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SLO - Savinja

Savinja
 
Testo e foto di Beppe Saglia (BeppeS.)
Tempo di lettura: 20'
 
   Gennaio 2019
Sav 01

Credo fosse il 2002 quando ho sentito parlare per la prima volta della Savinja. Ne scriveva qui su Pipam, in un articolo appassionato l’amico Phulvio.

E da allora ogni anno mi ripromettevo di andarci a buttare l’occhio. Poi in realtà a causa di giudizi contrastanti, o forse per pigrizia, ma più probabilmente per quel senso di sicurezza che ti infondono mete ormai conosciute e super collaudate, l’incontro è stato rimandato di ben 16 anni. E si che in Slovenia ci vado almeno un paio di volte a stagione.

Ma le cose prima o poi succedono… così una sera al Club davanti ad una bottiglia di barbera, si programma un’uscita autunnale, saltano fuori i soliti tre o quattro posti, più una novità… si vota e a sorpresa… Savinja sia… per tutti e dieci una prima volta!


Pertanto, lo premetto a scanso di malintesi, questo non è un articolo oggettivo su un fiume, cosa che richiede una conoscenza ripetuta ed approfondita, ma giusto il fedele racconto di una prima impressione.

Sav 02

Raggiungiamo il fiume verso mezzogiorno dopo sette ore circa di viaggio, seguendo da Lubjana in poi un navigatore fantasioso, che non sceglie la via più veloce ma ci fa dirotta su stradine secondarie con vertiginosi sali e scendi, in un ambiente via via sempre più bello ed incontaminato.

La Savinja, al primo impatto, è in linea a come me l’aspettavo, forse un po’ più piccola, ma con una bella acqua pulita ed un ambiente bucolico.

La location l’abbiamo trovata su internet, senza andare matti a smanettare troppo. Di solito nel periodo autunnale, dove fa buio presto ci piace un posto dove poterci fare da mangiare da soli. Dove stipare le casse di vino, i salami ed i formaggi e dove farci una mega pasta.

E questa casa appartamento, Apartmaji Batl per la precisione, con quattro camere da letto, due soggiorni cucina, due bei bagni, terrazzo giardino, barbecue ed un garage, a pochi passi dal centro di Ljubno, fa al caso nostro.

360€ tra tutti per tre notti. Meno di 15€ a testa. Scelta azzeccatissima e consigliatissima! La proprietaria, una giovane ragazza molto carina, la vediamo una sola volta per regolare la tassa di soggiorno. Per il resto, libertà, tranquillità e riservatezza.


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Sistemati i bagagli, ci spostiamo in auto verso monte, sopra la zona trofeo, attraverso pascoli verdissimi e curati che interrompono, non appena le colline digradano, la continuità di boschi imponenti. Sembra l’Austria. Fattorie in legno curatissime ed ordinate; nessun capannone, silos, o altro a deturpare la naturalità del paesaggio.


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Iniziamo a pescare a risalire, riservandoci qualche centinaio di metri a testa.

Si parte in caccia, chi a secca chi sotto, perché nonostante sia primo pomeriggio, e qualche insetto voli nell’aria, non ci sono bollate evidenti e ripetute.


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Il fiume in questo tratto non è particolarmente ampio, una decina di metri in media. È tutto da pescare in wading, stante le rive infrascate o poco percorribili. Si guada facilmente essendo la profondità media dell’acqua variabile dai 50 ai 100 cm, salvo alcune pozze più profonde facilmente aggirabili.

Il fondo è alquanto vario; si va da ghiaia di piccole dimensioni a sassi di alcuni decimetri, passando per tratti sabbiosi eventualmente intercalati da pietra in lastre. Con un po’ di attenzione e con una buona suola chiodata in vibram non si corrono rischi particolare di scivolamento (per inciso uno di noi il bagno l’ha fatto, completo completo…).


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Pescando a secca in caccia con un artificiale compatibile in colori e dimensioni con gli insetti potenzialmente presenti in un periodo autunnale (tradotto una bella parachute sul 14 con corpo oliva e hackle dun), le catture si susseguono abbastanza regolarmente.

C’è una prevalenza di trote iridee, di dimensioni variabili tra i venti e i quaranta centimetri. Tutte in gran salute, perfettamente pinnate e vividamente colorate.


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Non mancano però le fario. Da cercare nei punti un po’ più profondi e protetti. Magari anche con un artificiale più minuto e specifico pescando sulle rade bollatine che con molta attenzione è possibile percepire nei sotto riva.


