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RUS - Penisola della KAMCHATKA – estremo oriente russo

Russia   Luglio 2010


Testo e foto di Marco “Aussie” Pedrini

Ne è passato di tempo da quel lontano 1993, quando trovandomi per lavoro su un volo interno in Cina, un collega mi passò per le mani una rivista turistica aperta ad una pagina che da allora ha continuato a farmi sognare.
Era da poco crollato il sistema sovietico, la perestrojka di Gorbaciov lasciava il posto all’inesorabile sgretolamento dell’ex-unione in una miriade di stati più o meno autonomi e con la fine della guerra fredda si allentavano quelle restrizioni fino allora applicate ai viaggiatori che si avventuravano in Russia.
L’articolo della rivista trattava degli studi che alcuni ricercatori internazionali stavano svolgendo sul ruolo che i salmoni hanno per l’intero ecosistema della KAMCHATKA…parlavano di terra ancora parzialmente inesplorata, ultima oasi naturale e più alta concentrazione di salmonidi per chilometro quadrato al mondo…non potevo certo dimenticarmene!
Fino ad allora la KAMCHATKA, per quel che ne sapevo, era solo uno dei territori da conquistare al “Risiko”.
Leggendo le poche informazioni disponibili, scoprii che era per davvero uno dei punti militarmente più sensibili di tutto l’apparato bellico sovietico, essendovi di stanza la flotta dei loro sommergibili a propulsione nucleare.
Durante la guerra fredda, quelli della NATO chiamavano ironicamente Petropavlovsk – il capoluogo -“the wasp nest” (il vespaio).

immagine tratta da google earth, nei pressi di Petropavlovsk/Kamchatskiy

Per questo motivo la KAMCHATKA è rimasta “off-limits” per lungo tempo, non solo agli stranieri ma anche agli stessi russi di altre regioni.
La geografia dell’intera zona ha contribuito all’isolamento della penisola, basta pensare alla scarsissima densità di popolazione del vicino entroterra che circonda il mare di Okhotsk, da Magadan a Yakutsk dove orsi e tigri siberiane sono più numerosi dell’uomo, malgrado tutti gli interventi di “ingegneria sociale” attuati nel corso del secolo scorso da Stalin per cercare di popolare” forzatamente” quelle terre sempre reclamate dai Cinesi come loro.
Di tanto in tanto mi tornavano alla mente le immagini di orsi e salmoni, di trote, temoli e aquile di Steller che vidi sulle pagine della rivista, e cercavo in qualche modo di recarmici per un’avventura di pesca…ma quasi sempre ero costretto a fare dietro-front, per l’assenza di dati precisi e per l’estrema difficoltà del solo raggiungerla (l’era del web era appena alle porte).
Da Hong Kong dov’ero di casa, si volava dappertutto, ma quando avvicinavo qualche agenzia turistica e parlavo di KAMCHATKA, gli schermi dei loro sofisticatissimi computer trovavano il buio più assoluto…era come se quella parte di mondo non esistesse nemmeno! Rimandai finché recentemente, essendomi trasferito in Giappone, mi si sono aperte delle nuove possibilità.
La Vladivostok Air fa spola tra alcune città nipponiche, Tokyo, Niigata o Nagoya e due città russe, Vladivostok e Khabarovsk sull’Amur. Una volta lì, avrei potuto raggiungere con un volo successivo Petropavlovsk-Kamchatskiy.
Svariate agenzie turistiche che operano “on-line” offrono avventure di pesca in KAMCHATKA, non più solo americane, ma da alcuni anni anche agenzie locali con tour di pesca e di turismo guidate a prezzi abbordabili, assistenza logistica, inviti per visti, permessi, insomma…un’alternativa possibile.
A ottobre 2009 presi contatto con una di queste che, resisi subito disponibili, proponeva tra le varie cose anche un tour in fuoristrada lungo la penisola, con soste su vari fiumi, pernottamenti in tenda, quindi avventura! Coinvolsi poi Beppe che si disse subito disposto a partecipare.
Pochi giorni dopo e il gruppo, grazie alla giusta intuizione di Beppe, si allargò con altre due “entry”, i simpaticissimi Roberto e Sergio. Restavano però ora parecchie incognite: le informazioni sullo stato dei fiumi, la loro tipologia, i metodi e i periodi migliori per affrontarli, gli artificiali da utilizzare…insomma, tutte cose che rivolgendosi a tour o guide più titolate, si danno quasi per scontate… ma lì? Cosa avremmo trovato? Gente competente, con qualche cognizione di pesca sportiva (per non parlare di mosca) oppure improvvisatori abituati a prendere il pesce a fucilate o a mazzate in testa?
L’agenzia era già di per se un’incognita; un buon sito web ma con poche notizie veramente utili per noi moschisti e assenza di informazioni dettate da esperienze dirette…ma già dai primi scambi di e-mail che intrattenni, la loro disponibilità mi fece maturare subito una certa simpatia nei loro confronti.
Dopo averne discusso con il resto del gruppo durante le feste natalizie, la decisione finale all’unanimità era un definitivo “GO”! Per una serie di motivi che non sto a elencare, e sicuramente non perché ritenessimo che questo fosse il periodo di pesca migliore, si decise di fissare le date per fine Luglio 2010.
Stando a quanto affermano gli studiosi, il 20% di tutti i salmoni del pacifico (di tutte e cinque le specie) proviene da qui: quantità massicce ma con periodi di risalita non tutti coincidenti. E poi steelheads, iridee, salmerini kundja, temoli artici ed altre sottospecie di salmoni “land-locked”…non c’è che l’imbarazzo della scelta!
Premetto già da subito che di tour ne esistono di svariati tipi e per tutte le tasche.
Agenzie americane e locali offrono diverse opzioni, dalla discesa di un particolare fiume in barca, al trasferimento in zone remote a bordo di elicotteri. Per ragioni economiche e di avventura “a sorpresa” noi optammo per L’Autotuor: come già detto in precedenza, ci si sposta su camion fuoristrada con fermate giornaliere su diversi fiumi, si pernotta in tenda, attraversando man mano la regione centrale della penisola da sud a nord, fino all’abitato di Esso e ritorno, per un totale di circa dieci giorni.
Durante l’inverno e la primavera, ci siamo dati da fare con la preparazione delle attrezzature, degli artificiali, dei visti e, cosa non semplice, il far coincidere il mio arrivo e successiva ripartenza da e per il Giappone con quella dei “ragazzi” che invece venivano dall’Italia.
Risolto anche questi dettagli, non restava che aspettare la fatidica data del 23 Luglio, la partenza!

DIARIO di VIAGGIO

22-7-2010, da Osaka attraverso uno “spaccato” di Honshu con il velocissimo shinkansen (il “bullet train” giapponese) che in un paio d’ore mi porta a Tokyo.
Devo per forza essere lì un giorno prima per prendere l’aereo che la mattina dopo, di buon ora mi porterà ad Habarovsk sull’Amur.Pernotto in un piccolo hotel nei pressi di Narita.

23-7-2010 vengo sbalzato dal letto di buon mattino da una fortissima scossa di terremoto, ma sono talmente carico che non ci faccio quasi caso. Il bagaglio consiste in un tubo di pvc con all’interno 5 canne, una valigia col resto dell’attrezzatura e del vestiario, una borsa a mano con sacco a pelo e documenti. Mi fiondo al terminal, vado ai banchi della Vladivostok Air con assoluta trepidazione… solo per scoprire che il volo subirà un ritardo di almeno 6 ore! A saperlo partivo stamane da Osaka. Pazienza, sono sempre carico ed aspetto. Alle 16:00, con 6 ore di ritardo – e per cause non ben precisate - l’imbarco, finalmente la partenza.
Circa due ore di volo ed intravedo in lontananza una striscia argentea: l’Amur. Arrivo ad Habarovsk che è già tardi e le mie intenzioni di fare il turista per un pomeriggio sono sfumate.
Pernotto all’Intourist da dove si gode una splendida vista sul fiume…una birretta, qualche occhiata smaliziata alle “vistose” signorine che, accompagnate da corpulenti “magnaccia” locali, cercano clienti nella hall dell’albergo e… lasciamo stare, meglio andare a nanna, domani si volerà a Petropavlovsk.

Habarovsk sull’Amur, il fiume è il confine naturale tra Russia e Cina, in lontananza nella foto

Nel frattempo, i “tre moschettieri” sono partiti da Malpensa con volo dell’Aeroflot su Mosca dove avranno una coincidenza la sera stessa con un altro volo, sempre dell’Aeroflot, su Petropavlovsk-Kamchatsky: arriveranno per ragioni di fuso orario domani pomeriggio alle 14:00, ora locale.

24-7-2010 due passi in città, veloce colazione a base di “cibo imprecisato”, una doccia e via, al terminal dei voli domestici. Check-in e sala d’attesa. Il volo è programmato per le 15:00. Dovrei arrivare in KAMCHATKA alle 19:00, in tempo per trovarmi con i ragazzi e cenare assieme…ma il fato vuole diversamente: alle 14:00 mi si avvicina una signorina dello staff aeroportuale. Mi sfila senza tanti convenevoli la carta d’imbarco che tengo nel taschino della camicia, la guarda, e comincia a parlarmi a raffica…in russo! La fermo.. “Do you speak English?”… “Niet”… continuo, “is it there any problem?”... “Da”…prende una biro, e su un foglio scrive <04:30>…poco male dico io…solo un’ora e mezzo di ritardo, va bene... “Niet! Niet” e scrive ancora, questa volta precisando <04:30…25/7>.
A quel punto mi fermo, tiro un profondo respiro, conto fino a dieci, lascio che s’allontani…e chiamo a raccolta tutti i santi del firmamento: 13 ore e mezzo di ritardo!
Mi accodo al resto dei passeggeri-compagni di sventura, e veniamo trasferiti su un autobus tutto scassato in un alberghetto-stamberga che si chiama…7stelle! Non riesco a riposare, chiamo Beppe il quale m’avverte che loro sono già a destinazione senza nessun problema, lo informo del mio inghippo, a domani allora.

25-7-2010 ore 02:00, lo stesso autobus, ancora più scassato e maleodorante di prima, ci riporta in piena notte al terminal dei voli domestici.
Sono un po’ brillo, nell’attesa mi son fatto qualche birretta in compagnia di un ragazzotto col quale ho fatto amicizia: viene da Yakutsk, dove d’inverno, mi spiega con qualche parola d’inglese e a gesti, fa l’elettricista a 56 gradi sottozero!
Arriviamo che il terminal è completamente deserto e al buio. Solo attorno al nostro aereo in mezzo alla pista, alle fioche luci di torce, c’è un certo via vai di persone. Nel salire la scaletta, noto che uno dei due motori è scoperchiato ed un paio di tizi stanno aggeggiando nella semioscurità sulla turbina…mha!
Saliamo, prendiamo i posti, allacciamo le cinture e…non si parte. Dalla cabina di pilotaggio continuano ad andare e venire i due tizi del motore. Entrano, escono, rientrano, escono col pilota…guardo dall’oblò e vedo che uno dei due sta letteralmente smartellando sul motore!
A questo punto faccio una velocissima valutazione e penso a mia moglie, a casa ed incinta al settimo mese! Poi, complici le birre e le ormai visioni di salmoni, trote e temoli, decido di restare, come del resto fanno tutti gli altri passeggeri.
Passano altri lunghissimi minuti, altre smanettate sul motore, altro via vai dalla cabina e finalmente si sente il rombo e dei motori.
Sono ormai le 6 del mattino quando l’aereo si mette in volo dopo aver totalizzato 15 ore di ritardo e, avendo esaurito la lista dei possibili supplizi da infliggere ai clienti, la Vladivostok Air ci scarica tre ore dopo a Petropavlosk/Kamchatskiy.

l’aeroporto Yelizovo di Petropavlovsk visto dal terminal, e di seguito, una visione gradita

