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USA - Le steelheads dell'Oregon (terza parte)

USA Settembre 2010



di Gianfranco “Von Pellix” Pelliciari

Ecco la terza parte della cronistoria, sempre tra il serio e il faceto, del mio
viaggio in USA in compagnia dei cari amici scavezzacollo Antonio "Popeye"
Fadda e Franco "Pakey" Arsie, per cercare di pescare le steelheads dei più
blasonati fiumi dello Stato dell'Oregon: l'Umpqua e il Rogue.
Questa volta parliamo delle nostre avventure sul Rogue…
Tanto per continuare a farci ancora quattro risate insieme...

Come al solito anche stamane, il nostro ottavo giorno negli USA, la sveglia suona presto pur non dovendo andare a pescare.
Oggi si cambia casa e occorre finire le pulizie e il riassetto della casa entro le 11.00 pena il dover pagare un altro giorno di affitto o, nel caso non fosse riconsegnata nello stesso stato in cui è stata trovata, una bella multa di 500 dollari (somma già anticipata da Claudio e che gli verrà restituita solo al termine dei controlli da parte della proprietà).
Come da prassi ormai consolidata, la mega colazione ci attende in cucina. Stavolta ho apparecchiato io, visto che Franco ha lavato i piatti l’ultima volta (la sera prima però siamo andati a cena allo “Steamboat Inn” percui niente cucina in casa e il marrano così ieri se l’è scampata). Caricati i bagagli in macchina, un’ultima occhiata di controllo – e di rimpianto – in giro e via per la nuova destinazione: un lodge sul Rogue, altro mitico fiume da salmoni e steelheads dell’Oregon.
La giornata si annuncia stupenda con solo qualche nube bassa al mattino presto ma, già dall’alba, molto calda.
Lasciata la lussuosa residenza percorriamo la solita strada che costeggia l’Umpqua e che risaliamo verso est.
Abbiamo deciso di sfruttare il viaggio di trasferimento per non farci sfuggire una visita alle bellezze naturali della regione percui, seguendo i consigli di Claudio con la sua incredibile “Bibbia”, passeremo per il Crater Lake, un lago di origine vulcanica dai paesaggi mozzafiato.
Anche l’ambiente che percorriamo è di una bellezza incredibile; la strada che percorriamo, la “138 East” che costeggia il North Umpqua River fino al Maidu Lake di cui il fiume è emissario, è come una lama dritta che taglia i fitti boschi che si affacciano su di essa.
Proseguiamo fino a raggiungere e costeggiare prima il Diamond Lake, uno splendido bacino ai piedi del Mount Bailey che, con i suoi 2500 metri, svetta maestoso sul paesaggio, per poi prendere la “309 South” verso il “Crater Lake”.
La strada sale sempre e ci porta fino all’ingresso ovest del “Crater Lake National Park” dove troviamo un casotto con una gentile ranger del parco a cui paghiamo un biglietto d’ingresso di 5 dollari e da cui ritiriamo una cartina del comprensorio.
Consultando la cartina, decidiamo di percorrere la strada ad ovest per poter ad ammirare da vicino il cono del vulcano che spunta dal lago.
La strada continua a rampare bene, visto che dobbiamo salire fino agli oltre 1880 metri del lago, e ad un tratto si apre su un falsopiano caratterizzato da un paesaggio brullo e piatto, quasi lunare, probabilmente causato dal deposito a terra di minerali non adatti alla vita vegetale trasportati fin lì da antiche eruzioni del vulcano.
Continuando a salire, parcheggiamo prima sulla strada per ammirare il tronco calcinato di un albero che domina il paesaggio. Finalmente una foto tutti e tre insieme… i “Tre del Pater Noster”…
Affacciandosi al basso parapetto di roccia, la vista si apre su un’ampia veduta dell’interno del cratere lasciato dall’esplosione della cima del vulcano “Mount Mazama” in cui occhieggia invitante uno specchio d’acqua cristallina in tutte le sfumature del blu, dall’indaco chiaro dei bassi fondi al blu cobalto dei punti più profondi che si fonde quasi con continuità con l’azzurro tenue del cielo.
Quasi in mezzo al lago la cima del vulcano, denominata “Lizard Island”, svetta dall’acqua come un gioiello incastonato circondato da un merletto luccicante di raggi di sole. Una vista straordinaria e incantevole e il solo essere alla presenza di questi spettacoli naturali è proprio come assistere, anzi partecipare a quel vero e proprio inno alla gioia di vivere che solo la Natura con la sua maestosità può elevare al cielo.
Il luogo è meta continua da parte di numerosissimi turisti e i punti più favorevoli per l’osservazione sono, nel più naturale dei comportamenti americani, asserviti perfettamente con piazzole, parcheggi, gabinetti chimici, cartelli che spiegano ogni particolare visitato.
Ma in quel particolare momento noi ancora non sappiamo che, salendo ulteriormente, avremmo trovato tutto il necessario percui, asfissiati da quasi due ore di viaggio, ci affrettiamo a lasciare un nostro “ricordino” in zona… Tanto sono solo “componenti azotati biodegradabili al 100%”
Infatti, continuando a salire ancora, dietro ad un pinnacolo con un ciuffo di alberi a qualche centinaio di metri di distanza troviamo una immensa piazzola fornita di tutti i comfort. Forse se l’avessimo trattenuta un altro po’…
Lo spettacolo è comunque sempre più coinvolgente e splendido. Non è possibile rimanere impassibili di fronte a tanta bellezza ed un pensiero di ringraziamento a mia moglie per avermi concesso di essere lì insieme ai miei amici mi è corso subito alla mente unito allo struggente desiderio di averla accanto ad ammirare un siffatto dono del Signore. Ma non finisce qui… L’anno prossimo verremo io e mia moglie – solo io e lei – in giro come turisti per gli States a goderne delle bellezze.
