazione non legata al ciclo alimentare ma, appunto, solo all’attrazione. Le tue esche devono andare vicino al pesce che non sempre è in grado di cacciare e, a volte, non si nutre più. Come negoziante oggi è molto più facile che il cliente ti chieda palline di tungsteno fosforescenti piuttosto che il collo tinto oliva per imitare l’effimera che ha visto sull’acqua.

C: Qual è allora oggi il valore del “pescare con la mosca” e cioè come tante volte mi hai detto di pescare con un’imitazione più fedele possibile dell’insetto di cui il pesce si sta cibando?

S:  Molti pescatori con la mosca vogliono soprattutto prendere il pesce e non vogliono divertirsi a fare una rappresentazione di un insetto che deriva dall’osservazione, dalla ricerca, dallo scambio tra appassionati. È vero che lo si fa anche con il tungsteno ma queste discussioni non riguardano tanto l’insetto. Del resto, anche su questo punto c’è poco di nuovo; in Inghilterra già ai primi del ‘900 c’erano i pescatori che pescavano con l’esca naturale per catturare e sfamare l’esercito e poi c’erano i game fishermen per i quali non era importante solo prendere il pesce ma come lo prendevano. Credo che una cattura fatta o a secca o a ninfa o a sommersa che derivi dall’osservazione appaghi molto di più di un semplice “tiro alla fune”.

C: Secondo te questo minor utilizzo dell’imitazione dipende dalla diminuzione delle schiuse e degli insetti?

S:  Non credo. La natura trova sempre il modo per difendersi e le schiuse ci sono quando devono esserci.

C: Se capisco bene per molti di noi ci sarebbe una pesca fast food?

S:  Come ti ho detto la chiave di volta credo riguardi il tempo a disposizione. Molte riserve sono un po’ come quei negozi che tutti conoscono; poi magari trovi kilometri di fiume vuoti perché non c’è più il tempo – e forse il gusto – dell’esplorazione. Non c’è molta voglia di soffrire; questa è l’epoca in cui tutto deve essere facilitato e immediato. Quasi che, per esempio, non possa esistere il giorno sbagliato; molti pretendono di arrivare sul fiume trovare i pesci in attività; attività ovviamente che deve durare sino a quando non decideranno di abbandonare le sponde. I pesci catturati devono essere oltre una certa misura e così via.

C: Anche se velata, ormai da decenni torna nei discorsi reali o virtuali dei pam la solita contrapposizione tra mosca secca e ninfa; cosa ne pensi?

C:  Sai come la penso; più che fare delle contrapposizioni credo che sia importante la sportività del sistema. Secondo me bisognerebbe cercare di togliere un po’ le facilitazioni e i vantaggi per rendere il tutto intriso dell’emozione della ricerca, del percorso più che del risultato a ogni costo.

C: Ma la pesca con la mosca secca è più o meno efficace?

S:  La resa del sistema di pesca è proporzionale all’esperienza del pescatore sul sistema che pratica; se uno è portato a pescare con quel sistema lo farà anche quando non sarà il suo momento. Come tutti sanno, possono esserci momenti in cui si adatta meglio un sistema rispetto all’altro e se un pescatore sa pescare con entrambi i sistemi sceglierà in base al momento e ai suggerimenti della sua esperienza. Detto questo è anche vero che pescare sommerso non significa necessariamente andare sul fondo con dei pesi. La conformazione fisica del pesce lo porta ad avere un sistema visivo che copre più la parte alta del suo campo visivo e quindi prima o poi è destinato a dare attenzione ad alimenti che giungono dall’esterno del suo elemento e quindi dalla superficie o da insetti che maturano nell’ambiente subacqueo e che giunti alla maturazione tendano sempre ad una risalita; in questo momento diventerà efficace la pesca con l’emergente più che di quella che va verso il basso. Ovviamente questi sono discorsi che valgono su pesci che sono nel fiume da tempo e che riconoscono il ciclo alimentare. I pesci lanciati da poco tempo non avranno forza di nuoto e resteranno sul fondo dove la corrente è inferiore; in questi casi, comprensibilmente se vuoi catturare devi usare sistemi che permettano agli artificiali di stazionare nei pressi del fondo.

C: Dicevamo che un po’ di cose sono cambiate in 30 anni: il tuo modo di pescare a mosca è cambiato?

