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Pesca a Mosca, fra mito e realtà 2

"Serate Archeologiche" dal Prof. sul tema 
Italia  27/04/11 testo e foto di Matteo Fongaro (MatteoF)


(Intervento di risposta all’eccellentissimo collega Renato 8)

Intanto grazie al Professore per l’intervento. La sua teoria per quanto aleatoria trova comunque degli spunti di interesse su cui magari un giorno potremmo confrontarci.
L’esperienza che io vi porto però è diversa e basa le sue fondamenta su altri reperti non proprio di pesca a mosca.Il collega in precedenza diceva che i rari praticanti della pesca a mosca erano forse dei masochisti, dei delinquenti costretti loro malgrado a subire quella che, chiamiamola con il suo nome, era una tortura. Non dimentichiamoci dei ritrovamenti di tavolette in cui sono impressi i racconti estenuanti di ore passate sugli altari, o fiumi come era usanza chiamarli al suo tempo, in momenti ben precisi, di solito al tramonto quando tutti gli altri da quell’altare se ne erano già andati, avendo iniziato invece all’alba.
Vedete, è su questo che vorrei concentrare la vostra attenzione: perché altri adepti di diverse sette sceglievano l’alba? Ma perché è l’inizio della vita, il risveglio dal torpore del sonno, loro, veri iniziati di questa religione detta al tempo pesca o come dicevano i saggi attività alieutica, mentre i seguaci (o i costretti) della mosca andavano alla sera, per ultimi, reietti quindi dalla normale società, confinati al momento buio nel passaggio verso l’ignoto.
Ecco, soffermiamoci a riflettere.
Gli iniziati, i veri cultori, utilizzano strumenti ben più lunghi, fatti del medesimo materiale, questo arcaico carbonio, ma erano almeno cinque volte più lunghi. Si trattava forse di un simbolo sessuale? Una manifestazione di superiorità di doti fisiche? Forse….
Sta di fatto che le movenze erano diverse. I primi, custodi di una tradizione sacra e ben più numerosa tenevano il loro strumento sulla pancia, eretto e protratto verso la divinità: la trota, il così detto pesce, mentre i seguaci della mosca, forse per condanna o per colpa, erano costretti a maneggiare la propria bacchetta per aria, continuamente, fino allo strenuo.
E badate non sono cose senza fondamento scientifico anzi, abbiamo rinvenuto nei nostri scavi diverse tavole in cui venivano disciplinati i movimenti, con enormi sforzi: polso sempre fermo, braccia costrette a forza a non eseguire rotazioni.
Alcuni addirittura erano soggiogati e dovevano subire enormi violenze fisiche. Cito testualmente la tavola UNA1548 “spinta avanti fino a stop ore 10, spinta indietro fino a stop ore 2”.
Non ci è ancora dato sapere cosa siano effettivamente queste ore, altri ritrovamenti di colleghi che lavorano sul campo delle relazioni sociali ci hanno recentemente informato che LE ORE pare fossero delle pratiche sessuali, tant’è che ve ne rimangono alcune testimonianze turpi...
Ecco quindi che probabilmente il reietto moschista si trovava a subire punizioni sodomite contraddistinte con un numero 10 e un 2. Pensate che queste pratiche avvenivano in scuole o corporazioni in cui variavano queste spinte che venivano inferte agli allievi.
Il fatto è ancora più sopportato dal ritrovamento di alcune parole frammentarie, ad esempio nella tavoletta SIM 5878, in cui si parla di coda. Bene cos’è la coda? Sinceramente non lo so, ma gli stessi colleghi citati in precedenza, delle relazioni sociali, hanno ritrovato il medesimo vocabolo negli studi connessi alle ORE.
Questa appendice fisica, probabile placebo sessuale, nelle pratiche ricostruite nelle ORE pare venisse utilizzato sotto forma di arnese, in qualche modo conficcato, non sappiamo come né dove, sta di fatto che nell’atto pare, e dico pare perché gli studi sono in corso, venissero emessi canti di giubilo e che il tutto provocasse ilarità ed interazione sociale.
La cosa però che a questo punto mi ha sconvolto è che, in alcune scuole, questa coda dei pescatori a mosca veniva strappata, come era uso dire al tempo trazionata. Il tutto mentre gli allievi venivano sottoposti alle spinte.
Quindi il quadro è fosco, gli allievi sottoposti alle spinte costretti a trazionare e quindi strappare con enorme forza la propria coda. Come se non bastasse questo rituale veniva ripetuto anche sull’altare o fiume.
I più sfortunati, forse per sopperire a qualche altra malefatta compiuta, venivano addirittura sottoposti più volte alla trazione tant’è che non è raro che si parli di doppia trazione.
Immaginate il dolore.
Non dimentichiamo poi la parte blasfema agli occhi della restante popolazione. Infatti, la grande maggioranza dei moschisti adorava un'altra divinità detta volgarmente temolo.
Alcuni di loro si dedicavano solo a questa creatura, bestemmiata dai più, identificata spesso come Dio della distruzione, antagonista perenne della trota, con la quale condivide la dicotomia spirituale essendo la parte malvagia presente nel mondo.
Sappiamo però che qualcosa accadde anche all’interno della setta dei temolisti, perdonatemi il neologismo, ma credo che collegare la mosca al temolo, ormai sia cosa naturale.
Dicevo..., tra i temolisti si verifica una spaccatura netta: una frangia stanca di essere considerata ai margini della società dell’era, decise in qualche modo di affrancarsi; come?
Allungando i propri attrezzi, gli strumenti simbolo della loro diversità, per tentare di riprendere contatto con gli altri, i normali pescatori, che appunto li usavano lunghi.
Ne nacque una lotta interstiziale tremenda, sorsero nuove scuole, nuove filosofie in contrasto e contraddizione, molti corti passarono ai lunghi e si indebolì la corporazione...
Non sappiamo e non lo sapremo mai, ma forse la causa della loro estinzione fu proprio questa.
Al di là di tutte le congetture che possiamo fare, permettetemi di chiudere il mio intervento citando, mio malgrado, la pietas che si può provare per questi individui.
Emarginati, chiusi in scuole corporative con punizioni fisiche, relegati a dover maneggiare arnesi piccoli e sottili, costretti a praticare i propri rituali in altari ristrettissimi detti no kill, beh, qualsiasi sia stata la loro colpa, non mi sento di dire che meritassero tutto questo...
Riflettiamoci vi prego.

Grazie per l’attenzione.


Matteo Fongaro (MatteoF)


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