Nel frattempo siamo raggiunti da parecchi turisti che viaggiano a bordo anche di voluminosi campers, anzi il più delle volte dei veri e propri giganteschi motorhome, delle vere e proprie case viaggianti dotate di tutti i comfort – e con al traino la vettura – nel più classico stile americano.
Sulla sommità del picco che sovrasta il lago notiamo una torretta usata dai rangers del parco per il controllo del territorio da cui, sicuramente, la vista deve essere eccezionale. Peccato il non poterla raggiungere in quanto riservata al solo uso governativo. E, visto il cannocchiale bene in vista e l’atteggiamento del ranger di guardia, non è che ci abbia anche osservati mentre lasciavamo il nostro… ricordino? … che vergogna…!!!
Un’ultima foto dei “Tre del Pater Noster” – il panorama e l’occasione lo impone!!! – e via di nuovo verso la nostra destinazione…
Scendiamo dunque verso il “Rim Village” dove imbocchiamo la “Interstate 62 West” fino alla “230 West” seguendo finalmente il corso del mitico Rogue.
Raggiungiamo così il famoso ”River Rogue Gorge”, uno stretto canalone dove il fiume, per adesso ancora a livello di piccolo ruscello ma già ricco di scorci fantastici, scompare fra salti e balze. Come di consueto, tutta la zona è perfettamente servita da piazzole, cartelli esplicativi e percorsi perfettamente attrezzati, il tutto teso a valorizzare al massimo le bellezze del territorio. Ma quando impareremo a fare così anche noi? Cosa ci manca? (questo mi sa che è meglio che non lo scriva…).
Il piccolo corso d’acqua è perfettamente visitabile grazie ai percorsi attrezzati che lo costeggiano e che permettono ai turisti di apprezzarne gli angoli più suggestivi.
Lo spettacolo è entusiasmante. Se tanto ci dà tanto, non vediamo l’ora di poterci andare a pescare. I salti d’acqua sono bellissimi e l’ambiente ci riempie di aspettative.
Ad un tratto notiamo che il fiume sembra scomparire sotto terra per poi ricomparire molti metri più a valle, ingoiato da una specie di imbuto roccioso che porta ad un tunnel lavico in cui l’acqua scorre con un rumore sordo. Fantastico!!!
Proseguiamo il nostro viaggio di trasferimento verso la nuova destinazione. La strada si snoda fra i soliti boschi di abeti, questa volta un po’ meno fitti rispetto alla zona da cui proveniamo. Continuiamo ad incontrare motorhome e caravan con a traino agganciate le autovetture, quasi il popolo americano sia costantemente in marcia verso una qualche destinazione.
Anche i grossi camion con semirimorchio carichi di tronchi, che incontravamo numerosi qualche centinaio di chilometri più a nord, anche qui sono ormai diventati una costante di queste strade e la loro guida decisa e sempre ai limiti della velocità consentita ci ispira una certa prudenza nella guida.
Finalmente arriviamo nella cittadina di Shady Cove, una piccola comunità rurale in riva al Rogue dove ci fermiamo a fare la spesa presso un supermarket della catena “Freddy Meyers”. Chiaramente la mia carta di credito – così come il cellulare, naturalmente – è sempre bloccata (Nuccio, bancario maledetto!!! Il water ti aspetta sempre…!!!) così debbo ancora dipendere dai miei amici che continuano a guardarmi sempre con sufficienza. Ma tant’è… Appena possibile salderò i conti… tutti, ma proprio tutti!!!
Fatta la spesa incominciamo a ricercare il nuovo alloggio, il che si rivelerà un po’ più difficile del previsto non tanto per la chiarezza delle indicazioni fornite da Claudio – esaurienti e sempre complete – bensì per il fatto che la nuova proprietà è incastonata al centro di una tenuta di oltre 40 acri (pari a circa 16 ettari) in riva al Rogue e, per arrivarci, occorre fare ben 2 miglia e mezzo di strada sterrata in mezzo ad un bosco, con saliscendi e tratti in cui l’uso di un fuoristrada – o almeno un buon SUV a quattro ruote motrici – in caso di tempo piovoso si rendono necessari. Ma l’avventura continua e le avversità non ci fermeranno mai!!
Ad un tratto, in mezzo ad una radura finalmente compare quello che sarà il nostro nuovo alloggio per questa settimana… una splendida villa di campagna a prima vista altrettanto bella quanto quella lasciata sull’Umpqua.
Bravo Claudio!! Hai scelto proprio bene!!!
Mentre proseguiamo veniamo accolti da un bello scoiattolo grigio che ci taglia la strada per raggiungere la sua tana nell’incavo di un albero sul bordo del prato, simpatica presenza che ci saluterà quasi ogni giorno alla nostra partenza e al nostro ritorno. E questo sarà solo l’“antipasto” di ciò che incontreremo nei prossimi giorni…
Anche questa casa è stupenda come l’altra, ancorchè in un altro stile. Essa denota più l’essere un lodge di caccia e di pesca ampio, comodo e perfettamente attrezzato.
La costruzione è su due piani e ha tre stanze da letto, tre bagni, un salone/ingresso, un salotto/biblioteca e, cosa importantissima, un’ampia cucina con annesso tinello per mangiare.
Incontriamo però subito un problema: non riusciamo a trovare le chiavi di casa. Appesa alla maniglia della porta c’è uno strano “accrocco” – una specie di piccola cassaforte – che, scosso, dà l’impressione di contenere la chiave ma che, nonostante una buona mezz’ora di tentativi, non riusciamo in nessun modo ad aprire.