Ci sono!!!Ringrazio l’altissimo di avermi concesso un arrivo salvo - ma non proprio sano: sono distrutto. Il direttore del tour è in aeroporto ad aspettarmi in compagnia di una bellissima ragazza russa che parla un perfetto inglese e che oggi dovrà accompagnare dei turisti francesi per un tour naturalistico dei tanti vulcani della penisola.
In KAMCHATKA ce ne sono una trentina attivi ed alcune centinaia spenti.
Facciamo conoscenza, prelevo i bagagli che – almeno questo – sono arrivati senza problemi e via, ad incontrare i ragazzi che hanno passato la notte comodi in albergo. Veniamo presentati ai componenti del tour: Volodja (Vladimir) l’autista, Serghej la guida e Katerina, interprete e cuoca.
ore 12:00: ha inizio il tour.
La prima tappa è a circa 2 ore di strada, il primo fiume che visiteremo è il “Plotinokova” che scorre nella parte sud-ovest della penisola e sfocia nel mare di Okhotsk. E’ il classico fiume da risalita, ampi ghiaieti, correntoni che si susseguono a buche mai troppo profonde. Siamo nella zona più “abitata” della penisola ed ancora nei pressi di Petropavolvosk.
La popolazione totale della KAMCHATKA, che occupa un territorio di circa 470.000 Kmq, è di 360.000 abitanti, metà della quale nella sola città di Petropavlovsk.
Montiamo subito le canne. Beppe Sergio e Roberto si armano di canne a due mani, io tento a secca per vedere se, oltre ai salmoni c’è anche qualche iridea o temolo nei paraggi. Notiamo la presenza di alcune carcasse di salmone, ma di pesce “vivo” sembra non esserci l’ombra.
Roberto si stacca dal gruppo qualche centinaio di metri a valle e poco dopo vedo che Serghej, la guida, parte a razzo nella sua direzione. Pesce? No…gli si avvicina e, invitandolo cautamente a seguirlo gli indica un bell’orsacchiotto che gli si è materializzato alle spalle a sua insaputa. Il plantigrado risale pian piano nella nostra direzione, ci leviamo subito di torno per lasciarlo passare; è chiaramente in cerca di qualcosa da azzannare e non vorremmo che si diletti con noi… è un giovane esemplare che fotografiamo stando a debita distanza.
Siamo perplessi, nessuno ha visto un pesce se non quelli morti sulla riva e delle piccole trotelle che cercano di ingoiare mosche più grosse di loro. Prima di partire facciamo due passi (molto guardinghi dato che l’amico peloso è ancora lì in giro) e vediamo un pescatore locale che, sulla sponda opposta lancia un pesante ondulante ma anche lui senza successo. Probabilmente le grosse risalite non sono ancora iniziate!
Ci muoviamo: il programma è di passare dalle sorgenti termali per fare un bagno tonificante, una vera delizia, e ceniamo nel ristorante annesso, cibo spartano ma nutriente. Ormai al buio, arriviamo al posto successivo, il fiume “Kayimshina”.
Con sistematica efficienza che dimostreranno per l’intero viaggio, i “nostri” scaricano il materiale dal camion e in pochi minuti preparano le tende per la notte. Mentre le guide lavorano veloci, noi “lazy-bastards” ci avviciniamo alle rive buie ed alle luci delle nostre “head-lamp” intravediamo delle sagome che pinneggiano in poche spanne d’acqua.
Prima di partire da Petropavolvsk abbiamo fatto incetta di birre, vodka ed altre goloserie varie che mettiamo subito ai ferri corti.
Sempre un po’ brillo (stavolta per effetto vodka) prima di assopirmi nel calduccio del sacco a pelo, mi accorgo che Volodja ha messo radio ed altoparlanti “a pala”…penso a come sia strana questa situazione: in mezzo al nulla, in un sacco a pelo, alla fine del mondo, ad ascoltare musichette anni 70’…e con la malaugurata possibilità che qualche grizzly venga a farci compagnia in tenda! Pensando a quanto sia esile lo strato di tela che compone il guscio del nostro riparo, impiego un po’ di tempo a prendere sonno .

26-7-2010: il nostro campo la mattina

26-7-2010 Al risveglio, Sergio e Roberto non si vedono: sono già da qualche parte nel fiume.
Beppe invece scarpina impazientemente nell’attesa che mi prepari. Ci siamo difatti accordati di stare sempre in copia, per via dei possibili incontri con gli orsi. M’accorgo anche che Sergej non ha dormito ed è un po’ agitato. Mi spiega che la musica era necessaria perché nei paraggi hanno avvistato un grosso maschio di orso e sembra che il rumore li tenga lontani. Ci dispensa di un razzo a testa, del tipo di quelli in dotazione ai natanti e da tenerci sempre appresso, pronto all’uso nel malaugurato caso di un incontro con un orso aggressivo. Il rumore prodotto e la fiammata, dovrebbero ( ) metterlo in fuga…si spera.
Beppe si arma di attrezzatura per la secca. Io invece pesco “sotto”, con streamers, leech ed imitazioni di uova.
Pochi minuti di scarpinata verso valle, tra erbe alte, con i peli del collo ritti dalla fifa ed i razzi pronti tra le mani e siamo sul fiume. Cominciamo a pescare, un lancio, due, dieci…nulla. Sergio e Roberto nel frattempo ci raggiungono. Stanno pescando con canne a due mani, ma senza il benché minimo successo. Hanno entrambi appese più mosche al patch del gilet di tutto quel che si può pensare di attaccare su un albero di Natale, segno che ne han provate di tutti i colori. Mi sposto un po’ verso il centro della corrente, poi un altro po’, poi ancora un passo e mi accorgo che ho guadato il fiume. Cerco di tornare sui miei passi, ma non riesco: ho fatto una grossissima minchiata e sono costretto a risalire la sponda opposta, da solo, fino ai pressi del campo dove c’è un ponte. Il rischio è grosso, razzo in mano pronto all’uso, mi avvio faticosamente restando in acqua. Sudando non solo per la fatica, finalmente avvisto il ponte, ancora qualche passo e sono al sicuro. M’è andata bene.
N.B.: cito questo fatto perché poco dopo abbiamo avvistato il grosso orso a poche decine di metri da dove ero passato io, tutto intento a trastullarsi nell’erba alta. Mai allontanarsi dai compagni!
Attraversando il ponte guardo sotto le acque veloci, ed il cuore mi balza in gola: un king gigantesco pinneggia tenendosi fermo in mezzo alla corrente, al centro del fiume e proprio sotto il ponte. E’ il primo che vedo e l’emozione è forte. Si tratta di un pesce che è già nel fiume da diverso tempo, macchie bianche ne chiazzano le pinne qua e là, dev’essere ormai alla fine dei suoi giorni. Ma che bestia! Lo stimo lungo almeno un metro e trenta! Chiamo ad alta voce i ragazzi che nel frattempo e sempre più perplessi per il nulla visto, hanno raggiunto il campo. Accorrono, e Sergio, “il mago” del gruppo, decide di fare la seconda minchiata della giornata (dopo la mia): stando sul ponte, lancia una clouster-egg, così, tanto per fare qualcosa, tanto per scherzare…vediamo il bestione scartare verso le “imi” arancioni che scendono con la corrente…apre la bocca ed ingoia…poi lo vediamo masticare…infine, sentendo la puntura dell’amo, parte come un motoscafo da off-shore verso valle: in un nano secondo metri e metri di backing con tutto ciò che è attaccato spariscono all’orizzonte. Siamo allibiti! L’autore della follia, vuole a tutti i costi recuperare almeno la costosa coda, ed inizia così una pantomima degna delle comiche: difatti è rivolto con la canna verso monte, esattamente al centro del ponte, ai lati del quale ci sono 2 piloni inaggirabili ma il pesce ha giustamente pensato di andarsene verso valle. Purtroppo non avevo a portata di mano la videocamera, perché quello che è successo nei successivi 20 minuti era da videoclip!
Tra risate, urla, comandi vari ed almeno un paio di scappate verso l’automezzo per prendere prima un paio di waders, poi un guadino, il “mago”, un vero fenomeno pieno di risorse, è riuscito con l’aiuto di tutti a far passare la canna a valle e sta cominciando un faticosissimo recupero. Alla fine agguantiamo la lenza con le mani: è troppo pesante e comunque, ormai spossato, lo spiaggiamo, slamiamo e, per un misto di decenza ed una vena di delusione per “la finesse” usata, non lo fotografiamo nemmeno prima di rilasciarlo.
Decidiamo di spostarci e provare nel fiume “Bistraya”, nei pressi di Maliki.
Ci siamo già cambiati, chiuso le canne e mentre le guide smontano tutto, noto nel fiume delle sagome rosse, sono 4 o 5 e restano ferme nella corrente vicino a riva. Stavolta provo io, preparo velocemente la prima canna che mi capita per le mani, monto una piccola “sucking-leech” e cerco di farla derivare in modo che gli si presenti direttamente in bocca.
Sergej viene a dare un’occhiata, dice che sono “nerka” cioè sockeye e che è praticamente impossibile farli mangiare. Insisto, finché ne vedo uno che scarta leggermente ed in un attimo mi trovo con la canna piegata, coda e backing che se ne vanno alla svelta: non capisco, non mi sembrava poi così grosso…poi intuisco ed è delusione, l’ho allamato sul lato del corpo e adesso sta facendo il diavolo a quattro. Ad ogni modo lo recupero e resto stupefatto dai colori che mi trovo in mano, incredibile, sembra disegnato da un bimbo alquanto fantasioso con l’uniposca rosso fosforescente. Una veloce fotografia per ricordarmene i colori e poi torna libero.
In breve arriviamo sul Bistraya a Maliki, nei pressi del quale c’è un vivaio. Sul numero di Agosto 2009 di National Geographic Italia, c’era un articolo sulla KAMCHATKA che spiegava come la fortissima pressione esercitata dalla pesca di frodo, avesse reso necessario ormai da anni questo impianto. Pesca eccessiva da parte di pescherecci in mare e bracconaggio, specie quello rivolto alla raccolta del “caviale”, hanno provocato un netto declino sia sulla quantità di salmoni che sulla varietà delle specie che risalgono questo fiume.
Il fiume comunque è bellissimo, con ampi ghiaieti e varie ramificazioni laterali che offrono interessanti alternative al corpo principale. Mentre Katerina è indaffarata a preparare un pranzo veloce, noi proviamo a pescare.
Sergio ed io, sempre decisi ad incannare un salmone per il verso giusto, peschiamo con streamers ed altre imitazioni affondanti. Beppe e Roberto sondano i rami laterali a secca, alla ricerca di trote e temoli. Dopo un’oretta nessuno ha visto niente! Mi avvicino a Roberto il quale mi indica alcuni rami sporgenti sotto i quali diversi pesci si tengono fermi in corrente: all’apparenza sembrerebbero “nerka” intenti a…far niente. Roberto ha già fatto qualche tentativo a secca, ma i rami precludono ogni azione e m’invita a provare con qualcos’altro.
Monto la solita “egg-sucking-leech” e con poco più del finale fuori dal cimino, riesco a far derivare la mosca nel mezzo del branco. Vedo uno dei pesci scagliarsi con rabbia sull’imitazione, ferro e lo forzo subito fuori dall’intrico dei rami. Breve lotta e ce l’ho per le mani, ma non riesco a capire di cosa si tratti, forse una giovane femmina di nerka…Roberto m’immortala e poi la rilascio subito, così magari farà la felicità di qualche maschio nerka, come tutte le femmine di tutte le specie dovrebbero sempre fare…
Siamo sempre più perplessi e pensiamo che le risalite siano in ritardo, come ci spiega anche la guida che comincia ad essere preoccupato per i nostri modesti successi, per non dire altro.
Mangiamo e decidiamo di spostarci, adesso imboccheremo la strada che si dirige a nord, verso la vallata centrale della penisola. Il corso d’acqua principale di questa zona è il “kamchatka” che scorre da sud verso nord, raccogliendo man mano tutti i fiumi e torrenti che scendono dalle montagne laterali. Continua la sua corsa verso il mare ingrossandosi sempre di più e sfociando infine nell’Oceano Pacifico ad almeno 400 km a nord di dove ci troviamo. Nell’ultimo tratto è un fiume smisurato e perfettamente navigabile. Data la distanza dal mare, più che ai salmoni, rivolgeremo qui la nostra attenzione a trote iridee e temoli…o così almeno si spera.
Arriviamo al posto successivo che è già sera, ma qui il sole tramonta alle 10 circa, quindi ci resta ancora almeno un’oretta di tempo per fare qualche lancio. Siamo alle sorgenti del “kamchatka” che qui ha le sembianze di una risorgiva. Larghezza sui 10 metri, corrente lenta e poco profonda, fondali sabbiosi con fluttuanti banchi di alghe. Serghej ci spiega che proprio lì sotto, stanno in agguato grosse iridee e temoli artici. Un ponte tutto scassato lo attraversa, e da quello cerchiamo di scrutare tra i vari meandri, ma senza vedere nulla. Beppe ed io scendiamo nel fiume verso monte, Sergio e Roberto provano a valle. Aggirando erbe, arbusti e piante di betulle, raggiungiamo la riva, dove notiamo subito le impronte di orsi.
Proviamo a secca, a ninfa, a streamer, ma non si vede nulla! Solo piccole trotelle che sbollicchiano qua e là. Le ombre della sera si allungano, ci dirigiamo verso il campo dove nel frattempo,”Kat” ha preparato la cena. Mangiamo, e parlando fra di noi, noto che le perplessità cominciano a lasciare posto alla delusione: le nostre aspettative erano alte, ma alla fine del secondo giorno abbiamo totalizzato il nulla!
Serghej cerca di dispensarci consigli, dice di insistere perché le iridee, specie quelle grosse, sono molto guardinghe e bisogna scatenarne l’istinto predatorio con ripetuti passaggi degli artificiali. Lui pesca a spinning, ma da poco cerca di avvicinarsi alla mosca: ha con sé una rudimentale attrezzatura e degli artificiali che, a detta sua, sono costruiti dal “pam-russo” più famoso e vuole a tutti i costi mostrarceli…a vederlo mi fa quasi pena, non sa più come aiutarci pur di vedere realizzato lo scopo del suo compito, cioè quello di farci prendere pesci. Lo tranquillizzo cercando di sdrammatizzare la situazione…sich!