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E c’è una discreta presenza di temoli, anche di buone dimensioni (ovvero superiori ai 40 cm) che, a galla, entrano in scena non appena si manifesta qualche cenno di schiusa.


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Appagata la voglia delle prime catture, stante anche la mancanza di schiuse intriganti, ho optato per lo streamer, cosa che faccio sovente, sia perché mi piace sia perché mi consente di fare una radiografia più verosimile delle potenzialità di un corso d’acqua.

A valle del ponte che delimita la parte alta della zona trofeo c’è una lunga spianata molto lenta con acqua sempre alta oltre il metro. Con i livelli medio bassi che abbiamo trovato, risulta tutta pescabile percorrendo con attenzione (a filo di wader) il dosso centrale.

E’ una posizione privilegiata perché pescando di traverso a scendere si lancia con gran facilità e si sondano step by step entrambe le rive, più profonde, e ricche di tane.


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Ed i risultati non tardano ad arrivare. Comincio con un’iridea abbondantemente sopra il chilo, che mi stupisce per la forza che sprigiona e per come ostinatamente cerca la riva. La  mia sette e mezzo bianca armata di una tre ed il Peux Light cominciano a divertirsi alla grande.


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Subito dopo una bella fario. L’attrezzatura è praticamente sempre la stessa. Coda galleggiante, la stessa della secca, così come il finale, che accorcio solo nel tip con circa 80 cm di 0,20.

Uso streamer ben piombati, di solito con una conehead in tungsteno da 5/6 mm (alcuni li ho dovuti tagliare perché esiste un limite di lunghezza pari a 5 cm).

Con questo set, lanciando ortogonale al fiume a filo vegetazione (e possibilmente sotto la stessa), ed effettuando un solo mending verso monte, stante anche la corrente molto lenta ed il finale abbastanza lungo, lo streamer raggiunge rapidissimamente il fondo ed inizia a lavorare “giusto” sin dalla prima strippata.


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Le abboccate giungono poderose, ed è uno spettacolo vedere colori e taglia dei pesci, entrambi impressionanti…

Certo qualche domanda ce la siamo fatta tutti…, ma i rappresentanti dell’associazione dei pescatori “Ljubno ob Savinji”, dicono che il fiume è sempre stato gestito in questo modo e ce l’anno in carico da circa 50 anni.


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È evidente che il numero di big size (parliamo di trote anche di 80 cm e di svariati kg), è eccessivo rispetto al comune senso di naturalità ed equilibrio; per contro la gran parte di noi pescatori, questo senso comune lo butta un paio di volte all’anno volentieri alle ortiche, e soddisfa quella voglia mai esaurita di fare pesci di taglia in buon numero.

Specie se nel 99% dei casi questi sono di alta qualità (di camionate fresche e/o pinna mozza ne ho attaccata una, forse due...).


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Anche gli amici ci hanno dato dentro con ottimi risultati. Tra l’altro a tarda sera, è partita una bella attività a galla, sempre in acque fonde e lente.


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Pertanto onore a chi ha portato a guadino pesci notevoli pescando con un’effimerina sul 20 e con tip dello 0,12.


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Una menzione particolare per il caro amico Ruben, ottimo pescatore che alla sera diventa ottimo chef. Facendo la differenza anche con un semplice spaghetto aglio olio e peperoncino.


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Nelle uscite di pesca autunnali, in cui non c’è la frenesia di iniziare presto al mattino, a volte mi concedo una corsetta, giusto per oliare un po’ le giunture messe a rischio dalle lunghe immersioni e per smaltire le abbondanti bevute serali. Qui è veramente rilassante: stradine semi deserte tra prati curatissimi, boschi e fienili in legno.


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Inizio la mattinata successiva con la stessa attrezzatura, la stessa tecnica, continuando a scendere nella zona trofeo dal punto in cui avevo finito il giorno precedente. Qualche buca profonda si alterna a lunghi tratti con corrente sostenuta.


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In questi tratti cambio un po’ la tecnica, giocando con pesi diversi a seconda della profondità dell’acqua. Lanci corti, in genere mai superiori ai dieci metri con ricerca dell’assetto e della profondità giusta al momento di tagliare gli occhi e le piccole morte che la corrente forma. I risultati sono costanti.


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Con un picco di catture nella zona centrale della zona trofeo, a valle dello sbocco del rigagnolo che alimenta i laghetti e gli allevamenti presenti a margine del fiume. È il punto più gettonato ed intasato di tutta la riserva e anche quello che mi è piaciuto di meno.