Per fortuna che la porta principale della casa risulta aperta percui riusciamo ad entrare e a sistemarci ma sorge peraltro il problema se lasciare aperta o meno la casa durante la nostra assenza.
Dopo vani tentativi di contattare la padrona di casa, alla fine decidiamo di parlare con Claudio per esporgli il problema. Egli si fa subito nostro portavoce riuscendo a raggiungere la proprietaria, che ci assicura la risoluzione dell’inghippo entro la giornata di domani.
Speriamo, altrimenti uno di noi deve per forza rimanere a casa a “fare la guardia” (la “guardia”…!!! Ancora!?!?! Di riffa o di raffa alla fine mi tocca sempre essere in servizio “attivo”…).
Come si suol dire: “La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede bene… eccome!!!”
Ci dividiamo subito le stanze ed io questa volta mi accaparro la “stanza padronale” a pianterreno adducendo la scusa della gamba che mi fa male, così Franco e Antonio si dividono le due stanze al primo piano, peraltro altrettanto comode.
Una cosa peraltro ci lascia un po’ perplessi: in tutta la casa non ci sono tende!! Tutto è esposto alla luce del sole, compresi i bagni!! Ma tant’è… dopo una vita da militare nella più totale promiscuità e pur non essendo un adone non sarò certo io a vergognarmi nel mostrarmi agli animali della foresta – chè in giro qui ci sono sicuramente solo loro – come “mamma mi ha fatto”. Al limite, saranno loro a protestare…
Come al solito, Antonio prende subito pieno possesso della cucina e concludiamo la giornata con la consueta mega spaghettata all’italiana. Le brutte abitudini sono difficili da perdere…
Prima di ritirarci nelle nostre stanze, prendiamo contatto con Rich – la nostra guida per i prossimi giorni – e ci diamo appuntamento per l’indomani presso la riva del fiume, dove io e Franco costituiremo la solita prima coppia ad uscire a pesca mentre Antonio si dedicherà ad una intera giornata di sano turismo, visto che il programma prevede solo per noi due la discesa in gommone del Rogue dalla mattina fino a pomeriggio inoltrato. Mitico!!!!
Con il cuore a mille si va a dormire, pieni di speranza per il giorno dopo. Che cu@@lo che gli facciamo alle steelheads domani!!! Forse…!!!
La nuova giornata si preannuncia stupenda. La sveglia, come al solito, è prima dell’alba, cosa che ci permette di arrivare in riva al fiume ancora col buio dove incontriamo Rich, un giovanottone alto e robusto che fuma come un turco e che fa la guida professionista da circa 8 anni.
Lasciato Antonio, montiamo in macchina con lui e ci rechiamo a monte per circa una dozzina di miglia fino ad uno scivolo, nostra base di partenza.
I bagliori del sole nascente che, piano piano, indorano il corso del fiume hanno un qualcosa di magico e arcano, risvegliando in me passioni e ricordi sopiti da tempo. L’aria è frizzante ed un venticello tagliente increspa la superficie dell’acqua consigliandomi di indossare qualcosa di più pesante della T-Shirt con cui sono arrivato. La mia “coibentazione naturale” in questo caso non si è rivelata sufficiente…
Aiutiamo Rich, già con la seconda sigaretta in bocca, ad alare il gommone e, caricate le attrezzature a bordo “prendiamo il largo”immettendoci al centro della corrente. Io siedo a prua sul gavone che contiene il nostro pranzo, Franco si siede direttamente in punta mentre Rich prende posto al centro per poter remare e dirigere il gommone più efficacemente.
La nostra guida si rivela di poche parole ma molto competente. Nonostante la giovane età, conosce il fiume come le palme delle sue mani e ci indica mano a mano i luoghi più suggestivi e le pool che, a seconda delle varie stagioni e dei relativi livelli, sono più promettenti.
Il sole incomincia ad occhieggiare tra gli alberi e questa nuova esperienza per me si prospetta entusiasmante. Non sto più nella pelle dall’eccitazione dalla contentezza!!! La giornata si preannuncia spettacolare!!! Eppoi, vuoi mettere muoversi agevolmente senza dover gravare sulla gamba che continua a farmi ancora un po’ male? E’ proprio il coronamento di uno dei miei desideri più intimi. Magnifico!!!
Anche Franco è entusiasta e non passa momento in cui non continui a voltarsi per ammirare le varie caratteristiche del paesaggio che percorriamo o, in alternativa, a fischiettare quel maledetto motivetto. Se continua a fischiare mi sa proprio che prima o poi l’affogo…
Nella prima pool in cui ci fermiamo, una bella rasata in cui vediamo le schiene dei salmoni scodare per risalirla, tocca a Franco dare il via alle danze.
Ormeggiato il gommone sul lato della corrente, Rich conduce Franco in mezzo al flusso della corrente e gli indica i posti migliori dove far lavorare l’artificiale.
Usiamo gli stessi artificiali che impiegavamo nell’Umpqua, una “Christmas” simile a quella di Scott ma in chiave di rosso acquistata presso il negozio di Joe Howell, ritenuta da Rich molto catturante.
Finalmente il sole inizia a spuntare deciso oltre la cortina di alberi che fa da ala al corso del fiume ed un caldo colore dorato accende di riflessi ramati il paesaggio… anche questo è uno spettacolo di una bellezza così coinvolgente a cui non ci si riesce mai ad abituare. Speriamo che anche le trote o i salmoni siano dello stesso avviso e si decidano finalmente a collaborare…
Questa parte del corso del fiume è largo alternando ampie spianate a rasate e bassifondi dove la corrente corre veloce. Le sponde sono praticamente costellate da splendide ville che quasi si affacciano sull’acqua, contornate da prati perfettamente tenuti e delimitate nella maggior parte dei casi da steccati che spiccano bianchi contro il verde della vegetazione. Altro che “corso selvaggio”… qui sembra di essere in pieno centro…
All’improvviso il letto del fiume si restringe fino a pochi metri e la corrente si fa impetuosa. Le onde si alzano, qualche spruzzo incomincia a raggiungerci e incominciamo a ballare un po’. Le rapide… Oddio, non saranno quelle del Grand Canyon ma il paesaggio è suggestivo ed è proprio un peccato che siano così corte.