27-7-2010 dopo una notte in tenda con una pioggerella battente, ci svegliamo e decidiamo di rimetterci in viaggio. Le guide, sempre prontissime, smontano il campo e nel frattempo dal ponte scassato vediamo un grosso pesce che s’aggira tra i banchi di alghe, per poi sparire al di sotto delle stesse.
Una vocina acquisita nel corso degli anni, mi dice che dovremmo prestare attenzione ai consigli della guida. Questa volta ci aspetta un lungo tragitto. Serghej vuole portarci in una zona a metà della valle centrale, dove probabilmente mai nessuno ha messo piede. Comincia così il viaggio su quella che per i “kamchatki” è la loro “autostrada del sole”: un lunghissimo e monotono sterrato, che scorre dritto da sud a nord.
Passiamo dall’abitato di “Milkovo” dove Kat fa rifornimento di vivande, noi di “beveraggi” vari. Poco dopo, una brusca fermata: Volodja ha disceso il terrapieno della strada principale e si infila per un sentiero appena abbozzato. Poi il sentiero lo inventa lui, determinato a tutti i costi a portarci sulla sponda del fiume “Kayakovaya”, probabilmente siamo i primi a mettervi piede, almeno in questo punto.
Lunghi minuti di “camel trophy” e siamo sulle sponde del fiume. Sembra bellissimo e presenta un ambiente quanto mai vario, adatto a qualunque tipo di pesca.
In un attimo siamo pronti e mentre le guide preparano il campo, ci fiondiamo in acqua e peschiamo…un’ora dopo, stupefatti per il “nulla visto” ci fermiamo per un pranzo veloce.
Serghej che ha già fiutato una certa delusione da parte nostra, ci propone di seguirci con canna da spinning. Ne siamo felicissimi. E’ chiaro che vuole dimostrarci la presenza di pesce, e “dalle retrovie” sento voci del tipo “se prende qualcosa staremo zitti per sempre”…infatti, pochi minuti dopo, siamo tutti zitti: in pochi lanci, Serghej ha già spiaggiato un’iridea di almeno mezzo metro, ed un temolo artico che, così di primo acchito, stimo più grosso ancora dell’iridea.
Poi continua a spiaggiare altre iridee, e, al solo scopo di metterle agli atti, ne agguanto una appena pescata e la fotografiamo, mentre “tutto tranquillo” per la figuraccia, mi fumo una sigaretta dopo l’altra…
Non c’è storia: nessuna delle nostre imitazioni galleggianti, semi galleggianti, affondanti, semi affondanti sembra valere quanto i “rotulanti” cucchiai di Serghej…il quale ci propone di aprire lo stomaco di una malcapitata iridea per verificarne il contenuto…alla faccia, non avrei mai pensato di arrivare a tanto, almeno qui in KAMCHATKA.
Ad ogni modo era già spacciata: Katerina reclamava del pesce per la cena: trote al cartoccio e “sashimi” di temolo che si riveleranno poi squisiti! Durante la cena, Serghej ci propone di montare il gommone con il quale, l’indomani, potremo perlustrare un tratto più ampio di fiume.
La solita pioggerella insistente, accompagnata dal rituale di “qualche” vodka, ci augura la buona notte.

28-7-2010 Durante la notte, così come “qualche” vodka si è poi rivelata una bottiglia intera,quella che era solo pioggerella, probabilmente a monte era un vero acquazzone: il fiume si è alzato notevolmente di livello e si è intorbidito.
Siamo delusi, e malgrado l’ausilio del gommone, dopo pochi minuti dobbiamo ammettere che è impescabile. Il tempo è comunque bello e decidiamo di aspettare qualche ora per vedere se magari si ripulisce almeno un po’.
Questo è stato il momento di massimo sconforto di tutto il viaggio: il morale della ciurma era MOLTO basso..
Metto un materassino in riva al fiume dove le zanzare sono meno noiose, e decido di dormirci sopra. Sento i ragazzi confabulare, stanno cercando di dare una spiegazione agli insuccessi: chi fa supposizioni sulla stagione, sui giorni, sul vento, sui pesci, sulle mosche…addirittura sulle fasi lunari! Poi li sento parlare della figuraccia che faranno con amici, parenti e colleghi di lavoro che li aspettano al ritorno con foto e racconti di mega-catture… mentre qui non si è ancora visto nulla.
Sento ridere e scherzare, apro gli occhi e la scena che mi si propone mi fa nascere qualche dubbio circa l’integrità mentale dei miei compagni: In mancanza di meglio, stanno posando alternativamente con catture di tutto riguardo…!!!
Malgrado l’attesa il fiume non dà segni di ripulirsi e decidiamo così di spostarci e raggiungere l’abitato di Esso, dove pernotteremo presso un alberghetto dotato di bagni termali, così possiamo almeno darci una bella rinfrescata. Sergio ed io siamo i primi ad approfittarne, ci caliamo nella piscina termale occupata solo da una bella ragazza in compagnia di un anziano. Dopo qualche commento tipicamente “maschile” scopriamo che si tratta di un’italiana con parenti di origine locale ed in visita nel paese…stiamo collezionando una figuraccia dopo l’altra, anziché pesci!!!
Ci consoliamo nel ristorante annesso, il menù del giorno è stufato d’alce, squisito!

29-7-2010 Partenza in mattinata, ma senza aver prima visitato l’emporio locale (birre, vodka etc). Aspetto fuori e scambio due parole con un turista polacco che dice di venir qua tutti gli anni in cerca di pace! Ieri è stato a pesca sul fiume Kamcatka dove a spinning ha catturato alcuni king…alla faccia, questo se ne viene in cerca di pace e trova pesce, noi veniamo in cerca di pesce e non riusciamo a vedere nemmeno una pinna… Ad ogni modo ci dirigiamo anche noi verso lo stesso fiume che raggiungiamo nel primo pomeriggio.
Siamo nei pressi della confluenza di tutti i fiumi della zona e qui, il Kamchatka è davvero immenso. Mentre Kat e Volodja preparano il campo proprio in riva al fiume, Serghej prepara il gommone e noi l’attrezzatura.
Una prima occhiata alle rive, rivela la presenza di salmoni morti e la solita inquietante presenza di orme, alla quale ormai, abbiamo fatto l’abitudine. Nota: le tracce di orsi, così come quelle di alci le abbiamo notate ovunque abbiamo messo piede. La popolazione di orsi in KAMCHATKA è altissima, ed è sempre bene tenerlo presente. Ad ogni modo le guide si sono dimostrate attentissime alla nostra sicurezza; nell’arrivare in un nuovo posto, come prima cosa partono subito” veloci come schegge” a perlustrare i paraggi in tutte le direzioni! Poi accendono un bel fuoco.
Dopo un pranzo veloce, partiamo tutti e quattro sul gommone pilotato da Serghej, che dirige a monte. Le sponde sono occupate da una fitta vegetazione e la profondità media è sul metro e mezzo. Stiamo cercando dei punti “pescabili”, rappresentati da spiaggette laterali e confluenze con fiumi più piccoli; Nel tardo pomeriggio, dopo aver sondato il fiume qua e là, ci fermiamo nei pressi di un isolotto dove possiamo muoverci “in wading” per almeno un centinaio di metri. Proviamo con diversi sistemi; chi a secca e chi a streamer. Poi, d’un tratto, come se qualcuno avesse premuto l’interruttore di start, cominciano le bollate dei temoli.
Passiamo tutti alla secca e catturiamo un pesce dietro l’altro, tutti di buone dimensioni, aggressivi, e cosa molto apprezzata, per niente schizzinosi: qualunque mosca sembra funzionare, grosse cavallette in foam, royal wulff, sedge in pelo di cervo e quant’altro, l’importante è che siano grosse e galleggino bene, una vera manna per chi, come me, comincia ad avere problemi di vista!!!
Noto che Beppe sta “rovistando” nei pressi di una sponda dove i rami di un albero creano un rigiro d’acqua. Ha visto una bollata “anomala” ed è deciso a tutti i costi ad indagare per capire di cosa si tratta. Poco dopo la perseveranza lo ripaga bene: la grossa cavalletta in foam sparisce in un gorgoglio d’acqua ed il buon “vecio” si ritrova canna piegata a lottare con un bel pesce. Alcuni minuti di tira e molla ed eccolo salpato, uno splendido salmerino kundja dalla livrea fantastica.
Le catture si susseguono per un paio d’ore, siamo tutti molto eccitati tant’è che mi accorgo improvvisamente di essermi completamente dimenticato di Serghej. Osservandolo noto con piacere che un largo sorriso gli occupa la faccia, finora piuttosto seria: noi siamo felici ma lui lo è ancora di più, il vederci finalmente “capitalizzare” equivale per lui ad una “mission accomplished”.
La maggior parte del pesce se ne torna tranquillamente in acqua, ma alcuni li tratteniamo per cena. Da giorni avevamo difatti in mente di fare una mega spaghettata “da campo” con pesce sfilettato e pomodorini “semi-freschi”.
Siamo tutti contenti ed il resto della sera passa piacevole tra chiacchiere, scherzi, risate, vino bianco e vodka.
I ragazzi vanno tutti a nanna, io m’intrattengo con Katerina, Volodja e Serghej per un ultimo giro di vodke…
Abbiamo deciso di restare qui anche domani, suggerisco uno “scherzo” a Katerina e poi a nanna!

30-7-2010 ore 07:00…Dong!..Dong!..ORSO!..ORSO!..Dong!..Dong! I miei compagni schizzano letteralmente dalle tende come cavallette impazzite, io invece me la ghigno tranquillamente…lo “scherzo” della sveglia è riuscito perfettamente e con padella, mastello e la parola magica “orso”, la brava Katerina ha ridato vita al campo in tempo zero!
Oggi la giornata è bellissima ed una leggera foschia copre il fiume, ancora assopito. Il programma del giorno consiste nel risalire il più possibile il corso del Kamchatka fin tanto che la benzina ce lo consentirà. Già ieri infatti ne abbiamo usata parecchia e qui, non ci sono distributori!
Partiamo dopo una buona colazione ed un caffè; l’idea è di spingerci a monte in perlustrazione e poi ridiscendere fermandoci dove lo riterremo opportuno. Ad una curva del fiume ne segue un’altra, finché ad una svolta, vediamo una copia di alci che, spaventate, guadano il fiume e risalgono la sponda opposta, che spettacolo!
Proviamo svariati punti cercando salmoni con streamers ed altre imitazioni del caso, ma le ore centrali sono avare di catture. Solo Serghej che pesca a spinning incanna una grossa iridea, lo aiuto afferrandola con le mani, ma prima di poter scattare una foto, la furbona “vomita” letteralmente un temolo di almeno 25cm slamandosi e prendendo il largo…verso sera, si ripete “la danza” dei temoli e passiamo altre piacevoli ore catturandone in quantità
Alcuni di noi spostano l’attenzione nei sottoriva dove salmerini ed iridee sono in attività e provano con imitazioni di topo in pelo di cervo. Qualche bella cattura, ma il prezzo è alto: i rami sono intricati e i pesci rispondono solo alle imitazioni che passano proprio nell’intrico dei rami, disdegnando il resto, così che “qualcuno” crea delle allegre “colonie” di topi attaccate ai rami circostanti…potenza dei lanci!!!!
La giornata volge ormai al termine, le ombre della sera si allungano ed è tempo di tornare al campo. Un tramonto idilliaco ci accompagna sull’ultimo tratto di fiume, colorando di rosso le vette in lontananza.
Abbiamo ancora a disposizione 3 giorni, dei quali l’ultimo solo parziale ed uno da dedicare al viaggio di ritorno verso Petropavlovsk. Dobbiamo prendere una decisione su come sfruttare le poche ore rimaste e così, dopo cena, facciamo una consulta a cui partecipano tutti.
Siamo abbastanza appagati con i temoli, di trote ne abbiamo viste poche, ma la cosa che ci lascia più amaro in bocca sono i salmoni. Non siamo ancora riusciti a catturarne nemmeno uno decente e per il verso giusto…date le circostanze, decidiamo di tentare il tutto per tutto per porvi rimedio.
L’unica cosa da fare, è di tornare a rotta di collo verso Petropavlovsk, nei pressi del quale ci sono alcuni fiumi “da risalita”. Non sono proprio il massimo dal punto di vista paesaggistico, la KAMCHATKA potrebbe offrire molto meglio, ma purtroppo il tempo a disposizione non ci lascia altre alternative. E poi, a questo punto, faremmo di tutto pur di catturare salmoni e siamo disposti, seppur avvisati, a pescare in zone più battute da altri pescatori locali che di solito si tengono nei pressi della città…quindi la decisione è presa, l’indomani si viaggerà per tutta la giornata.