S:  No! La mia è una pesca basata, data la mia età, su un andamento romantico oltre che tecnico. Cerco di rivivere un’azione di pesca che da ragazzo leggevo sui primi libri dei grandi pescatori del passato i quali certo non avevano gli ultimi ritrovati tecnici. Semplicemente pesco a mosca secca, a sommersa a emergente e a ninfa cercando di applicare i sistemi classici. Voglio aggiungere rispetto a ciò che dicevano prima che il togliere delle facilitazioni non è tanto per diminuire il risultato quanto per aumentare gli insegnamenti che si possono avere. Con queste parole non voglio solo dire che ognuno deve pescare come crede e divertirsi; l’importante è che vada a pescare! Alcune facilitazioni ci privano dell’esperienza e dell’insegnamento che la difficoltà può darti; il bello è proprio superare la difficoltà e guadagnarti il risultato. Questo è un discorso che mi piacerebbe fosse rivolto soprattutto a chi inizia.

C: Quindi non ti sei adeguato all’artificializzazione?

S:  Non serve perché in passato hanno preso comunque tutti i pesci presenti nei fiumi usando i sistemi che conosciamo tutti: si potrebbe quasi dire che non c’è più niente da inventare, tranne forse l’elettronica applicata alla pesca.

C: Appena sopra hai rivolto le tue parole a chi inizia: oggi chi inizia cosa chiede?

S:  Mah devo dire che una volta venivano in negozio e mi chiedevano consigli tecnici; oggi – lo puoi vedere anche dalla stampa di settore – i discorsi sono molto meno tecnici e più …diciamo…d’itinerari “esotici”. Può anche darsi che queste diverse richieste derivino dal fatto che ci sono meno principianti e meno persone che si avvicinano alla pesca a mosca. Avendo il negozio a Milano frequentato da clienti sempre di corsa avevo la necessità di “dare il più nel minor tempo possibile”; cercavo di condensare il consiglio tecnico ma questo non veniva eliminato. Come sai avevo anche cercato di sintetizzare l’entomologia applicata alla pesca a mosca utilizzando il triangolo ( il triangolo di Sandro Ghilardi – è uno schema semplificato per la scelta della mosca artificiale che tiene conto delle stagioni e del colore degli insetti nei vari periodi dell’anno. n.d.r.).

C: Oggi questi consigli tecnici o il triangolo te li chiedono ancora?

S:  Direi di no. Alcuni si affidano non più ad amici consiglieri ma a “guide autorizzate” che guidano passo passo il neofita. Non so se ci sia più lo spazio per l’apprendimento che deriva dalla cultura e dall’esperienza. Se guardi non c’è più importazione di libri sulla pesca a mosca forse anche perché le informazioni viaggiano con mezzi diversi e più veloci.

C: E allora quasi in conclusione se volessimo consigliare qualcuno che si avvicina alla pesca a mosca: dove andare a pescare?

S:  Credo il discorso sia un po’ più articolato da fare: oggi se io avessi un ragazzino per le mani non saprei dove mandarlo a prendere 4 pescetti per iniziare a capire che cosa è la pesca. Forse è più facile con l’esperto che ha quel rapporto ambientale di cui dicevamo prima e che sviluppa la tecnica in un territorio economico come rogge e navigli. In questi luoghi è un’impresa portarci un neofita che non prendendo nulla magari si stufa e si allontana: questa mancanza di tempo per l’apprendistato decreta, probabilmente, il successo dei laghetti dove ti compri la giornata di pesca. Questa situazione è un peccato perché oggi, con una spesa minima, una persona che vuole iniziare può avere buone attrezzature.

C: Sandro per chiudere vorrei prendere a prestito una domanda dal 1984; che consiglio tecnico ti senti di dare oggi ai pescatori a mosca?

S:  Per me vale ancora quello che ho detto allora: pescare vicino. Meno coda di topo hai nell’acqua più pesci prendi, hai maggior controllo della mosca e ti accorgi meglio di quello che accade; insomma osservi ed impari.

C: Domanda a bruciapelo quindi stando sull’attrezzatura…canna corta o lunga?

S:  Medio lunga,perché hai un miglior controllo della coda e perché i materiali della costruzione te lo hanno permesso.

C: Grazie per questa intervista concessa agli amici di Pipam

S:  Grazie a te e un saluto a tutti i pipamisti.


Si conclude qui questa breve chiacchierata; come quasi sempre accade interrogando gli astri non ci sono risposte definitive ma spunti di riflessione che ognuno di noi potrà o meno usare per rendere sempre più felici le nostre giornate trascorse sul fiume; ovviamente, guardando il cielo.

Carlo “Peute” Riccardi

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