Rich guida con grande maestria il gommone e superiamo senza difficoltà anche questo piccolo ostacolo. Franco, da quel lupo di mare che è, rimane impassibile, anzi si diverte. Con la sua barca di queste situazioni in mare ne ha vissute di ben più pericolose.
Mano a mano che scendiamo il corso del fiume, le ville che si affacciano diventano sempre più grandi e sfarzose. Qui sembra proprio di assistere a quello che viene definito il “sogno americano” e una certa dose di invidia per i proprietari è impossibile non provarla. Ci sentiamo quasi di essere sul set di una puntata di “Dallas “ o di “Dinasty”…
Ad un tratto Chris ci indica uno spruzzo in mezzo al fiume, subito seguito da Franco che mi indica dove guardare: sono due lontre in caccia che, probabilmente disturbate dalla nostra discesa, si affrettano a tuffarsi sul fondo per poi scomparire rapidamente.
Raggiungiamo rapidamente un’altra pool promettente e questa volta tocca a me. Rich mi guida nella posizione ritenuta più favorevole e mi indica dove lanciare. La posizione non è delle più agevoli ma riprendo rapidamente alla mano la tecnica per lanciare efficacemente il mio artificiale. Piano piano scendiamo sondando il canale di acqua più profonda in cui riteniamo nuotino le nostre prede ma non sento nulla.
Delusione nonostante le caratteristiche più che positive del posto… Speriamo di essere più fortunati più a valle.
Scendiamo in un’altra promettente pool ed ora tocca di nuovo a Franco ma anche qui senza troppa fortuna. Cambiamo più volte gli artificiali ma la storia è sempre la stessa. Neanche una tocca… ‘ste cavolo di steelheads proprio non hanno voglia di collaborare…
Cambiamo ancora posto e raggiungiamo la parte superiore di un un’isoletta. Toccherebbe a me ma il dolore alla gamba mi sconsiglia di sforzarla ulteriormente, così lascio il posto a Franco.
Il posto è stupendo e sembra ancora più promettente degli altri anche perché siamo letteralmente circondati da salmoni – e presumiamo anche da trote – che risalgono la corrente, ma il risultato è lo stesso: niente, tranne una tocca che peraltro non darà alcun risultato.
Rich è tanto deluso quanto noi e non si capacita: le condizioni del tempo e del fiume sono perfette ma i pesci sono apatici e non collaborano.
Continuiamo a scendere a nella successiva pool tocca a me. Anche qui le condizioni sembrano perfette ma rimedio solo quella che mi sembra una bella tocca che altresì non riesco a concretizzare. A detta di Rich però potrebbe essere stata anche solo la scodata o la testata di uno dei grossi salmoni in risalita di cui vediamo le schiene fendere l’acqua veloci.
Mannaggia!!! Tanto ben di Dio che ci nuota accanto e non si riesce a beccare niente!!! È una vera e propria tortura!!!
Mentre scendiamo, Rich ci indica una villa che si affaccia sul fiume e ci spiega che è la più bella del circondario. Non ha assolutamente torto: davanti a noi si presenta una costruzione su tre (o sono quattro?) livelli circondata da un parco stupendo… questa sì che è la massima espressione del “sogno americano”. Chissà chi ci abita. Lo chiediamo alla nostra guida ma neppure Rich sa però chi sia il proprietario di questa meraviglia, certamente un “fiol pien de sghèi” come si affretta a dire Franco. Il superenalotto è ormai a quota oltre 150 milioni di Euro ed un certo desiderio mi si affaccia alla mente… tanto sognare non costa nulla… per adesso…
Continuiamo la nostra discesa ed incontriamo la massima espressione del glamour alieutico: un vero e proprio mini hovercraft. L’imbarcazione è ormeggiata presso un’ansa del fiume; chissà che figurone farei a risalire il mio amato Scoltenna con un aggeggio del genere. Inoltre, che tipo di patente occorrerà per pilotarlo? Quella nautica, quella per i veicoli terrestri o il brevetto di volo? In ogni caso io sarei a posto…
Mentre proseguiamo osserviamo che il pescatore suo proprietario pesca con la solita tecnica già vista anche sull’Umpqua: una canna da spinning pesante, un galleggiantone bianco e rosso, un finale ben piombato ed un artificiale inidentificabile appeso al tip. Ma vuoi mette l’eleganza della pesca a mosca?
Intanto si è fatto mezzogiorno e un certo languorino incomincia a farci sentire le farfalle nello stomaco. Rich, che nel frattempo si è accorto della cosa, accosta a riva e scarica il gavone preparando immediatamente un ricco pranzetto al sacco.
La sua organizzazione è perfetta, peraltro assolutamente non paragonabile a quella che abbiamo trovato in Russia l’anno scorso. Un’occhiata complice passa immediatamente tra me e Franco e subito rivanghiamo i nostri ricordi: aaahhh… quei filetti di salmone crudo… quelle polpettine… quel salame di un non meglio identificato animale ma buonissimo (caribù, orso, cinghiale… boh! Ma era tanto buono..). Ci dobbiamo proprio ritornare nella Penisola di Kola…
Dopo il lauto pasto, eccoci di nuovo in pesca. Scendiamo ancora in un’altra pool e questa volta tocca a me. Anche stavolta niente.