31-7-2010 Diamo una mano a smontare il campo e “fatto i bagagli” si parte. Il tragitto è lungo e piuttosto monotono, lo stesso sterrato percorso all’andata lo stiamo affrontando in senso inverso, solo che ce lo dovremo sorbire in un colpo solo, senza soste significative, se non per pranzare velocemente. Qualche mano a briscola, un pisolino e verso sera arriviamo nei pressi di Petropavlovsk. Decidiamo di alloggiare presso un “hotelbagnotermalediscoteca”.
Katerina approfitta della notte per fare un salto a casa mentre Serghej e Volodja (quest’ultimo inseparabile dal proprio automezzo) dormono nella cabina passeggeri che all’occorrenza, si trasforma in una comoda camera da letto per 2 o 3 persone.

01-8-2010 Dopo esserci rifocillati con una comoda dormita, una bella doccia e un’ abbondante colazione, alle 10 siamo pronti a partire. Il gruppo è ripristinato, anche Katerina ha già fatto ritorno e puntiamo verso il fiume “Payatunka” a breve distanza. Impieghiamo comunque un po’ di tempo e Volodja è costretto a guadare il fiume in alcuni punti; dai finestrini notiamo la presenza di salmoni in poche spanne d’acqua! Arriviamo abbastanza eccitati nei pressi di un agglomerato di rudimentali capanne di pescatori. Questa è alta stagione di pesca e i locali cercano di sfruttare il più possibile le risalite per fare incetta di pesce ma soprattutto di “caviale”.
Li catturano a spinning ma anche “a strappo” o con le reti. Almeno siamo sicuri che qui i salmoni ci sono ed in abbondanza…ci spostiamo a monte per un buon tratto, se non altro per allontanarci il più possibile dalla zona “inflazionata”, fino alla confluenza con un ramo secondario, una sorta di torrentello tributario del fiume principale.
Gli occhi ci saltano dalle orbite: salmoni! Stanno risalendo pian piano, Sergio e Roberto non attendono ed in un istante sono già in pesca. Montano imitazioni di gamberetti rosa.
Dopo svariati passaggi degli artificiali le prime attesissime catture!
Anch’io mi do da fare, monto una egg sucking leech ed in pochi minuti mi ritrovo, canna piegata, a lottare col mio primo salmone...sono”keta” anche detti “dog salmon” per la similarità con i denti di un cane.
Mi sposto qualche metro verso la confluenza dei due corsi d’acqua, qui la profondità è maggiore ed il fondale in parte fangoso non permette una buona visuale. Tuttavia vedo delle sagome saettare veloci verso monte in sporadici gruppi che si fanno via via più numerosi. Sono certamente salmoni, ma di che specie saranno? Monto uno grosso streamer “da mare” ed in pochi lanci, una delle sagome devia dal branco per seguire l’artificiale. Lo azzanna con violenza, ferro e mi trovo a lottare con un bel pesce…
Canna piegata all’inverosimile, pochi minuti e lo salpo, è un “gorbuscha” detto anche “pink salmon”
Da questo momento, hanno inizio alcune ore di assoluta frenesia. I pesci arrivano in quantità sempre maggiori e tutti e quattro prendiamo posizione a pochi metri l’uno dall’altro e le catture si susseguono. Spesso ci troviamo in 2 o 3 a lottare contemporaneamente.
Sono in prevalenza “dog” e “pink”…
…ma anche qualche silver fa capolino qui e là
Altro grosso dog
Le ultime cose che ricordo in particolare di questi momenti, sono due: la prima è che ad un certo punto ho avvertito un’abboccata in apparenza uguale a tutte le altre, ma dopo pochi secondi il pesce misterioso è partito a razzo verso valle, trascinando irrimediabilmente decine e decine di metri di backing senza che potessi fare la minima cosa per contrastarlo. In tempo zero, il tutto è sparito dietro la curva del fiume, era come essere agganciati ad una volkswagen in corsa! Poi la “cosa” s’è fermata – per volontà sua – ma non potevo fare assolutamente niente, adesso mi sembrava di avere l’amo piantato nel tronco di una solida quercia; dopo alcuni minuti spesi nel vano tentativo di un patetico recupero, ho dovuto, mio malgrado, mettere la canna in orizzontale, bloccare la frizione e tirare di forza per cercare di spezzare la lenza…s’è aperto l’amo e sono riuscito a recuperare il tutto ma senza capire cosa fosse!
La seconda erano le facce di Serghej e di Volodja che ci stavano osservando da un bel pezzo, sorridenti e senza che nessuno di noi li avesse minimamente notati, tant’era l’eccitazione che ci pervadeva in quei momenti.
L’ultima cena “da campo” si svolge nella più totale felicità, fiumi di vodka scorrono con le ore della sera, mentre continuiamo a raccontarci l’un l’altro i momenti esaltanti appena vissuti, ognuno di noi determinato a riferire quei particolari che agli altri potrebbero essere sfuggiti.
Prima di coricarci nelle tende, scimmie in spalla ed ormai semi-dislessici, decidiamo di passare la prossima ed ultima mattina nello stesso posto.

02-8-2010 Ci svegliamo tardi, con scimmie ancora in spalla e solo per accorgerci che il nostro “magico” posto è già occupato da alcuni pescatori locali. Questi sono arrivati in macchina mentre noi, che dormivamo a poche decine di metri di distanza, siamo riusciti a farci soffiare la piazza sotto il naso..
Maledicendoci per la “leggerezza” commessa, facciamo subito consulta e Serghej suggerisce di smontare il campo e provare più a monte e comunque sulla via del rientro a Petropavlovsk: il tour è ormai al termine.
Alcuni chilometri dopo ci fermiamo su un ampio ghiaieto. Il fiume qui è letteralmente assediato da pescatori locali che sembra stiano lavorando, anziché pescando: ed in effetti è proprio così. Armati di pesanti canne spuntate, lanciano grosse ancorette e recuperano con continui strappi, allo scopo di agganciare i salmoni nel mucchio...
Un vero scempio alla natura: i poveri malcapitati vengono letteralmente trascinati a riva dove chiudono il conto di questa loro spettacolare esistenza incontrando le lame di lunghi ed affilati coltelli. Senza nessuna pietà, alle femmine viene aperta la pancia ed estratte le uova. Già, proprio quel fardello arancione così prezioso, per cui madre natura le ha programmate ad affrontare mille avversità. I maschi riceveranno tuttalpiù una pedata per essere ributtati nel fiume dove, pateticamente ed ormai spossati, cercano ancora di riprendere la corrente, determinati fino alla fine a compiere il loro innato dovere. Scene commoventi e di una tristezza indicibile.
Tutt’attorno, decine e decine di carcasse sventrate…sentiamo l’odore della morte. Cerchiamo di consolarci, pensando e sperando che i più, riescano a passare queste trappole umane per compiere il loro importante ciclo vitale. Ma è dura, e decidiamo di abbandonare il campo prima di rischiare una rissa persa in partenza: di punti come questi, in questa stagione, ce ne saranno molti altri da queste parti…
Rientriamo a Petropavlovsk per un giro turistico della città, una cena di saluto e pernottamento in albergo.

03-8-2010 il mattino veniamo accompagnati all’aeroporto da dove partiamo tutti pressoché allo stesso orario. I ragazzi in viaggio per l’Italia dove arriveranno la sera stessa, recuperando parecchie ore di fuso in volo. Io, solo e malinconico per il termine di questa bella avventura, dovrò fermarmi per una notte ad Habarovsk e questa volta, senza nessun ritardo.
Il giorno dopo sbarcherò a Niigata, con la solenne promessa di non toccare MAI più il sushi di “ikura”.

CONCLUSIONI

Il presente articolo è volutamente lungo e descrittivo. Ho cercato di riportare il susseguirsi degli avvenimenti in modo fedele alla realtà delle cose, includendovi sia i lati positivi, ma anche quelli negativi. Durante la preparazione di questo viaggio avrei “versato oro” pur di trovare una testimonianza come quella che spero di aver raccolto in queste pagine, anziché i soliti “resoconti -commerciali” da web, che danno sempre per scontato pesci da sogno e catture in quantità industriali.
Come s’è visto, non è sempre festa…

Alcuni consigli per chi volesse intraprendere questa avventura:

- Meglio essere forniti di uno spiccato senso di adattamento. Nell’ultimo decennio la Russia ha fatto dei passi da gigante sul piano socio-economico. Tuttavia le infrastrutture e i sevizi lasciano ancora a desiderare e spesso, bisogna chiudere un occhio (se non tutti e due) di fronte a determinate situazioni. In altre parole, non si è in Canada o negli Stati Uniti…

- Analogamente, la vita “da campo” non offre certamente quelle comodità cui siamo di norma abituati e per qualcuno, dopo qualche giorno, potrebbe rivelarsi alquanto sconfortevole. Per esempio, la toilet consiste in un ramo ed una frasca di foglie: scelto un punto appartato, si pianta il ramo nel terreno cui tenersi aggrappati con una mano, mentre con l’altra si agita la frasca per scacciare i nugoli di zanzare irrimediabilmente attratte dal “banchetto” fuori programma (e mi riferisco al bianco posteriore esposto ai quattro venti). Le possibilità di rinfrescarsi con una bella doccia sono poche, e coincidono con sporadiche visite presso bagni termali, ove siano disponibili.

- Cercate, per quanto possibile, di viaggiare leggeri. Gli spazi a bordo dell’automezzo sono limitati. Importantissimo avere abbigliamento caldo e che asciughi in fretta. Selezionate capi tecnici e che garantiscano il massimo della resa e dell’affidabilità. Il tempo in KAMCHATKA è alquanto mutevole ed anche nella stagione estiva si rischia di trovarsi con pochi gradi ed esposti agli elementi.

- Bugs Chapter. Malgrado tutti i timori rappresentati da insetti e zanzare, devo dire che ce la siamo cavata “di lusso” specialmente in considerazione del fatto che il periodo era indicato come il peggiore, da questo punto di vista. Detto ciò, è comunque assolutamente masochistico viaggiare senza una buona scorta di repellente, un lenitivo ed una retina copriviso (quest’ultima per la verità l’ho usata solo una volta e per un paio d’ore, ma in quei momenti ero contento di averla appresso).

- Vantaggi dell’Autotour: costo contenuto, possibilità di visitare più posti e di poterli cambiare in qualunque momento, godersi il panorama durante gli spostamenti.

- Svantaggi dell’Autotour: metà del tempo a disposizione lo perderete durante i vari tragitti. Tuttavia, se doveste “affezionarvi” particolarmente ad una località, potrete sempre decidere di modificare il tour restandoci. L’altro svantaggio è rappresentato dalla “gittata” possibile: malgrado noi si abbia percorso in tutto più di mille chilometri, la zona interessata resta comunque una parte limitata della penisola e sicuramente, quella più inflazionata per la pesca.

ATTREZZATURE

Canne 9’#6 per la secca, 9’#8-9 per i salmoni. Non avendole utilizzate personalmente, non sono in grado di offrire consigli in merito all’eventuale utilizzo di canne a due mani. Mulinelli capienti, con un’ottima frizione e caricati con molti metri di backing per i salmoni. Code rigorosamente WF: consiglio di aver con sé una galleggiante, un’intermedia ma anche una ad affondamento rapido, perché ci siamo trovati in ambienti con profondità quanto mai svariate (dal mezzo metro ai 2 metri).
Personalmente ho dato preferenza a code intere, piuttosto che alle multi-tip. Finali conici di 9’ per la secca (non sono mai sceso sotto il 4X) e corti con punte dello 0.30-0.35 per i salmoni. Nel testo ho già fatto cenni sulle varie imitazioni utilizzate.

DETTAGLI

- Voli Aeroflot da Malpensa -Mosca e Mosca-Petropavolvsk giornalieri

- Costi indicativi per persona A/R classe economica circa 1000 Euro

- Visto Russia: occorre un invito da parte del tour operator, costo indicativo dai 35 ai 70 Euro

- Agenzia utilizzata: Travel Tour “Kamchatka Vision” www.kamchatka.org.ru/

- Autotour: 4 persone, 42000 Rubli (circa 990 Euro) a testa.

- Pernottamenti in hotel (dove e quando serve) circa 80-100 Euro a testa

- Altri dettagli e contatti li potrete trovare al sito indicato.

