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USA - COLORADO 2° Parte - Gunnison Area

Testo e fotografie di Beppe Saglia

Tempo di lettura: 15 minuti

 

  Aprile 2019

 

Per chi si fosse perso la prima parte o semplicemente volesse meglio orientarsi in ciò che il Colorado può offrire, questo è il link dell’articolo precedente: USA -COLORADO 1° Parte -Basalt Area


Lasciato Basalt e soprattutto dato un ultimo melanconico sguardo allo stupendo Fryingpan, ci siamo avviati alla volta di Gunnison. Che è raggiungibile in circa 4 ore o da una comoda strada che però fa un anello assurdo e decisamente poco scenico, o con un approccio diretto Nord-Sud ad altissima valenza ambientale. Questo tratto di strada merita da solo un giorno di vacanza (anche se poi la pescatina ci scappa comunque sempre...). In particolare gli oltre 40 km di sterrato sono affascinanti.
Guidati con prudenza consentono di cogliere l’essenza di una delle aree più selvagge del Colorado. Il panorama muta costantemente, cosi come la vegetazione, regalando specificità uniche, senza il minimo disturbo antropico.
Nel cielo volteggiano le aquile mentre l’occhio cerca nella macchia e nelle radure l’orso, qui presente in buon numero.
Una marmotta fa capolino da un cow cross. Vita dura nel wild per chi non é predatore!
A metà percorso, si gode dall’alto una bella vista sul Paonia reservoir, da cui nasce il Nord Fork del Gunnison River, fiume che ritroveremo e pescheremo molto più a valle.
Poi di nuovo solo boschi, montagne, riali infrascati e misteriosi, e qualche rarissimo e stupendo ranch.
Si giunge infine ad Almont, un minuscolo paese sito dove confluiscono il Taylor river e l’East river, dando origine al Gunnison river. Li è ubicato il gettonatissimo Three rivers resort (che praticamente rappresenta oltre il 50% del paese).
Il rito è scontato. Si parcheggia freneticamente a malo modo l’auto, e per prima cosa ci si fionda sul ponte a guardare il fiume.
Lì, scatta la gara alla individuazione (e a volte alla moltiplicazione) dei pesci.
È fantastico leggere nel silenzio degli occhi che scrutano il fiume i pensieri di ognuno. A volte ti dicono poco, ma spesso ci vedi già l’anteprima del film della futura giornata di pesca.
La seconda tappa d’obbligo, è il fly shop, che ovviamente non può mancare. Una visita la si fa sempre. Anche quando si è forniti di tutto.
Un istinto irrefrenabile, ti senti bambino in un negozio di giocattoli, ma lo affronti con la professionalità di chi deve aggiornare un importante database.
Novità, prezzi, paragoni, poi che tu esca con la canna top di gamma o solo con il centesimo cappellino, sei comunque sempre felice; e lo sei anche quando i titolari ti hanno appena detto che la settimana scorsa era meglio..., tanto sai benissimo che in ogni fiume del mondo ed in ogni stagione dell’anno la settimana prima è sempre meglio!
L’approccio con il Taylor river si può sintetizzare molto facilmente, ovvero "amore a prima vista". Almeno questo è quanto è successo a me e ad Andrea.
In un contesto scenico non particolarmente accattivante (come tutti i primi tratti delle tail water a valle dello sbarramento da cui originano), ed anche decisamente frequentato (strada comoda e ampio parcheggio), abbiamo trovato i nostri 200 piedi di fiume e non ci siamo più schiodati di li.
La prima sera ci ha riservato tre ore ininterrotte di bollate mozzafiato. Trote belle e scafatissime, insomma proprio quello che ci eravamo immaginato nelle più rosee previsioni.
A proposito di scafatissime...Tanto prima o poi succede sempre...sei lì che cerchi di arrovellarti tra quello che vedi e quello che intuisci, ma prima di lanciarti in quello che sai essere il cerchio infernale delle mille sostituzioni, fatte ogni tre lanci, ti viene l’istinto irrefrenabile di provare lei, la vecchia compagna di tante emozioni...infili con non poca difficoltà la più piccola rosina che hai, diciamo sul 24...e lei a 10.000 km di distanza da dove è nata, ti regala la trota più bella della serata!
La parte del fiume che va da circa un km a valle del Taylor Park Reservoir giù sino ad Almont (una ventina di km), è, almeno per ciò che riguarda i tratti pubblici pescabili, caratterizzata da una connotazione fortemente torrentizia. Acqua molto veloce, portata notevole, profondità media superiore al metro, e fondale costituito da grossi massi. Ovvero tutto ciò che occorre per rischiare rovinose cadute ad ogni passo!
Mi sentivo instabile ed insicuro, e credo sia per questo che ho avuto risultati modesti, non certo commisurati alle potenzialità del tratto. Che resta uno dei più belli in assoluto.
Il fiume gemello, ovvero l’East river, paga al Taylor un grosso scotto in termini di ambiente, taglia dei pesci e fascino in genere. Molto più facile, merita comunque una visita.