Mannaggia!!! Ma non è che va a finire come sull’Umpqua? Mi sa che la prossima volta tocca portarmi da casa qualche bomba a mano…
Mano a mano che scendiamo, incontriamo sempre più pescatori, anche perché ormai è pomeriggio e lo sconforto incomincia a serpeggiare fra noi. Rich è forse il più deluso di tutti poichè, come guida professionista, ci tiene in maniera particolare a fare bella figura in special modo con i pescatori stranieri. Ormeggiamo il gommone presso la riva e questa volta tocca a Franco.
La pool è occupata sull’altra riva da un pescatore che, parcheggiato il fuori strada quasi in riva al fiume e tirata fuori una sedia pieghevole, con la canna da mosca ad una mano ogni tanto si avventura in mezzo al fiume per fare quattro lanci. Finita la sua performance, riguadagna la sedia per riposarsi un po’ e far calmare le acque. È questa la pesca che piace fare a me: pesca e sedia… sedia e pesca…


All’improvviso Franco lancia un urlo e tutto diventa frenetico: finalmente ha un bel pesce in canna. Il combattimento dura un quarto d’ora e vede il pesce opporsi con tutte le sue forze alla cattura. Alla fine si deve arrendere al tailing di Rich, che deposita infine la preda fra le mani soddisfatte di Franco, pronto a liberarla con sollecitudine. La taglia della steelhead non è delle più entusiasmanti, poco più di cinquanta centimetri ma sapevamo già che i pesci presenti nel Rogue, pur presenti in numero superiore rispetto ad altri fiumi, sono di una taglia decisamente più piccola della media, a riprova di quanto già anticipatoci in proposito da Claudio nella sua onnisciente “Bibbia”, confermatoci anche dallo stesso Rich, che ci rende inoltre noto come vengano considerate “steelheads” i pesci di taglia superiore o uguale a 20 pollici (cinquanta centimetri) risalenti dal mare.
Finalmente soddisfatti ci congratuliamo con Franco e il più soddisfatto è proprio Rich… e pensare che avrei dovuto essere io a pescare in quella pool ma per colpa della mia gamba “sifula” ho lasciato il posto a Franco…. Mannaggia!!!
Eppoi, ora Franco chi lo fa più smettere di fischiettare? Mi sa che se continua lo affogo per davvero!!!
Gasati a mille, riprendiamo la discesa. Rich finalmente può fumarsi l’ennesima sigaretta, soddisfatto per la parziale riuscita della nostra avventura. Ora tocca a me acchiappare qualcosa…
La navigazione sul Rogue continua ad offrire uno spettacolo sempre coinvolgente. All’improvviso, dietro ad una curva avvistiamo un avvoltoio dal collo rosso in abbeverata. Dopo poco, disturbato dal nostro passaggio lo vediamo involarsi maestoso. Spettacolo nello spettacolo, a conferma della grande biodiversità dell’ambiente che incontriamo.
Ci fermiamo in un’altra pool in cui ci alterniamo sia io che Franco. A me non tocca nulla, così come a Franco. Peccato.
La gasatura incomincia a scemare… ‘ste maledette steelheads si fanno ancora attendere, porcaccia la miseria… ed io sono ancora a secco!!!
Purtroppo stiamo arrivando alla fine della discesa. Lo scivolo di alaggio è già in vista e sulla riva già ci aspetta Antonio, che ci comunica di aver agganciato in una rasata a valle del ponte due “treni” senza riuscire a tirane fuori neppure uno, anzi lasciando in bocca ad entrambi l’artificiale usato.
Tiriamo in secco il gommone e lo carichiamo sul rimorchio di Rich e prendiamo accordi per il giorno dopo ma qui ci arriva una doccia fredda: la nostra guida ci guarda con aria sorpresa e ci comunica di aver avuto prenotazioni – e pagamenti – per una sola giornata e che se avessimo voluto usufruire ancora dei suoi servigi avremmo dovuto pagare cash per l’indomani. Subito noi ci siamo guardati negli occhi cadendo dalle nuvole e, dopo un rapido consulto, decidiamo comunque di prenotare per l’indomani pur pagando una seconda volta, riservandoci però di controllare quanto assicuratoci da Claudio.
Un po’ frastornati per la brutta notizia e anche molto seccati per l’ennesimo contrattempo riprendiamo la strada di casa. Un’altra tegolata alla fine di questa splendida giornata, che aveva anche portato alla cattura della prima steelhead proprio non ci voleva…
Sulla via del ritorno ci fermiamo in una piazzola della strada sterrata ad un miglio dal lodge per andare ad osservare una pool indicataci da Claudio come ricca di salmoni e di steelheads. E’ pure vicina al nostro alloggio, percui potrebbe essere anche raggiunta a piedi senza eccessivo impegno e costituire un “obbiettivo secondario” da sfruttare in caso di contrattempi.
Anche qui il fiume è magnifico e i posti dove quelle “bastarde” di steelheads sostano ce ne dovrebbero essere a bizzeffe.
Arrivati al lodge controlliamo la “Bibbia” di Claudio dove troviamo conferma delle giornate pagate, così lo chiamiamo per rendergli noto l’inghippo ed egli ci conferma quanto da lui prenotato– e già pagato – a Scott, di cui Rich è un collaboratore in società.
In effetti la “quinta” giornata con la guida (3 con Scott e 2 con Rich) è stata pagata e prenotata a parte grazie ai risparmi che Claudio era riuscito a fare sul costo complessivo dei biglietti grazie all’apprezzamento dell’euro sul dollaro intervenuto nel frattempo.