NOTAAlcune fotografie riportano date ed orario in cui è avvenuto lo scatto. Per dovere di precisione, l’ora esatta sul fuso locale in KAMCHATKA si determina aggiungendo 3 ore a quanto indicato nella foto. (Es.: la foto indica le 18:00, l’ora effettiva dello scatto sono le 21:00)


Marco Pedrini (Aussie)


© PIPAM.org
Russia   Luglio 2010


Testo e foto di Marco “Aussie” Pedrini

Ne è passato di tempo da quel lontano 1993, quando trovandomi per lavoro su un volo interno in Cina, un collega mi passò per le mani una rivista turistica aperta ad una pagina che da allora ha continuato a farmi sognare.
Era da poco crollato il sistema sovietico, la perestrojka di Gorbaciov lasciava il posto all’inesorabile sgretolamento dell’ex-unione in una miriade di stati più o meno autonomi e con la fine della guerra fredda si allentavano quelle restrizioni fino allora applicate ai viaggiatori che si avventuravano in Russia.
L’articolo della rivista trattava degli studi che alcuni ricercatori internazionali stavano svolgendo sul ruolo che i salmoni hanno per l’intero ecosistema della KAMCHATKA…parlavano di terra ancora parzialmente inesplorata, ultima oasi naturale e più alta concentrazione di salmonidi per chilometro quadrato al mondo…non potevo certo dimenticarmene!
Fino ad allora la KAMCHATKA, per quel che ne sapevo, era solo uno dei territori da conquistare al “Risiko”.
Leggendo le poche informazioni disponibili, scoprii che era per davvero uno dei punti militarmente più sensibili di tutto l’apparato bellico sovietico, essendovi di stanza la flotta dei loro sommergibili a propulsione nucleare.
Durante la guerra fredda, quelli della NATO chiamavano ironicamente Petropavlovsk – il capoluogo -“the wasp nest” (il vespaio).

immagine tratta da google earth, nei pressi di Petropavlovsk/Kamchatskiy

Per questo motivo la KAMCHATKA è rimasta “off-limits” per lungo tempo, non solo agli stranieri ma anche agli stessi russi di altre regioni.
La geografia dell’intera zona ha contribuito all’isolamento della penisola, basta pensare alla scarsissima densità di popolazione del vicino entroterra che circonda il mare di Okhotsk, da Magadan a Yakutsk dove orsi e tigri siberiane sono più numerosi dell’uomo, malgrado tutti gli interventi di “ingegneria sociale” attuati nel corso del secolo scorso da Stalin per cercare di popolare” forzatamente” quelle terre sempre reclamate dai Cinesi come loro.
Di tanto in tanto mi tornavano alla mente le immagini di orsi e salmoni, di trote, temoli e aquile di Steller che vidi sulle pagine della rivista, e cercavo in qualche modo di recarmici per un’avventura di pesca…ma quasi sempre ero costretto a fare dietro-front, per l’assenza di dati precisi e per l’estrema difficoltà del solo raggiungerla (l’era del web era appena alle porte).
Da Hong Kong dov’ero di casa, si volava dappertutto, ma quando avvicinavo qualche agenzia turistica e parlavo di KAMCHATKA, gli schermi dei loro sofisticatissimi computer trovavano il buio più assoluto…era come se quella parte di mondo non esistesse nemmeno! Rimandai finché recentemente, essendomi trasferito in Giappone, mi si sono aperte delle nuove possibilità.
La Vladivostok Air fa spola tra alcune città nipponiche, Tokyo, Niigata o Nagoya e due città russe, Vladivostok e Khabarovsk sull’Amur. Una volta lì, avrei potuto raggiungere con un volo successivo Petropavlovsk-Kamchatskiy.
Svariate agenzie turistiche che operano “on-line” offrono avventure di pesca in KAMCHATKA, non più solo americane, ma da alcuni anni anche agenzie locali con tour di pesca e di turismo guidate a prezzi abbordabili, assistenza logistica, inviti per visti, permessi, insomma…un’alternativa possibile.
A ottobre 2009 presi contatto con una di queste che, resisi subito disponibili, proponeva tra le varie cose anche un tour in fuoristrada lungo la penisola, con soste su vari fiumi, pernottamenti in tenda, quindi avventura! Coinvolsi poi Beppe che si disse subito disposto a partecipare.
Pochi giorni dopo e il gruppo, grazie alla giusta intuizione di Beppe, si allargò con altre due “entry”, i simpaticissimi Roberto e Sergio. Restavano però ora parecchie incognite: le informazioni sullo stato dei fiumi, la loro tipologia, i metodi e i periodi migliori per affrontarli, gli artificiali da utilizzare…insomma, tutte cose che rivolgendosi a tour o guide più titolate, si danno quasi per scontate… ma lì? Cosa avremmo trovato? Gente competente, con qualche cognizione di pesca sportiva (per non parlare di mosca) oppure improvvisatori abituati a prendere il pesce a fucilate o a mazzate in testa?
L’agenzia era già di per se un’incognita; un buon sito web ma con poche notizie veramente utili per noi moschisti e assenza di informazioni dettate da esperienze dirette…ma già dai primi scambi di e-mail che intrattenni, la loro disponibilità mi fece maturare subito una certa simpatia nei loro confronti.
Dopo averne discusso con il resto del gruppo durante le feste natalizie, la decisione finale all’unanimità era un definitivo “GO”! Per una serie di motivi che non sto a elencare, e sicuramente non perché ritenessimo che questo fosse il periodo di pesca migliore, si decise di fissare le date per fine Luglio 2010.
Stando a quanto affermano gli studiosi, il 20% di tutti i salmoni del pacifico (di tutte e cinque le specie) proviene da qui: quantità massicce ma con periodi di risalita non tutti coincidenti. E poi steelheads, iridee, salmerini kundja, temoli artici ed altre sottospecie di salmoni “land-locked”…non c’è che l’imbarazzo della scelta!
Premetto già da subito che di tour ne esistono di svariati tipi e per tutte le tasche.
Agenzie americane e locali offrono diverse opzioni, dalla discesa di un particolare fiume in barca, al trasferimento in zone remote a bordo di elicotteri. Per ragioni economiche e di avventura “a sorpresa” noi optammo per L’Autotuor: come già detto in precedenza, ci si sposta su camion fuoristrada con fermate giornaliere su diversi fiumi, si pernotta in tenda, attraversando man mano la regione centrale della penisola da sud a nord, fino all’abitato di Esso e ritorno, per un totale di circa dieci giorni.
Durante l’inverno e la primavera, ci siamo dati da fare con la preparazione delle attrezzature, degli artificiali, dei visti e, cosa non semplice, il far coincidere il mio arrivo e successiva ripartenza da e per il Giappone con quella dei “ragazzi” che invece venivano dall’Italia.
Risolto anche questi dettagli, non restava che aspettare la fatidica data del 23 Luglio, la partenza!

DIARIO di VIAGGIO

22-7-2010, da Osaka attraverso uno “spaccato” di Honshu con il velocissimo shinkansen (il “bullet train” giapponese) che in un paio d’ore mi porta a Tokyo.
Devo per forza essere lì un giorno prima per prendere l’aereo che la mattina dopo, di buon ora mi porterà ad Habarovsk sull’Amur.Pernotto in un piccolo hotel nei pressi di Narita.

23-7-2010 vengo sbalzato dal letto di buon mattino da una fortissima scossa di terremoto, ma sono talmente carico che non ci faccio quasi caso. Il bagaglio consiste in un tubo di pvc con all’interno 5 canne, una valigia col resto dell’attrezzatura e del vestiario, una borsa a mano con sacco a pelo e documenti. Mi fiondo al terminal, vado ai banchi della Vladivostok Air con assoluta trepidazione… solo per scoprire che il volo subirà un ritardo di almeno 6 ore! A saperlo partivo stamane da Osaka. Pazienza, sono sempre carico ed aspetto. Alle 16:00, con 6 ore di ritardo – e per cause non ben precisate - l’imbarco, finalmente la partenza.
Circa due ore di volo ed intravedo in lontananza una striscia argentea: l’Amur. Arrivo ad Habarovsk che è già tardi e le mie intenzioni di fare il turista per un pomeriggio sono sfumate.
Pernotto all’Intourist da dove si gode una splendida vista sul fiume…una birretta, qualche occhiata smaliziata alle “vistose” signorine che, accompagnate da corpulenti “magnaccia” locali, cercano clienti nella hall dell’albergo e… lasciamo stare, meglio andare a nanna, domani si volerà a Petropavlovsk.

Habarovsk sull’Amur, il fiume è il confine naturale tra Russia e Cina, in lontananza nella foto

Nel frattempo, i “tre moschettieri” sono partiti da Malpensa con volo dell’Aeroflot su Mosca dove avranno una coincidenza la sera stessa con un altro volo, sempre dell’Aeroflot, su Petropavlovsk-Kamchatsky: arriveranno per ragioni di fuso orario domani pomeriggio alle 14:00, ora locale.

24-7-2010 due passi in città, veloce colazione a base di “cibo imprecisato”, una doccia e via, al terminal dei voli domestici. Check-in e sala d’attesa. Il volo è programmato per le 15:00. Dovrei arrivare in KAMCHATKA alle 19:00, in tempo per trovarmi con i ragazzi e cenare assieme…ma il fato vuole diversamente: alle 14:00 mi si avvicina una signorina dello staff aeroportuale. Mi sfila senza tanti convenevoli la carta d’imbarco che tengo nel taschino della camicia, la guarda, e comincia a parlarmi a raffica…in russo! La fermo.. “Do you speak English?”… “Niet”… continuo, “is it there any problem?”... “Da”…prende una biro, e su un foglio scrive <04:30>…poco male dico io…solo un’ora e mezzo di ritardo, va bene... “Niet! Niet” e scrive ancora, questa volta precisando <04:30…25/7>.
A quel punto mi fermo, tiro un profondo respiro, conto fino a dieci, lascio che s’allontani…e chiamo a raccolta tutti i santi del firmamento: 13 ore e mezzo di ritardo!
Mi accodo al resto dei passeggeri-compagni di sventura, e veniamo trasferiti su un autobus tutto scassato in un alberghetto-stamberga che si chiama…7stelle! Non riesco a riposare, chiamo Beppe il quale m’avverte che loro sono già a destinazione senza nessun problema, lo informo del mio inghippo, a domani allora.

25-7-2010 ore 02:00, lo stesso autobus, ancora più scassato e maleodorante di prima, ci riporta in piena notte al terminal dei voli domestici.
Sono un po’ brillo, nell’attesa mi son fatto qualche birretta in compagnia di un ragazzotto col quale ho fatto amicizia: viene da Yakutsk, dove d’inverno, mi spiega con qualche parola d’inglese e a gesti, fa l’elettricista a 56 gradi sottozero!
Arriviamo che il terminal è completamente deserto e al buio. Solo attorno al nostro aereo in mezzo alla pista, alle fioche luci di torce, c’è un certo via vai di persone. Nel salire la scaletta, noto che uno dei due motori è scoperchiato ed un paio di tizi stanno aggeggiando nella semioscurità sulla turbina…mha!
Saliamo, prendiamo i posti, allacciamo le cinture e…non si parte. Dalla cabina di pilotaggio continuano ad andare e venire i due tizi del motore. Entrano, escono, rientrano, escono col pilota…guardo dall’oblò e vedo che uno dei due sta letteralmente smartellando sul motore!
A questo punto faccio una velocissima valutazione e penso a mia moglie, a casa ed incinta al settimo mese! Poi, complici le birre e le ormai visioni di salmoni, trote e temoli, decido di restare, come del resto fanno tutti gli altri passeggeri.
Passano altri lunghissimi minuti, altre smanettate sul motore, altro via vai dalla cabina e finalmente si sente il rombo e dei motori.
Sono ormai le 6 del mattino quando l’aereo si mette in volo dopo aver totalizzato 15 ore di ritardo e, avendo esaurito la lista dei possibili supplizi da infliggere ai clienti, la Vladivostok Air ci scarica tre ore dopo a Petropavlosk/Kamchatskiy.

l’aeroporto Yelizovo di Petropavlovsk visto dal terminal, e di seguito, una visione gradita