E allora per pareggiare un po’ i conti alla sera si ritorna a monte dove l’acqua si placa ed i pesci entrano in attività a galla.
Nelle tre sere trascorse sul Taylor ci sono state situazioni di schiusa e di attività sempre diverse tra loro. Occorre essere molto attenti a percepire immediatamente le preferenze delle trote, perché le portate si susseguono rapide e diverse tra loro.
L’area intorno a Gunnison è fascinosa, almeno per chi da ragazzino ha visto tanti vecchi western.
In ogni istante ti aspetti di veder spuntare la piuma di un indiano a cavallo con tanto di arco da dietro una delle tante creste rocciose che sorgono senza disegno tra le distese di sage brush.
Terre aride solcate da piccoli creek, e quasi tutti ben popolati di trote anche se la taglia non è da trofeo! Tra questi il Cebolla, il Cochetopa e il South beaver.
Un discorso a parte lo merita il Lake Fork, che più che un tributario è uno dei vari rami del Gunnison che confluiscono nell’enorme Blue Mesa Reservoir.
La parte medio bassa è abbastanza accessibile, pur incassandosi a volte tra rive pietrose ed alte conifere; è un tratto a carattere torrentizio, con una portata ottimale per essere affrontato sia dall’ acqua che dai radi punti in cui le sponde lo consentono.
Adatto a tutte le tecniche, risulta ben popolato di fario ed iridee di buona taglia.
Pare ci sia uno dei ceppi più strutturati di cutthroat, ma sfortunatamente non ci è capitano di allamarne.
Salendo ancora a monte, prima di giungere a Lake City il fiume si incassa in un canyon roccioso, diventa altamente scenico e per assurdo risulta più accessibile e percorribile del precedente tratto. Si formano belle spianate che esaltano la pesca a secca su bollata.
Ma anche un grosso terrestrial passato in caccia contro le rocce da ottimi risultati!
Il Gunnison river a monte del Blue Mesa Reservoir è semplicemente "il fiume". Scorre mite e sinuoso tra pareti rocciose in un letto molto ampio, il che consente un’accessibilità facilissima.
Ghiareti infiniti su cui passeggiare scrutando l’acqua in cerca di segni. Segni che quando l’abbiamo pescato noi si sono manifestati con molta parsimonia. Pochissimi insetti e di conseguenza attività a galla praticamente assente.
Non è sicuramente un posto da caccia ed infatti hanno reso le pesche alternative alla secca. Più la sommersa che la ninfa.
È un tratto ottimo anche per pescare a streamer, avendo quasi ovunque la corrente (moderata) e la profondità (circa 1 metro) giuste per far lavorare bene l’artificiale.
La larghezza spesso inferiore ai 20/25 metri consente di sondare bene tutto lo specchio d’acqua. Con questa tecnica ho agganciato, portato quasi a riva e sfortunatamente perso il pesce più bello della vacanza.
A valle del reservoir, Il Gunnison entra nel Black Canyon National Park, uno dei luoghi più suggestivi e selvaggi mai visti. Scorre per oltre 70 km al fondo di una gola che in certi punti è profonda oltre 1000 metri.
Lo si può pescare solo con delle discese guidate in barca, o limitatamente ad alcuni punti con lunghe camminate di avvicinamento, che spesso richiedono anche passaggi di tipo alpinistico.
C’è un unico punto (quello in foto) raggiungibile in auto attraverso una spettacolare strada che da poco prima di Montrose si insinua nel canyon sino al fiume. In questo tratto, e per una lunghezza di circa 1 km la gola si allarga e l’accesso al fiume è facile.
Fare notte in una lunga spianata, mentre iniziano i primi voli dei rapaci notturni, avvolti dal silenzio e, circondati da pesci di ottima taglia che continuano a bollare...
E poi c’è ancora chi ti chiede: "ma perché peschi a mosca"?
Il bello delle sistemazioni fai da te!
Navighi in rete attraverso centinaia di proposte, scegli e quasi sempre scopri che la realtà è migliore ancora delle promesse.
Fa parte di una correttezza e serietà che in America non manca.
Noi abbiamo usato Air B&B e nelle tre location scelte ci siamo trovati benissimo. Specie nel cucinarci personalmente gran parte delle cene, a tarda ora, dopo aver pescato tutto il giorno, che poi è il bello di essere in vacanza e non avere orari!
In conclusione di queste brevi note faccio una ultima considerazione.
Il Colorado è bello, selvaggio, ricco di corsi d’acqua piccoli e grandi, quasi tutti facilmente accessibili, c’è ampia documentazione disponibile su dove, quando e come pescare.
Non andateci però di corsa e soprattutto non lasciate a casa il vostro istinto, che saprà guidarvi più dei manuali, dei report o delle chiacchere da flyshop!
Per chi volesse scorrere un po’ di altre foto:
Colorado 2018
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L’avventura continua...i Colorado boy stanno aspettando che finisca sta storia del Corona virus per acquistare i nuovi biglietti...stay tuned!



Beppe Saglia (Beppe S.)




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