Molto probabilmente – come verrà accertato in seguito – Scott non si è ricordato, essendo ancora in giro con nuovi clienti, di questa successiva prenotazione per cui a suo tempo non ha comunicato – e corrisposto – a Rich la prenotazione di un’ulteriore giornata. Vabbè. Stando così le cose per noi non è un grosso problema; vuol dire che purchè si peschi aspetteremo il nostro ritorno per farci restituire da Scott – come peraltro avvenuto – la cifra pagata in più.
La giornata successiva vede la coppia Antonio-Franco discendere il Rogue con Rich sullo stesso itinerario del giorno precedente. Io rimango invece a casa… a meditare…
I due ritornano a sera senza l’exploit del giorno prima, cioè senza aver preso niente. È ancora una delusione… ma dove si sono cacciate ‘ste benedette steelheads? Eppure ce ne debbono essere parecchie, poichè entrambi hanno visto le schiene di moltissimi salmoni risalire la corrente e sentito numerose tocche, alcune anche molto secche e decise, ma senza concretizzare alcuna cattura. Ormai siamo un po’ demotivati, ma la volontà di pescare rimane sempre la stessa.
Al tramonto, dopo mangiato, io e Antonio ci mettiamo in completo relax sul retro del lodge mentre Franco, ancora caricato a mille, decide di fare una capatina esplorativa sulle rive del fiume proprio dietro la chiostra degli alberi.
Decidiamo per l’indomani di fare un po’ di scouting sul corso del Rogue per individuare le pool che ci permetteranno nei prossimi giorni di pescare al meglio delle nostre capacità e dopo un pò ci ritiriamo nelle nostre stanze per riposarci.
L’undicesimo giorno negli States ci vede consumare la solita mega colazione, pronti a partire in esplorazione del corso del Rogue. La cosa ci attizza molto, viste le premesse. Obiettivo: la parte alta del fiume che nasce dalla diga che forma il Lost Creek Lake, di cui il Rogue è emissario, realizzata a suo tempo dai genieri militari dell’Esercito Americano.
Immessici sulla strada principale e superato il ponte sul fiume giriamo in direzione della riva del fiume. Dal cartello ci accorgiamo inoltre che la strada porta anche ad una “hatchery”, un incubatoio statale in cui vengono presumibilmente stabulati ed allevati i salmoni e le trote che “dovremmo” pescare nel fiume. Siamo proprio curiosi di vedere se è possibile visitarla.
Il paesaggio è stupendo e le premesse sono più che favorevoli. Piccoli branchi di salmoni si possono addirittura vedere dall’alto.
Subito una gradita sorpresa: proseguendo sulla strada e subito a valle della diga incontriamo l’“hatchery” indicata dal cartello, che si rivela essere un enorme incubatoio statale anch’esso realizzato nel 1977 dai genieri militari dell’Esercito Americano, dove vengono allevati la maggior parte dei pesci che vengono poi immessi nel fiume, è completamente visitabile da parte di turisti ed interessati.
Lo spettacolo è imponente e denota come negli USA tutto, ma proprio TUTTO viene pensato e messo in pratica alla grande!!!
Come al solito, anche questo stabilimento è perfettamente asservito da piazzole di sosta, gabinetti, parcheggi ed aree attrezzate per l’osservazione da dove è possibile rendersi conto del lavoro compiuto.
Addirittura è possibile accedere liberamente all’installazione e seguire in diretta le operazioni svolte dagli addetti, seguiti da una guida che illustra le fasi e le caratteristiche dei vari impianti, cosa che permette di soddisfare al meglio le visite sia delle molte persone interessate – come noi – che dei semplici turisti.
Nelle numerose bacheche, piazzate nelle aree attrezzate e in vari punti strategici, sono illustrati con appositi cartelli gli obbiettivi da raggiungere e i risultati conseguiti. Impressionante il risultato finale: oltre 90 milioni di pesci immessi nel bacino del fiume Rogue ogni anno…
Non si fa fatica a crederci, vista la popolazione di salmoni prelevati dal fiume che staziona nelle vasche di selezione in attesa di essere scelti dagli addetti. Almeno lì i salmoni ci sono… e anche tanti… e pure grossi…!!!
Al termine della visita all’incubatoio decidiamo di scendere in riva al fiume e parcheggiamo in una grande area di sosta accanto alla stazione dei rangers del parco dove vengono anche tenute lezioni alle varie scolaresche del luogo.
Il luogo è incantevole e perfettamente asservito da innumerevoli sentieri che portano a moltissime piazzole con grill in riva al fiume dove i vari turisti possono tranquillamente sostare e cucinare portandosi al seguito solo il minimo indispensabile. Come al solito, l’organizzazione e la valorizzazione del territorio degli americani è superba… (ma a noi in Italia, alla fine, per fare cose del genere cosa ci mancherebbe…?).
Ci rechiamo in riva al fiume e iniziamo a ricognire le zone migliori per le prossime pescate. Vediamo moltissimi salmoni che, scodando, risalgono la corrente.
Sulla riva del fiume incontriamo anche molti cartelli ci indicano le regole da seguire, nella migliore delle tradizioni americane.
Ritorniamo a casa gasatissimi e mentre percorriamo la solita strada sterrata questa volta incontriamo un branchetto di daini che ci precedono tranquillamente sulla strada, per niente spaventati dalla nostra vettura. Uno spettacolo stupendo.
Stasera vogliamo cambiare menù, così Antonio ci prepara del filetto alla piastra con una bella insalatona, il tutto innaffiato da alcune birre. Niente di meglio per stare un po’ leggeri. Domani sarà una giornata interessante…
All’alba del dodicesimo giorno uno spettacolo mi si presenta mentre sono ancora a letto: un bel cervo si è messo a brucare a solo alcuni metri dalle porte-finestre della mia stanza che, non avendo alcuna tenda, mi permette di osservarlo in tutta la sua magnificenza. Mi muovo lentamente per cercare di sorprenderlo con la fotocamera ma appena sente lo scatto si allontana maestoso. Questa si prospetta proprio una bella giornata.