Ci sono!!!Ringrazio l’altissimo di avermi concesso un arrivo salvo - ma non proprio sano: sono distrutto. Il direttore del tour è in aeroporto ad aspettarmi in compagnia di una bellissima ragazza russa che parla un perfetto inglese e che oggi dovrà accompagnare dei turisti francesi per un tour naturalistico dei tanti vulcani della penisola.
In KAMCHATKA ce ne sono una trentina attivi ed alcune centinaia spenti.
Facciamo conoscenza, prelevo i bagagli che – almeno questo – sono arrivati senza problemi e via, ad incontrare i ragazzi che hanno passato la notte comodi in albergo. Veniamo presentati ai componenti del tour: Volodja (Vladimir) l’autista, Serghej la guida e Katerina, interprete e cuoca.
ore 12:00: ha inizio il tour.
La prima tappa è a circa 2 ore di strada, il primo fiume che visiteremo è il “Plotinokova” che scorre nella parte sud-ovest della penisola e sfocia nel mare di Okhotsk. E’ il classico fiume da risalita, ampi ghiaieti, correntoni che si susseguono a buche mai troppo profonde. Siamo nella zona più “abitata” della penisola ed ancora nei pressi di Petropavolvosk.
La popolazione totale della KAMCHATKA, che occupa un territorio di circa 470.000 Kmq, è di 360.000 abitanti, metà della quale nella sola città di Petropavlovsk.
Montiamo subito le canne. Beppe Sergio e Roberto si armano di canne a due mani, io tento a secca per vedere se, oltre ai salmoni c’è anche qualche iridea o temolo nei paraggi. Notiamo la presenza di alcune carcasse di salmone, ma di pesce “vivo” sembra non esserci l’ombra.
Roberto si stacca dal gruppo qualche centinaio di metri a valle e poco dopo vedo che Serghej, la guida, parte a razzo nella sua direzione. Pesce? No…gli si avvicina e, invitandolo cautamente a seguirlo gli indica un bell’orsacchiotto che gli si è materializzato alle spalle a sua insaputa. Il plantigrado risale pian piano nella nostra direzione, ci leviamo subito di torno per lasciarlo passare; è chiaramente in cerca di qualcosa da azzannare e non vorremmo che si diletti con noi… è un giovane esemplare che fotografiamo stando a debita distanza.
Siamo perplessi, nessuno ha visto un pesce se non quelli morti sulla riva e delle piccole trotelle che cercano di ingoiare mosche più grosse di loro. Prima di partire facciamo due passi (molto guardinghi dato che l’amico peloso è ancora lì in giro) e vediamo un pescatore locale che, sulla sponda opposta lancia un pesante ondulante ma anche lui senza successo. Probabilmente le grosse risalite non sono ancora iniziate!
Ci muoviamo: il programma è di passare dalle sorgenti termali per fare un bagno tonificante, una vera delizia, e ceniamo nel ristorante annesso, cibo spartano ma nutriente. Ormai al buio, arriviamo al posto successivo, il fiume “Kayimshina”.
Con sistematica efficienza che dimostreranno per l’intero viaggio, i “nostri” scaricano il materiale dal camion e in pochi minuti preparano le tende per la notte. Mentre le guide lavorano veloci, noi “lazy-bastards” ci avviciniamo alle rive buie ed alle luci delle nostre “head-lamp” intravediamo delle sagome che pinneggiano in poche spanne d’acqua.
Prima di partire da Petropavolvsk abbiamo fatto incetta di birre, vodka ed altre goloserie varie che mettiamo subito ai ferri corti.
Sempre un po’ brillo (stavolta per effetto vodka) prima di assopirmi nel calduccio del sacco a pelo, mi accorgo che Volodja ha messo radio ed altoparlanti “a pala”…penso a come sia strana questa situazione: in mezzo al nulla, in un sacco a pelo, alla fine del mondo, ad ascoltare musichette anni 70’…e con la malaugurata possibilità che qualche grizzly venga a farci compagnia in tenda! Pensando a quanto sia esile lo strato di tela che compone il guscio del nostro riparo, impiego un po’ di tempo a prendere sonno .

26-7-2010: il nostro campo la mattina

26-7-2010 Al risveglio, Sergio e Roberto non si vedono: sono già da qualche parte nel fiume.
Beppe invece scarpina impazientemente nell’attesa che mi prepari. Ci siamo difatti accordati di stare sempre in copia, per via dei possibili incontri con gli orsi. M’accorgo anche che Sergej non ha dormito ed è un po’ agitato. Mi spiega che la musica era necessaria perché nei paraggi hanno avvistato un grosso maschio di orso e sembra che il rumore li tenga lontani. Ci dispensa di un razzo a testa, del tipo di quelli in dotazione ai natanti e da tenerci sempre appresso, pronto all’uso nel malaugurato caso di un incontro con un orso aggressivo. Il rumore prodotto e la fiammata, dovrebbero ( ) metterlo in fuga…si spera.
Beppe si arma di attrezzatura per la secca. Io invece pesco “sotto”, con streamers, leech ed imitazioni di uova.
Pochi minuti di scarpinata verso valle, tra erbe alte, con i peli del collo ritti dalla fifa ed i razzi pronti tra le mani e siamo sul fiume. Cominciamo a pescare, un lancio, due, dieci…nulla. Sergio e Roberto nel frattempo ci raggiungono. Stanno pescando con canne a due mani, ma senza il benché minimo successo. Hanno entrambi appese più mosche al patch del gilet di tutto quel che si può pensare di attaccare su un albero di Natale, segno che ne han provate di tutti i colori. Mi sposto un po’ verso il centro della corrente, poi un altro po’, poi ancora un passo e mi accorgo che ho guadato il fiume. Cerco di tornare sui miei passi, ma non riesco: ho fatto una grossissima minchiata e sono costretto a risalire la sponda opposta, da solo, fino ai pressi del campo dove c’è un ponte. Il rischio è grosso, razzo in mano pronto all’uso, mi avvio faticosamente restando in acqua. Sudando non solo per la fatica, finalmente avvisto il ponte, ancora qualche passo e sono al sicuro. M’è andata bene.
N.B.: cito questo fatto perché poco dopo abbiamo avvistato il grosso orso a poche decine di metri da dove ero passato io, tutto intento a trastullarsi nell’erba alta. Mai allontanarsi dai compagni!
Attraversando il ponte guardo sotto le acque veloci, ed il cuore mi balza in gola: un king gigantesco pinneggia tenendosi fermo in mezzo alla corrente, al centro del fiume e proprio sotto il ponte. E’ il primo che vedo e l’emozione è forte. Si tratta di un pesce che è già nel fiume da diverso tempo, macchie bianche ne chiazzano le pinne qua e là, dev’essere ormai alla fine dei suoi giorni. Ma che bestia! Lo stimo lungo almeno un metro e trenta! Chiamo ad alta voce i ragazzi che nel frattempo e sempre più perplessi per il nulla visto, hanno raggiunto il campo. Accorrono, e Sergio, “il mago” del gruppo, decide di fare la seconda minchiata della giornata (dopo la mia): stando sul ponte, lancia una clouster-egg, così, tanto per fare qualcosa, tanto per scherzare…vediamo il bestione scartare verso le “imi” arancioni che scendono con la corrente…apre la bocca ed ingoia…poi lo vediamo masticare…infine, sentendo la puntura dell’amo, parte come un motoscafo da off-shore verso valle: in un nano secondo metri e metri di backing con tutto ciò che è attaccato spariscono all’orizzonte. Siamo allibiti! L’autore della follia, vuole a tutti i costi recuperare almeno la costosa coda, ed inizia così una pantomima degna delle comiche: difatti è rivolto con la canna verso monte, esattamente al centro del ponte, ai lati del quale ci sono 2 piloni inaggirabili ma il pesce ha giustamente pensato di andarsene verso valle. Purtroppo non avevo a portata di mano la videocamera, perché quello che è successo nei successivi 20 minuti era da videoclip!
Tra risate, urla, comandi vari ed almeno un paio di scappate verso l’automezzo per prendere prima un paio di waders, poi un guadino, il “mago”, un vero fenomeno pieno di risorse, è riuscito con l’aiuto di tutti a far passare la canna a valle e sta cominciando un faticosissimo recupero. Alla fine agguantiamo la lenza con le mani: è troppo pesante e comunque, ormai spossato, lo spiaggiamo, slamiamo e, per un misto di decenza ed una vena di delusione per “la finesse” usata, non lo fotografiamo nemmeno prima di rilasciarlo.
Decidiamo di spostarci e provare nel fiume “Bistraya”, nei pressi di Maliki.
Ci siamo già cambiati, chiuso le canne e mentre le guide smontano tutto, noto nel fiume delle sagome rosse, sono 4 o 5 e restano ferme nella corrente vicino a riva. Stavolta provo io, preparo velocemente la prima canna che mi capita per le mani, monto una piccola “sucking-leech” e cerco di farla derivare in modo che gli si presenti direttamente in bocca.
Sergej viene a dare un’occhiata, dice che sono “nerka” cioè sockeye e che è praticamente impossibile farli mangiare. Insisto, finché ne vedo uno che scarta leggermente ed in un attimo mi trovo con la canna piegata, coda e backing che se ne vanno alla svelta: non capisco, non mi sembrava poi così grosso…poi intuisco ed è delusione, l’ho allamato sul lato del corpo e adesso sta facendo il diavolo a quattro. Ad ogni modo lo recupero e resto stupefatto dai colori che mi trovo in mano, incredibile, sembra disegnato da un bimbo alquanto fantasioso con l’uniposca rosso fosforescente. Una veloce fotografia per ricordarmene i colori e poi torna libero.
In breve arriviamo sul Bistraya a Maliki, nei pressi del quale c’è un vivaio. Sul numero di Agosto 2009 di National Geographic Italia, c’era un articolo sulla KAMCHATKA che spiegava come la fortissima pressione esercitata dalla pesca di frodo, avesse reso necessario ormai da anni questo impianto. Pesca eccessiva da parte di pescherecci in mare e bracconaggio, specie quello rivolto alla raccolta del “caviale”, hanno provocato un netto declino sia sulla quantità di salmoni che sulla varietà delle specie che risalgono questo fiume.
Il fiume comunque è bellissimo, con ampi ghiaieti e varie ramificazioni laterali che offrono interessanti alternative al corpo principale. Mentre Katerina è indaffarata a preparare un pranzo veloce, noi proviamo a pescare.
Sergio ed io, sempre decisi ad incannare un salmone per il verso giusto, peschiamo con streamers ed altre imitazioni affondanti. Beppe e Roberto sondano i rami laterali a secca, alla ricerca di trote e temoli. Dopo un’oretta nessuno ha visto niente! Mi avvicino a Roberto il quale mi indica alcuni rami sporgenti sotto i quali diversi pesci si tengono fermi in corrente: all’apparenza sembrerebbero “nerka” intenti a…far niente. Roberto ha già fatto qualche tentativo a secca, ma i rami precludono ogni azione e m’invita a provare con qualcos’altro.
Monto la solita “egg-sucking-leech” e con poco più del finale fuori dal cimino, riesco a far derivare la mosca nel mezzo del branco. Vedo uno dei pesci scagliarsi con rabbia sull’imitazione, ferro e lo forzo subito fuori dall’intrico dei rami. Breve lotta e ce l’ho per le mani, ma non riesco a capire di cosa si tratti, forse una giovane femmina di nerka…Roberto m’immortala e poi la rilascio subito, così magari farà la felicità di qualche maschio nerka, come tutte le femmine di tutte le specie dovrebbero sempre fare…
Siamo sempre più perplessi e pensiamo che le risalite siano in ritardo, come ci spiega anche la guida che comincia ad essere preoccupato per i nostri modesti successi, per non dire altro.
Mangiamo e decidiamo di spostarci, adesso imboccheremo la strada che si dirige a nord, verso la vallata centrale della penisola. Il corso d’acqua principale di questa zona è il “kamchatka” che scorre da sud verso nord, raccogliendo man mano tutti i fiumi e torrenti che scendono dalle montagne laterali. Continua la sua corsa verso il mare ingrossandosi sempre di più e sfociando infine nell’Oceano Pacifico ad almeno 400 km a nord di dove ci troviamo. Nell’ultimo tratto è un fiume smisurato e perfettamente navigabile. Data la distanza dal mare, più che ai salmoni, rivolgeremo qui la nostra attenzione a trote iridee e temoli…o così almeno si spera.
Arriviamo al posto successivo che è già sera, ma qui il sole tramonta alle 10 circa, quindi ci resta ancora almeno un’oretta di tempo per fare qualche lancio. Siamo alle sorgenti del “kamchatka” che qui ha le sembianze di una risorgiva. Larghezza sui 10 metri, corrente lenta e poco profonda, fondali sabbiosi con fluttuanti banchi di alghe. Serghej ci spiega che proprio lì sotto, stanno in agguato grosse iridee e temoli artici. Un ponte tutto scassato lo attraversa, e da quello cerchiamo di scrutare tra i vari meandri, ma senza vedere nulla. Beppe ed io scendiamo nel fiume verso monte, Sergio e Roberto provano a valle. Aggirando erbe, arbusti e piante di betulle, raggiungiamo la riva, dove notiamo subito le impronte di orsi.
Proviamo a secca, a ninfa, a streamer, ma non si vede nulla! Solo piccole trotelle che sbollicchiano qua e là. Le ombre della sera si allungano, ci dirigiamo verso il campo dove nel frattempo,”Kat” ha preparato la cena. Mangiamo, e parlando fra di noi, noto che le perplessità cominciano a lasciare posto alla delusione: le nostre aspettative erano alte, ma alla fine del secondo giorno abbiamo totalizzato il nulla!
Serghej cerca di dispensarci consigli, dice di insistere perché le iridee, specie quelle grosse, sono molto guardinghe e bisogna scatenarne l’istinto predatorio con ripetuti passaggi degli artificiali. Lui pesca a spinning, ma da poco cerca di avvicinarsi alla mosca: ha con sé una rudimentale attrezzatura e degli artificiali che, a detta sua, sono costruiti dal “pam-russo” più famoso e vuole a tutti i costi mostrarceli…a vederlo mi fa quasi pena, non sa più come aiutarci pur di vedere realizzato lo scopo del suo compito, cioè quello di farci prendere pesci. Lo tranquillizzo cercando di sdrammatizzare la situazione…sich!

