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Mauro Borselli

Le INTERVISTE di PIPAM
di Alberto Galeazzo (Faina)

Mauro Borselli

Mauro Borselli, classe 1965, è da tempo noto per la sua fama di costruttore innovativo e creativo nell’ambito della pesca a mosca. Mi ricordo di averlo conosciuto in uno dei suoi numerosi articoli per una nota rivista del settore agli inizi degli ’90. Allora presentava le “body fly” uno dei suoi artificiali più riusciti e usato dai più. Al suo attivo un libro “Microchenille & C.” e più di novanta articoli sulle riviste del settore pesca a mosca.



A:  Quando hai iniziato a pescare a mosca?

M: Ho iniziato a pescare con esche naturali a 5 anni con mio padre nei pressi di Grosseto e nel 1981 ho iniziato con la pesca a mosca.


A: Chi è stato il tuo maestro?

M: Ho appreso dell’esistenza della pesca a mosca da un mio coetaneo, io fino ad allora avevo pescato a spinning, ed è scattata la scintilla, che tutt’ora non si è ancora sopita anzi. Poi le prime uscite, le ho fatte da autodidatta, sul Piave in zona Segusino/Fener pescando a sommersa. Che fatica agli inizi!


A: Come ti è nata la passione per il fly tying?

M: Fin da bambino mi piaceva il modellismo e il disegno artistico. Ho portato queste due passioni, manualità e progettazione, nella costruzione di artificiali per la pesca a mosca. La svolta decisiva per la costruzione avvenne quando un negozio di pam padovano (Guerra Sport ndr) per il quale costruivo mosche, contraccambiò i miei lavori fornendomi molto materiale sintetico e quasi nulla di materiali naturali. Trovandomi questi materiali sintetici e plastici tra le mani, cominciai a sviluppare imitazioni di terrestrial (vespe e cavallette) innovative e atipiche per quei tempi (metà degli anni 80).


A: So che da sempre costruisci artificiali ad ottimi livelli ed in maniera spesso innovativa, ci spieghi come nasce un tuo artificiale?

M: Ogni mio artificiale non nasce a caso o a tavolino, ma sul campo anzi sul fiume, dove si osservano i vari fenomeni naturali (schiuse, predazione dei pesci, vita acquatica etc). L’osservazione di queste tematiche comporta il nostro divertimento in pesca quindi è necessario risolverle.

Gli stratagemmi che solitamente uso per creare un artificiale sono i seguenti:

  • Pescando assisto a dei fenomeni naturali (predazione, comportamenti alimentari dei pesci, etc). Così nasce lo stimolo.
  • Attivo il cervello, comincio a pensare a come risolvere detti quesiti, non solo di fronte al morsetto, ma in ogni momento in cui ho del tempo libero.
  • In seguito disegno molte bozze con le quali evidenzio la struttura, le dimensioni, il movimento, la galleggiabilità, imitatività dell’artificiale, modo di predazione del pesce che vorrò insidiare, requisti tecnici e quant’altro possa servire ai fini della pesca.
  • Quando poi vado al morsetto, grazie ai disegni, riesco a realizzare ciò che mi interessa.



A: Quali a tuo avviso le tue imitazioni più riuscite?

M: Quelle più semplici e che sono accessibili a tutti. Ad esempio ricordo le mosche in microchenille e new dub imitanti ninfe, emergenti, sub imago, imago di effimere, pupe di chironomo per trote e e temoli, alcuni artificiali in foam (tipo le libellule). Per pesci che predano avannotti il Killer Foam. Poi ci sono tutti quelli per il luccio e altri grossi predatori su cui ho scritto poco e che sto raggruppando in un unico libro non ancora pubblicato ma che sto per terminare.


A: A quali prede preferisci dedicarti?

M: Cerco sempre prede diverse perché dopo oltre 25 anni di pesca a mosca, le alternative sono due: o smetto e cambio sport, oppure cerco nuove situazioni mettendomi sempre in gioco creandomi nuovi stimoli e quindi la possibilità di ideare nuovi artificiali. Ovviamente io ho optato per la seconda alternativa. ;-)


A: Ora aspettiamo un tuo nuovo dressing da leggere qui su Pipam.

M: Potete contarci


A: Ciao e grazie per il tempo che ti ho rubato.

M: E’ stato un piacere.


Alberto (Faina)
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