Una volta arrivati sul fiume incontriamo una scolaresca che, accompagnati dai propri insegnanti, sotto la guida dei rangers del parco fanno lezione sui macro e micro invertebrati del fiume catturando con delle retine gli animaletti che incontrano per poi inserirli in fialette per lo studio successivo in classe. Altre classi seguono un percorso formativo all’interno del bosco dove vengono illustrati loro le caratteristiche di vari ambienti naturali, dalle acque ferme di alcune polle, agli alberi del bosco, agli animali che lo popolano.
Franco pesca alla grande, una vera macchina da guerra instancabile. Pur letteralmente circondati da salmoni che ci nuotano accanto, come al solito non prendiamo nulla di importante tranne alcune trotelle di due/tre spanne. Eppure le condizioni sono perfette. Cambiamo artificiali almeno quattro o cinque volte ma niente.
Non si riesce a prendere che trote di non grande taglia… sempre meglio che nulla (come si dice qui a Modena, “più tost che nient, meij al tost”…).
Mentre torniamo a casa, ci fermiamo sulla strada sterrata presso una casa in riva al fiume e notiamo una crescita di funghi sul ciglio della strada. Chissà quanti ce ne sono nei boschi che ci circondano, ma il tempo lo vogliamo dedicare alla pesca. Però, un bel risotto coi funghi stasera non guasterebbe…
Andiamo comunque a vedere le condizioni del fiume e vediamo un bel salmone, ormai allo stremo, nuotare sotto riva. È un chinook uscito dall’allevamento poco a monte – lo si riconosce per la pinna adiposa asportata – con la pelle ricoperta dalla cuticola bianca delle muffe e dei parassiti che lo infestano e che ne indica la prossima fine. Il fiume è ormai pieno di pesci in queste condizioni. Ma i suoi fratellini freschi freschi dove ca@@@io sono?
Mentre lo osserviamo, una barca di pescatori scende la corrente. I suoi occupanti pescano con la solita tecnica del galleggiantone e agganciano un bel pesce, probabilmente un grosso salmone. Il combattimento è rapido, visto che il monofilo usato deve essere “abbastanza” grosso, ma non si conclude lo stesso poiché il pesce, non appena portato sotto la murata, con un potente guizzo riesce a liberarsi. Aaahhhh… mal comune, mezzo gaudio…
A sera, una bella mangiata di pasta col ragù – la specialità di Antonio che lo prepara veramente bene – conclude anche questa giornata. Passiamo un po’ di tempo a chiacchierare nella sala di lettura/biblioteca per pianificare le pescate delle ultime giornate. Ormai la fine della vacanza si avvicina inesorabilmente. L’ampio salotto, caldo e accogliente, è veramente bello dominato da un ampio camino su cui un trofeo di caccia fa bella mostra di sé.
Una mega doccia nel cubicolo “matrimoniale”, dove finalmente posso muovermi agevolmente senza farmi venire ogni volta la pelle d’oca per aver toccato le pareti fredde, conclude la giornata al meglio. Ora una bella dormita, magari svegliandoci l’indomani ancora sotto lo sguardo incuriosito di un cervo sarebbe il coronamento di una vacanza memorabile. Intanto mi lavo anche le mutande… ormai sono a secco anche di ricambi…
L’alba del penultimo giorno accende di una luce magica la radura visibile dalle finestre, mentre una leggera bruma sembra galleggiare sul prato a premessa di un’altra splendida giornata.
Ci prepariamo subito, così potremo sfruttare meglio le prime ore della mattina. Vuoi vedere che acchiappiamo qualcuna di queste benedette steelheads proprio l’ultima giornata di pesca?
Mentre percorriamo la strada nel bosco, ad un tratto Franco ci urla di fermarci: ha visto un branco di alci femmine con alcuni piccoli sul crinale che ci sovrasta. Ci precipitiamo fuori ma riusciamo solo ad osservarli mentre si allontanano di gran carriera senza però riuscire a fotografarli, a riprova della grande biodiversità di questo ambiente naturale praticamente ancora intatto. Comunque… mamma mia quanto sono grandi questi animali!!!
Decidiamo di ritornare negli stessi spot del giorno prima, anche perché oltre alle piccole trote prese, pur non catturando nulla ciascuno di noi ha sentito anche delle belle tocche oltre ad aver visto una miriade di salmoni nuotare in quel tratto di fiume.
Appena arriviamo, troviamo la macchina di un ranger del parco parcheggiata nella stessa piazzola. Come al solito, le macchine “ufficiali” sono coloratissime e ben visibili.
Come al solito, sul fiume incontriamo una miriade di cartelli che indicano le regole vigenti in ogni tratto di fiume a regolamento speciale. La pragmaticità degli americani: se ti informo con un cartello tu sai cosa puoi fare, se tu sai cosa puoi fare devi obbedire, se non obbedisci ti incu@@@o perché non puoi non sapere. Chiaro no?
A metà mattinata veniamo raggiunti dalle solite scolaresche che si alternano nello studio della flora e della fauna del loro fiume. Uno spettacolo nello spettacolo vedere questi giovani curiosi ed entusiasti rivoltare le pietre della riva per catturare, armati di retine e di guadini, gli insetti presenti, per osservarli e catalogarli sotto la guida degli insegnanti e dei rangers del parco – per poi liberarli alla fine dei loro studi – indice di quanto ci tengano gli americani ad una cultura rispettosa dell’ambiente che insegnano ai loro figlioli fin dalla scuola.