Oltre la metà dei pescatori ammessi (il numero chiuso giornaliero è di 20 canne) si pestano i piedi pucciando ninfe, spesso imitative di mangime, nelle due o tre pozze presenti e letteralmente imballate di pesce.


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Nel pomeriggio decido di spostarmi decisamente a monte nel tratto sopra la zona trofeo, monto la secca e mi diverto in caccia con fario e iridee di tutte le taglie e di bella qualità.


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Di tanto in tanto anche qualche bel temolo si fa ammirare.


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Il terzo giorno lo dedico alla ninfa, son curioso di vederne le potenzialità, anche se non è la mia tecnica preferita.

Uso una CTS 10,5 # 2 su cui monto una # 3 (solo per aver dimenticato a casa quella giusta…).

Potendo pescare da regolamento solo con un solo artificiale opto per perdigones e ninfe abbastanza piombate.

I risultati sono numericamente meno appaganti che con lo streamer, ma molto soddisfacenti comunque.


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Risalendo verso Luce, la portata d’acqua si riduce così come la profondità media. Usando ninfette poco e nulla piombate le sorprese sono dietro l’angolo ad ogni passata.


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In questo tratto ci sono poche buche, ma le poche sono molto profonde e spettacolari. Una in particolare mi ha impressionato.

Molto profonda con filo di corrente a bordo roccia, con rigiri e gorghetti che sono un invito per farci scendere una ninfa.

Invece stranamente alla ventesima passata, chirurgicamente controllata, il nulla…

Possibile? Strappo la ninfa ed il tip, prendo la bobina dello 0,20 ma mi finisce in acqua… attacco direttamente uno streamer al pretip, un volteggio e poso a 10 cm dalla roccia.

Lo streamer non fa tempo a rompere la superficie dell’acqua. Un’esplosione violenta, come fosse caduto un grosso sasso mi lascia di stucco. Una mega iridea ha bollato veementemente sul mio streamer, e in quell’acqua fonda e piena di tane mi ha costretto ad un lunghissimo tira a e molla. Ma alla fine è venuta.

Sarà l’ultima cattura, perché ormai appagato ho deciso di smettere, felice di constatare che alcuni grossi pesci sono presenti anche in questo tratto e lo sono in buon equilibrio con un fiume vivo e popolato in tutte le fasce di età.


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Savinja ci rivedremo presto sicuramente!

Alcune informazioni:

La Savinja è divisa in tre tratti:

Savinja1: da Logarska dolina fino al ponte di Luce (17 km).

Savinja2 + 3: dalla diga di Pekov verso Ljubno fino alla diga di Kolencev.

Questo tratto, all’interno del quale è presente la zona trofeo di circa 2 km, è quello a cui fa riferimento l’articolo.

I permessi, che costano 60€ al giorno (150 per tre giorni) si possono fare on line al seguente indirizzo: http://www.rd-ljubno.si/permesso, oppure presso diversi esercizi turistici (consultabili sul sito all’indirizzo precedente) oltre che direttamente nell’area sede dell’associazione dei pescatori che si trova al centro della zona trofeo in sponda sinistra, in un contesto di strutture e laghetti molto curato dove tra l’altro si può mangiare, bere, e fare (a chi proprio è una sega⯑) pesca facilitata in uno dei laghetti presenti.

Tutto il tratto è soggetto a pesca No Kill. È obbligatorio l’uso di ami senza ardiglione. Se dovete schiacciarlo fatelo con estrema cura perché la guardia pesca è molto pignola e rigorosa.

Ad un ragazzo del nostro gruppo ha comminato una multa di 100€ per ardiglione non bel schiacciato (prova della maglia) e non gli ha ritirato il permesso solo perché ha capito la buona fede del giovane che era alla sua prima uscita di pesca…

Per controllare i livelli di tutti fiumi sloveni:

http://www.arso.gov.si/en/water/data/stanje_voda.html (i livelli ideali sono attorno ai 60 cm)

Per chi cercasse un Hotel invece che una casa alloggio ho sentito parlare bene di:

http://www.plaznik.si/index.php?menu=1&jezik=en (camera 24€, mezza pensione 38€)

Ma l’offerta turistica sia in pensioni che in ristoranti è varia e di buon livello.

La Savinja è stata interessata da una disastrosa alluvione nell’inverno del 2012, per chi vuole vedere le drammatiche immagini questo è il link: https://www.youtube.com/watch?v=MDrGbhw-8B0&feature=related

 
© PIPAM.it

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