27-7-2010 dopo una notte in tenda con una pioggerella battente, ci svegliamo e decidiamo di rimetterci in viaggio. Le guide, sempre prontissime, smontano il campo e nel frattempo dal ponte scassato vediamo un grosso pesce che s’aggira tra i banchi di alghe, per poi sparire al di sotto delle stesse.
Una vocina acquisita nel corso degli anni, mi dice che dovremmo prestare attenzione ai consigli della guida. Questa volta ci aspetta un lungo tragitto. Serghej vuole portarci in una zona a metà della valle centrale, dove probabilmente mai nessuno ha messo piede. Comincia così il viaggio su quella che per i “kamchatki” è la loro “autostrada del sole”: un lunghissimo e monotono sterrato, che scorre dritto da sud a nord.
Passiamo dall’abitato di “Milkovo” dove Kat fa rifornimento di vivande, noi di “beveraggi” vari. Poco dopo, una brusca fermata: Volodja ha disceso il terrapieno della strada principale e si infila per un sentiero appena abbozzato. Poi il sentiero lo inventa lui, determinato a tutti i costi a portarci sulla sponda del fiume “Kayakovaya”, probabilmente siamo i primi a mettervi piede, almeno in questo punto.
Lunghi minuti di “camel trophy” e siamo sulle sponde del fiume. Sembra bellissimo e presenta un ambiente quanto mai vario, adatto a qualunque tipo di pesca.
In un attimo siamo pronti e mentre le guide preparano il campo, ci fiondiamo in acqua e peschiamo…un’ora dopo, stupefatti per il “nulla visto” ci fermiamo per un pranzo veloce.
Serghej che ha già fiutato una certa delusione da parte nostra, ci propone di seguirci con canna da spinning. Ne siamo felicissimi. E’ chiaro che vuole dimostrarci la presenza di pesce, e “dalle retrovie” sento voci del tipo “se prende qualcosa staremo zitti per sempre”…infatti, pochi minuti dopo, siamo tutti zitti: in pochi lanci, Serghej ha già spiaggiato un’iridea di almeno mezzo metro, ed un temolo artico che, così di primo acchito, stimo più grosso ancora dell’iridea.
Poi continua a spiaggiare altre iridee, e, al solo scopo di metterle agli atti, ne agguanto una appena pescata e la fotografiamo, mentre “tutto tranquillo” per la figuraccia, mi fumo una sigaretta dopo l’altra…
Non c’è storia: nessuna delle nostre imitazioni galleggianti, semi galleggianti, affondanti, semi affondanti sembra valere quanto i “rotulanti” cucchiai di Serghej…il quale ci propone di aprire lo stomaco di una malcapitata iridea per verificarne il contenuto…alla faccia, non avrei mai pensato di arrivare a tanto, almeno qui in KAMCHATKA.
Ad ogni modo era già spacciata: Katerina reclamava del pesce per la cena: trote al cartoccio e “sashimi” di temolo che si riveleranno poi squisiti! Durante la cena, Serghej ci propone di montare il gommone con il quale, l’indomani, potremo perlustrare un tratto più ampio di fiume.
La solita pioggerella insistente, accompagnata dal rituale di “qualche” vodka, ci augura la buona notte.

28-7-2010 Durante la notte, così come “qualche” vodka si è poi rivelata una bottiglia intera,quella che era solo pioggerella, probabilmente a monte era un vero acquazzone: il fiume si è alzato notevolmente di livello e si è intorbidito.
Siamo delusi, e malgrado l’ausilio del gommone, dopo pochi minuti dobbiamo ammettere che è impescabile. Il tempo è comunque bello e decidiamo di aspettare qualche ora per vedere se magari si ripulisce almeno un po’.
Questo è stato il momento di massimo sconforto di tutto il viaggio: il morale della ciurma era MOLTO basso..
Metto un materassino in riva al fiume dove le zanzare sono meno noiose, e decido di dormirci sopra. Sento i ragazzi confabulare, stanno cercando di dare una spiegazione agli insuccessi: chi fa supposizioni sulla stagione, sui giorni, sul vento, sui pesci, sulle mosche…addirittura sulle fasi lunari! Poi li sento parlare della figuraccia che faranno con amici, parenti e colleghi di lavoro che li aspettano al ritorno con foto e racconti di mega-catture… mentre qui non si è ancora visto nulla.
Sento ridere e scherzare, apro gli occhi e la scena che mi si propone mi fa nascere qualche dubbio circa l’integrità mentale dei miei compagni: In mancanza di meglio, stanno posando alternativamente con catture di tutto riguardo…!!!
Malgrado l’attesa il fiume non dà segni di ripulirsi e decidiamo così di spostarci e raggiungere l’abitato di Esso, dove pernotteremo presso un alberghetto dotato di bagni termali, così possiamo almeno darci una bella rinfrescata. Sergio ed io siamo i primi ad approfittarne, ci caliamo nella piscina termale occupata solo da una bella ragazza in compagnia di un anziano. Dopo qualche commento tipicamente “maschile” scopriamo che si tratta di un’italiana con parenti di origine locale ed in visita nel paese…stiamo collezionando una figuraccia dopo l’altra, anziché pesci!!!
Ci consoliamo nel ristorante annesso, il menù del giorno è stufato d’alce, squisito!

29-7-2010 Partenza in mattinata, ma senza aver prima visitato l’emporio locale (birre, vodka etc). Aspetto fuori e scambio due parole con un turista polacco che dice di venir qua tutti gli anni in cerca di pace! Ieri è stato a pesca sul fiume Kamcatka dove a spinning ha catturato alcuni king…alla faccia, questo se ne viene in cerca di pace e trova pesce, noi veniamo in cerca di pesce e non riusciamo a vedere nemmeno una pinna… Ad ogni modo ci dirigiamo anche noi verso lo stesso fiume che raggiungiamo nel primo pomeriggio.
Siamo nei pressi della confluenza di tutti i fiumi della zona e qui, il Kamchatka è davvero immenso. Mentre Kat e Volodja preparano il campo proprio in riva al fiume, Serghej prepara il gommone e noi l’attrezzatura.
Una prima occhiata alle rive, rivela la presenza di salmoni morti e la solita inquietante presenza di orme, alla quale ormai, abbiamo fatto l’abitudine. Nota: le tracce di orsi, così come quelle di alci le abbiamo notate ovunque abbiamo messo piede. La popolazione di orsi in KAMCHATKA è altissima, ed è sempre bene tenerlo presente. Ad ogni modo le guide si sono dimostrate attentissime alla nostra sicurezza; nell’arrivare in un nuovo posto, come prima cosa partono subito” veloci come schegge” a perlustrare i paraggi in tutte le direzioni! Poi accendono un bel fuoco.
Dopo un pranzo veloce, partiamo tutti e quattro sul gommone pilotato da Serghej, che dirige a monte. Le sponde sono occupate da una fitta vegetazione e la profondità media è sul metro e mezzo. Stiamo cercando dei punti “pescabili”, rappresentati da spiaggette laterali e confluenze con fiumi più piccoli; Nel tardo pomeriggio, dopo aver sondato il fiume qua e là, ci fermiamo nei pressi di un isolotto dove possiamo muoverci “in wading” per almeno un centinaio di metri. Proviamo con diversi sistemi; chi a secca e chi a streamer. Poi, d’un tratto, come se qualcuno avesse premuto l’interruttore di start, cominciano le bollate dei temoli.
Passiamo tutti alla secca e catturiamo un pesce dietro l’altro, tutti di buone dimensioni, aggressivi, e cosa molto apprezzata, per niente schizzinosi: qualunque mosca sembra funzionare, grosse cavallette in foam, royal wulff, sedge in pelo di cervo e quant’altro, l’importante è che siano grosse e galleggino bene, una vera manna per chi, come me, comincia ad avere problemi di vista!!!
Noto che Beppe sta “rovistando” nei pressi di una sponda dove i rami di un albero creano un rigiro d’acqua. Ha visto una bollata “anomala” ed è deciso a tutti i costi ad indagare per capire di cosa si tratta. Poco dopo la perseveranza lo ripaga bene: la grossa cavalletta in foam sparisce in un gorgoglio d’acqua ed il buon “vecio” si ritrova canna piegata a lottare con un bel pesce. Alcuni minuti di tira e molla ed eccolo salpato, uno splendido salmerino kundja dalla livrea fantastica.
Le catture si susseguono per un paio d’ore, siamo tutti molto eccitati tant’è che mi accorgo improvvisamente di essermi completamente dimenticato di Serghej. Osservandolo noto con piacere che un largo sorriso gli occupa la faccia, finora piuttosto seria: noi siamo felici ma lui lo è ancora di più, il vederci finalmente “capitalizzare” equivale per lui ad una “mission accomplished”.
La maggior parte del pesce se ne torna tranquillamente in acqua, ma alcuni li tratteniamo per cena. Da giorni avevamo difatti in mente di fare una mega spaghettata “da campo” con pesce sfilettato e pomodorini “semi-freschi”.
Siamo tutti contenti ed il resto della sera passa piacevole tra chiacchiere, scherzi, risate, vino bianco e vodka.
I ragazzi vanno tutti a nanna, io m’intrattengo con Katerina, Volodja e Serghej per un ultimo giro di vodke…
Abbiamo deciso di restare qui anche domani, suggerisco uno “scherzo” a Katerina e poi a nanna!

30-7-2010 ore 07:00…Dong!..Dong!..ORSO!..ORSO!..Dong!..Dong! I miei compagni schizzano letteralmente dalle tende come cavallette impazzite, io invece me la ghigno tranquillamente…lo “scherzo” della sveglia è riuscito perfettamente e con padella, mastello e la parola magica “orso”, la brava Katerina ha ridato vita al campo in tempo zero!
Oggi la giornata è bellissima ed una leggera foschia copre il fiume, ancora assopito. Il programma del giorno consiste nel risalire il più possibile il corso del Kamchatka fin tanto che la benzina ce lo consentirà. Già ieri infatti ne abbiamo usata parecchia e qui, non ci sono distributori!
Partiamo dopo una buona colazione ed un caffè; l’idea è di spingerci a monte in perlustrazione e poi ridiscendere fermandoci dove lo riterremo opportuno. Ad una curva del fiume ne segue un’altra, finché ad una svolta, vediamo una copia di alci che, spaventate, guadano il fiume e risalgono la sponda opposta, che spettacolo!
Proviamo svariati punti cercando salmoni con streamers ed altre imitazioni del caso, ma le ore centrali sono avare di catture. Solo Serghej che pesca a spinning incanna una grossa iridea, lo aiuto afferrandola con le mani, ma prima di poter scattare una foto, la furbona “vomita” letteralmente un temolo di almeno 25cm slamandosi e prendendo il largo…verso sera, si ripete “la danza” dei temoli e passiamo altre piacevoli ore catturandone in quantità
Alcuni di noi spostano l’attenzione nei sottoriva dove salmerini ed iridee sono in attività e provano con imitazioni di topo in pelo di cervo. Qualche bella cattura, ma il prezzo è alto: i rami sono intricati e i pesci rispondono solo alle imitazioni che passano proprio nell’intrico dei rami, disdegnando il resto, così che “qualcuno” crea delle allegre “colonie” di topi attaccate ai rami circostanti…potenza dei lanci!!!!
La giornata volge ormai al termine, le ombre della sera si allungano ed è tempo di tornare al campo. Un tramonto idilliaco ci accompagna sull’ultimo tratto di fiume, colorando di rosso le vette in lontananza.
Abbiamo ancora a disposizione 3 giorni, dei quali l’ultimo solo parziale ed uno da dedicare al viaggio di ritorno verso Petropavlovsk. Dobbiamo prendere una decisione su come sfruttare le poche ore rimaste e così, dopo cena, facciamo una consulta a cui partecipano tutti.
Siamo abbastanza appagati con i temoli, di trote ne abbiamo viste poche, ma la cosa che ci lascia più amaro in bocca sono i salmoni. Non siamo ancora riusciti a catturarne nemmeno uno decente e per il verso giusto…date le circostanze, decidiamo di tentare il tutto per tutto per porvi rimedio.
L’unica cosa da fare, è di tornare a rotta di collo verso Petropavlovsk, nei pressi del quale ci sono alcuni fiumi “da risalita”. Non sono proprio il massimo dal punto di vista paesaggistico, la KAMCHATKA potrebbe offrire molto meglio, ma purtroppo il tempo a disposizione non ci lascia altre alternative. E poi, a questo punto, faremmo di tutto pur di catturare salmoni e siamo disposti, seppur avvisati, a pescare in zone più battute da altri pescatori locali che di solito si tengono nei pressi della città…quindi la decisione è presa, l’indomani si viaggerà per tutta la giornata.