Anche quest’oggi, nonostante le premesse, catturiamo solo delle trotelle. Mannaggia al monocarpo!!!… Lo scoramento è ormai palpabile… vuoi vedere che io e Antonio ritorniamo a casa con le pive nel sacco? Le premesse ci sono tutte…
Al nostro ritorno decidiamo di andare a fare l’ultima spesa a Shady Cove, dove ho tutte le intenzioni di scoprire se posso ritirare dei soldi con il bancomat come affermato da Nuccio, il mio “caro” amico bancario.
Naturalmente ciò non avviene poiché, come sospettavo, nonostante nello sportello siano indicati i logo di almeno 12 banche e relativi circuiti commerciali, quello cui è agganciata la mia banca – il circuito “Maestro” – negli States è praticamente sconosciuto… così come la COOP come operatore telefonico… Per fortuna che prima di partire ho ritirato 500 Euro, così entro e riesco a cambiarne una parte. Finalmente un po’ di “ossigeno”…
Proseguiamo alla ricerca di un negozio di souvenirs in cui fare rifornimento di gadget per noi e per le nostre famiglie. Finalmente ne troviamo uno dove compriamo qualche piccolo ricordo e dove trovo anche delle cartoline. È un’altra stranezza degli States – o almeno di questa sua parte – in quanto nei vari negozi di cartoline turistiche non ne abbiamo praticamente mai trovate, a differenza nostra dove qualsiasi esercizio commerciale, specie se in zone ad alta vocazione turistica, inalbera il solito totem di immagini locali.
Franco ancora non si capacita. Mi chiede in prestito la canna per andare a dare le ultime sbacchettate nella pool dove abbiamo visto il salmone che intende raggiungere a piedi, tanto è solo un miglio di strada. Ha l’intenzione di rientrare prima di cena ma, dopo circa tre quarti d’ora, lo vediamo ritornare trafelato. Mi si avvicina e, con aria contrita, mi comunica di avermi perso la… coda!
In pratica, dopo essere giunto sulla pool ha incominciato a lanciare su alcuni salmoni che vedeva scodare poco lontano, accorgendosi però di un pezzo di monofilo che reggeva uno di quei galleggiantoni usati dai pescatori locali incagliato in una roccia. Deciso a recuperarlo per osservare l’artificiale usato, gli ha lanciato sopra riuscendo ad agganciare con la mia mosca il monofilo che galleggiava sull’acqua. A quel punto ha incominciato a tirare e… tac!!!... la running line – probabilmente lesionata durante la pesca – si spezza poco sopra il mulinello. Franco rimane un attimo di troppo stupito, così non riesce a bloccare l’uscita della coda dagli anelli della canna che, alla fine, cade in acqua e si allontana piano piano.
Così, oltre la beffa anche il danno e, come si suol dire, “la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede bene, anzi benissimo”… “non c’è due senza tre”… “piove sempre sul bagnato”… “la principale legge di Murphy dice che se qualcosa può andare storto, stai tranquillo che andrà sicuramente storto”… debbo continuare?
Franco è costernato ma io lo consolo dicendo che, fortuna nella sfortuna, l’inghippo è accaduto sia l’ultimo giorno di pesca, sia senza avere un pesce attaccato, il che sarebbe stata l’apoteosi della sfiga.
Il solito piattone di pasta conclude la giornata. Domani è l’ultimo giorno e la vacanza è finita, così ci facciamo una bella foto ricordo accanto al camino.
Le steelie questa volta hanno avuto la meglio… ma solo questa volta… Si va a dormire con un po’ di amaro in bocca, ma il cappotto ci sta. Lo abbiamo sempre saputo che le steelheads sono dure da acchiappare. Così ci tocca pure ritornare. Siamo proprio nati per soffrire…
L’ultima giornata, l’ultima iper colazione. Stamattina come programma dobbiamo resettare la casa, pena il pagamento della solita mega multa, poi, magari, ci scappa una pescatina sotto casa, proprio l’ultima...
Optiamo invece per una ulteriore capatina in città, giusto per fare il pieno alla macchina e per cercare un autolavaggio, visto che domattina dobbiamo riconsegnare la vettura all’autonoleggio.
Mentre precorriamo la strada verso Shade Cove, ci fermiamo sul ponte che scavalca un piccolo torrente infrascato dove qualche giorno prima avevo notato l’attività di alcuni grossi salmoni. Ci affacciamo dal ponte e assistiamo rapiti allo spettacolo di decine e decine di salmoni, ormai con le code e il corpo bianchi per le muffe che le infestano, nuotare nell’acqua bassa inseguendosi in fila indiana nella danza nuziale.
Osserviamo i grossi maschi scacciare dai nidi i pretendenti più piccoli e le femmine scavare il fondo con potenti colpi di coda per sollevare i piccoli ciottoli sotto cui nascondere le uova.
A lato, alcuni corpi bianchi sono adagiati sul fondo, a indicare che la zona è luogo di riproduzione ormai da tempo.
Naturalmente tutta l’asta del torrente è “off limits” alla pesca.
Naturalmente…
Alla fine decidiamo di rientrare senza essere riusciti a trovare un autolavaggio, così decidiamo di lavare da noi la macchina.
Sulla strada del ritorno veniamo bloccati sullo sterrato dal solito branchetto di daini che, lemme lemme, ci precedono trotterellando tranquilli davanti a noi per nulla disturbati dalla nostra presenza. Solo quando arrivano in un punto adatto a lasciare la strada, ci abbandonano. Che spettacolo!!!
Arrivati a casa, laviamo ben bene prima la macchina, poi rassetiamo il lodge ed infine prepariamo i bagagli. Domani e dopodomani sarà una lunga giornata, ma questa sarà il leit motiv dell’ultima puntata…
.... to be continue yet…


Gianfranco Pelliciari (Von Pellix)


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