31-7-2010 Diamo una mano a smontare il campo e “fatto i bagagli” si parte. Il tragitto è lungo e piuttosto monotono, lo stesso sterrato percorso all’andata lo stiamo affrontando in senso inverso, solo che ce lo dovremo sorbire in un colpo solo, senza soste significative, se non per pranzare velocemente. Qualche mano a briscola, un pisolino e verso sera arriviamo nei pressi di Petropavlovsk. Decidiamo di alloggiare presso un “hotelbagnotermalediscoteca”.
Katerina approfitta della notte per fare un salto a casa mentre Serghej e Volodja (quest’ultimo inseparabile dal proprio automezzo) dormono nella cabina passeggeri che all’occorrenza, si trasforma in una comoda camera da letto per 2 o 3 persone.

01-8-2010 Dopo esserci rifocillati con una comoda dormita, una bella doccia e un’ abbondante colazione, alle 10 siamo pronti a partire. Il gruppo è ripristinato, anche Katerina ha già fatto ritorno e puntiamo verso il fiume “Payatunka” a breve distanza. Impieghiamo comunque un po’ di tempo e Volodja è costretto a guadare il fiume in alcuni punti; dai finestrini notiamo la presenza di salmoni in poche spanne d’acqua! Arriviamo abbastanza eccitati nei pressi di un agglomerato di rudimentali capanne di pescatori. Questa è alta stagione di pesca e i locali cercano di sfruttare il più possibile le risalite per fare incetta di pesce ma soprattutto di “caviale”.
Li catturano a spinning ma anche “a strappo” o con le reti. Almeno siamo sicuri che qui i salmoni ci sono ed in abbondanza…ci spostiamo a monte per un buon tratto, se non altro per allontanarci il più possibile dalla zona “inflazionata”, fino alla confluenza con un ramo secondario, una sorta di torrentello tributario del fiume principale.
Gli occhi ci saltano dalle orbite: salmoni! Stanno risalendo pian piano, Sergio e Roberto non attendono ed in un istante sono già in pesca. Montano imitazioni di gamberetti rosa.
Dopo svariati passaggi degli artificiali le prime attesissime catture!
Anch’io mi do da fare, monto una egg sucking leech ed in pochi minuti mi ritrovo, canna piegata, a lottare col mio primo salmone...sono”keta” anche detti “dog salmon” per la similarità con i denti di un cane.
Mi sposto qualche metro verso la confluenza dei due corsi d’acqua, qui la profondità è maggiore ed il fondale in parte fangoso non permette una buona visuale. Tuttavia vedo delle sagome saettare veloci verso monte in sporadici gruppi che si fanno via via più numerosi. Sono certamente salmoni, ma di che specie saranno? Monto uno grosso streamer “da mare” ed in pochi lanci, una delle sagome devia dal branco per seguire l’artificiale. Lo azzanna con violenza, ferro e mi trovo a lottare con un bel pesce…
Canna piegata all’inverosimile, pochi minuti e lo salpo, è un “gorbuscha” detto anche “pink salmon”
Da questo momento, hanno inizio alcune ore di assoluta frenesia. I pesci arrivano in quantità sempre maggiori e tutti e quattro prendiamo posizione a pochi metri l’uno dall’altro e le catture si susseguono. Spesso ci troviamo in 2 o 3 a lottare contemporaneamente.
Sono in prevalenza “dog” e “pink”…
…ma anche qualche silver fa capolino qui e là
Altro grosso dog
Le ultime cose che ricordo in particolare di questi momenti, sono due: la prima è che ad un certo punto ho avvertito un’abboccata in apparenza uguale a tutte le altre, ma dopo pochi secondi il pesce misterioso è partito a razzo verso valle, trascinando irrimediabilmente decine e decine di metri di backing senza che potessi fare la minima cosa per contrastarlo. In tempo zero, il tutto è sparito dietro la curva del fiume, era come essere agganciati ad una volkswagen in corsa! Poi la “cosa” s’è fermata – per volontà sua – ma non potevo fare assolutamente niente, adesso mi sembrava di avere l’amo piantato nel tronco di una solida quercia; dopo alcuni minuti spesi nel vano tentativo di un patetico recupero, ho dovuto, mio malgrado, mettere la canna in orizzontale, bloccare la frizione e tirare di forza per cercare di spezzare la lenza…s’è aperto l’amo e sono riuscito a recuperare il tutto ma senza capire cosa fosse!
La seconda erano le facce di Serghej e di Volodja che ci stavano osservando da un bel pezzo, sorridenti e senza che nessuno di noi li avesse minimamente notati, tant’era l’eccitazione che ci pervadeva in quei momenti.
L’ultima cena “da campo” si svolge nella più totale felicità, fiumi di vodka scorrono con le ore della sera, mentre continuiamo a raccontarci l’un l’altro i momenti esaltanti appena vissuti, ognuno di noi determinato a riferire quei particolari che agli altri potrebbero essere sfuggiti.
Prima di coricarci nelle tende, scimmie in spalla ed ormai semi-dislessici, decidiamo di passare la prossima ed ultima mattina nello stesso posto.

02-8-2010 Ci svegliamo tardi, con scimmie ancora in spalla e solo per accorgerci che il nostro “magico” posto è già occupato da alcuni pescatori locali. Questi sono arrivati in macchina mentre noi, che dormivamo a poche decine di metri di distanza, siamo riusciti a farci soffiare la piazza sotto il naso..
Maledicendoci per la “leggerezza” commessa, facciamo subito consulta e Serghej suggerisce di smontare il campo e provare più a monte e comunque sulla via del rientro a Petropavlovsk: il tour è ormai al termine.
Alcuni chilometri dopo ci fermiamo su un ampio ghiaieto. Il fiume qui è letteralmente assediato da pescatori locali che sembra stiano lavorando, anziché pescando: ed in effetti è proprio così. Armati di pesanti canne spuntate, lanciano grosse ancorette e recuperano con continui strappi, allo scopo di agganciare i salmoni nel mucchio...
Un vero scempio alla natura: i poveri malcapitati vengono letteralmente trascinati a riva dove chiudono il conto di questa loro spettacolare esistenza incontrando le lame di lunghi ed affilati coltelli. Senza nessuna pietà, alle femmine viene aperta la pancia ed estratte le uova. Già, proprio quel fardello arancione così prezioso, per cui madre natura le ha programmate ad affrontare mille avversità. I maschi riceveranno tuttalpiù una pedata per essere ributtati nel fiume dove, pateticamente ed ormai spossati, cercano ancora di riprendere la corrente, determinati fino alla fine a compiere il loro innato dovere. Scene commoventi e di una tristezza indicibile.
Tutt’attorno, decine e decine di carcasse sventrate…sentiamo l’odore della morte. Cerchiamo di consolarci, pensando e sperando che i più, riescano a passare queste trappole umane per compiere il loro importante ciclo vitale. Ma è dura, e decidiamo di abbandonare il campo prima di rischiare una rissa persa in partenza: di punti come questi, in questa stagione, ce ne saranno molti altri da queste parti…
Rientriamo a Petropavlovsk per un giro turistico della città, una cena di saluto e pernottamento in albergo.

03-8-2010 il mattino veniamo accompagnati all’aeroporto da dove partiamo tutti pressoché allo stesso orario. I ragazzi in viaggio per l’Italia dove arriveranno la sera stessa, recuperando parecchie ore di fuso in volo. Io, solo e malinconico per il termine di questa bella avventura, dovrò fermarmi per una notte ad Habarovsk e questa volta, senza nessun ritardo.
Il giorno dopo sbarcherò a Niigata, con la solenne promessa di non toccare MAI più il sushi di “ikura”.

CONCLUSIONI

Il presente articolo è volutamente lungo e descrittivo. Ho cercato di riportare il susseguirsi degli avvenimenti in modo fedele alla realtà delle cose, includendovi sia i lati positivi, ma anche quelli negativi. Durante la preparazione di questo viaggio avrei “versato oro” pur di trovare una testimonianza come quella che spero di aver raccolto in queste pagine, anziché i soliti “resoconti -commerciali” da web, che danno sempre per scontato pesci da sogno e catture in quantità industriali.
Come s’è visto, non è sempre festa…

Alcuni consigli per chi volesse intraprendere questa avventura:

- Meglio essere forniti di uno spiccato senso di adattamento. Nell’ultimo decennio la Russia ha fatto dei passi da gigante sul piano socio-economico. Tuttavia le infrastrutture e i sevizi lasciano ancora a desiderare e spesso, bisogna chiudere un occhio (se non tutti e due) di fronte a determinate situazioni. In altre parole, non si è in Canada o negli Stati Uniti…

- Analogamente, la vita “da campo” non offre certamente quelle comodità cui siamo di norma abituati e per qualcuno, dopo qualche giorno, potrebbe rivelarsi alquanto sconfortevole. Per esempio, la toilet consiste in un ramo ed una frasca di foglie: scelto un punto appartato, si pianta il ramo nel terreno cui tenersi aggrappati con una mano, mentre con l’altra si agita la frasca per scacciare i nugoli di zanzare irrimediabilmente attratte dal “banchetto” fuori programma (e mi riferisco al bianco posteriore esposto ai quattro venti). Le possibilità di rinfrescarsi con una bella doccia sono poche, e coincidono con sporadiche visite presso bagni termali, ove siano disponibili.

- Cercate, per quanto possibile, di viaggiare leggeri. Gli spazi a bordo dell’automezzo sono limitati. Importantissimo avere abbigliamento caldo e che asciughi in fretta. Selezionate capi tecnici e che garantiscano il massimo della resa e dell’affidabilità. Il tempo in KAMCHATKA è alquanto mutevole ed anche nella stagione estiva si rischia di trovarsi con pochi gradi ed esposti agli elementi.

- Bugs Chapter. Malgrado tutti i timori rappresentati da insetti e zanzare, devo dire che ce la siamo cavata “di lusso” specialmente in considerazione del fatto che il periodo era indicato come il peggiore, da questo punto di vista. Detto ciò, è comunque assolutamente masochistico viaggiare senza una buona scorta di repellente, un lenitivo ed una retina copriviso (quest’ultima per la verità l’ho usata solo una volta e per un paio d’ore, ma in quei momenti ero contento di averla appresso).

- Vantaggi dell’Autotour: costo contenuto, possibilità di visitare più posti e di poterli cambiare in qualunque momento, godersi il panorama durante gli spostamenti.

- Svantaggi dell’Autotour: metà del tempo a disposizione lo perderete durante i vari tragitti. Tuttavia, se doveste “affezionarvi” particolarmente ad una località, potrete sempre decidere di modificare il tour restandoci. L’altro svantaggio è rappresentato dalla “gittata” possibile: malgrado noi si abbia percorso in tutto più di mille chilometri, la zona interessata resta comunque una parte limitata della penisola e sicuramente, quella più inflazionata per la pesca.

ATTREZZATURE

Canne 9’#6 per la secca, 9’#8-9 per i salmoni. Non avendole utilizzate personalmente, non sono in grado di offrire consigli in merito all’eventuale utilizzo di canne a due mani. Mulinelli capienti, con un’ottima frizione e caricati con molti metri di backing per i salmoni. Code rigorosamente WF: consiglio di aver con sé una galleggiante, un’intermedia ma anche una ad affondamento rapido, perché ci siamo trovati in ambienti con profondità quanto mai svariate (dal mezzo metro ai 2 metri).
Personalmente ho dato preferenza a code intere, piuttosto che alle multi-tip. Finali conici di 9’ per la secca (non sono mai sceso sotto il 4X) e corti con punte dello 0.30-0.35 per i salmoni. Nel testo ho già fatto cenni sulle varie imitazioni utilizzate.

DETTAGLI

- Voli Aeroflot da Malpensa -Mosca e Mosca-Petropavolvsk giornalieri

- Costi indicativi per persona A/R classe economica circa 1000 Euro

- Visto Russia: occorre un invito da parte del tour operator, costo indicativo dai 35 ai 70 Euro

- Agenzia utilizzata: Travel Tour “Kamchatka Vision” www.kamchatka.org.ru/

- Autotour: 4 persone, 42000 Rubli (circa 990 Euro) a testa.

- Pernottamenti in hotel (dove e quando serve) circa 80-100 Euro a testa

- Altri dettagli e contatti li potrete trovare al sito indicato.

NOTAAlcune fotografie riportano date ed orario in cui è avvenuto lo scatto. Per dovere di precisione, l’ora esatta sul fuso locale in KAMCHATKA si determina aggiungendo 3 ore a quanto indicato nella foto. (Es.: la foto indica le 18:00, l’ora effettiva dello scatto sono le 21:00)


Marco Pedrini (Aussie)


© PIPAM.org

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