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Corso di formazione: Nidi artificiali (Artificial nests) e cocooning




Word di Marco Angelo Riva (Marble), Marco Di Fonzo (Impuro)
Tempo di lettura: 15 minuti
 

Questo contributo è stato redatto grazie alla collaborazione di Marco Di Fonzo (Impuro), e Marco Angelo Riva (marble), con l’intento di informare su questa innovativa tecnica di semina, sviluppata da Holzer Georg da ormai più di un decennio.
L’occasione per capire la tecnica ed i principi ispiratori è stata quella del corso di formazione rivolto agli itticoltori della Provincia Autonoma di Bolzano, svolto il 25.02.2015 e organizzato da GRUND Hannes dell´Ufficio Caccia e Pesca di Bolzano e tenutosi a Merano, in Val Venosta.
Relatore del corso è stato quindi l’ideatore del metodo, il Dr. Ing.: Georg HOLZER, ittiologo e ingegnere ambientale.

 

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Figura 1: l’autore del metodo, Georg Holzer.

 

Marco Di Fonzo, in qualità di diretto interessato, vi ha partecipato ed ha potuto apprendere la tecnica, oltre che i numerosi vantaggi che il cocooning porta:
Col tempo mi sono reso conto che le semine di materiale adulto di vasca, che per il pescatore medio sembrerebbero la semplice soluzione a tutti i problemi, non solo non risolvono il problema, ma purtroppo lo aggravano.
Infatti il materiale utilizzato per le semine ha subito un processo di domesticazione genetico e comportamentale che molto spesso comprende la perdita dell’istinto naturale alla frega. La semina di materiale adulto quindi è funzionale quasi esclusivamente al prelievo del pescatore e contribuisce in modo insignificante alla sopravvivenza di una popolazione che si auto sostiene.
In tal modo nel medio e lungo periodo, anziché aumentare la quantità di pesce presente in un corpo idrico, questo tipo di pratica la diminuisce fortemente, creando inoltre una sempre maggiore richiesta di pesce pronta semina.
È il cane che si morde la coda, più semini e più devi seminare, creando un circolo vizioso (e costoso) senza fine.
Le acque da salmonidi sono fortemente minacciate da una moltitudine di fattori di alterazione, tra cui ad esempio le centrali idroelettriche, le interruzioni della continuità fluviale (briglie), dai ripetuti rimaneggiamenti ed artificializzazione degli alvei, dai predatori ittiofagi, tra cui i cormorani.
I tentativi di ripopolamento classici si sono dimostrati scarsamente efficaci, in quanto i pesci di semina sono ormai talmente estranei all´ecosistema che li accoglie, che fanno fatica ad adattarsi alle condizioni naturali.

 

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Figura 2: esempio di cartello informativo sul metodo.
 

Anche per quanto riguarda la semina di avannotti a sacco vitellino in riassorbimento o appena riassorbito non costituiscono il metodo migliore per immettere pesce totalmente “rustico”; studi in materia hanno rilevato che l'avannotto appena nato in allevamento, già nelle prime quattro settimane di vita, si abitua subito alla cattività, perdendo buona parte della capacità di adattarsi alle difficoltà dell´ambiente naturale. La semina con materiale nato e cresciuto in vasca ha una percentuale di mortalità quindi di gran lunga superiore rispetto ai pesci nati in natura.
In questo contesto si cala il lavoro e le intuizioni del Dott. Georg HOLZER, austriaco, ingegnere ambientale e ittiologo, attivo collaboratore dell´Istituto di Idrobiologia di Vienna, che da circa 15 anni ha sviluppato un metodo “naturale”di semina di uova di salmonidi e lo promuove con buoni risultati sia in Austria che in tutta Europa.
Al contrario dei ripopolamenti classici, il metodo alternativo ed innovativo, prevede la realizzazione di nidi artificiali (artificial nests) su siti di frega appositamente preparati e di un nido artificiale di controllo per la verifica del successo di schiusa (cocoon).

Questa metodologia viene destinata principalmente ai salmonidi (trota fario, trota marmorata, trota di mare, temolo) ed utilizza le uova anziché individui già sviluppati.
Nella pratica si tratta di scavare piccole buche nella ghiaia precedentemente preparata e pulita (per evitare depositi di materiale organico e di sabbia, che diminuirebbe la sopravvivenza delle uova) in uno strato di almeno 20 - 30 cm, all’interno delle quali inserire le uova già embrionate con l’aiuto di un comune tubo di plastica.

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Figura 3: fasi di preparazione delle aree.


Lo scopo è quello di avvicinarsi il più possibile ad un ciclo riproduttivo naturale e produrre materiale totalmente rustico ed in grado quindi di resistere meglio alle costrizioni ambientali.
Il metodo si pone in alternativa alle scatole Vibert, che utilizzano uova embrionale, con in più indubbi vantaggi.
Infatti nelle scatole Vibert le uova sono tutte a contatto tra loro, se c´è un solo uovo malato o morto, riconoscibile per il colore bianco opaco che con il tempo viene attaccato dalle muffe come la saprolegnia, questo può infettare in poco tempo un gran numero delle altre uova presenti nella scatola.

 

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Figura 4: a sx, larve schiuse e uova morte, con saprolegnia. A dx, larve in schiusa nel "cocoon".


Nei nidi artificiali del metodo proposto, dove le uova sono introdotte libere nel substrato ghiaioso, le stesse sono mediamente separate, l´uovo morto non contagia le altre uova, se non in misura minima.

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Figura 5: inserimento delle uova nei nidi artificiali.

 

Ogni “nido” o buca, verrà rifornito con circa 500 – 1000 uova, in modo tale che non vi sia una densità eccessiva e che le stesse si possano disperdere negli interstizi del materiale ghiaioso.
Parallelamente alla realizzazione di questi nidi artificiali, è possibile verificare il successo di schiusa attraverso l’utilizzo del cosiddetto “cocoon”, costituito da un box in acciaio forato, chiuso da una rete a maglia fine (1 mm per le trote, 0,5 mm per il temolo), le cui caratteristiche saranno illustrate in seguito.

Nel cocoon sarà inserita una quantità nota di uova (500 – 1000, max 2000), verrà poi chiuso e sepolto nella ghiaia. A schiusa avvenuta si tratterà di recuperare il cocoon e contare gli avannotti presenti, che una volta schiusi istintivamente scendono ulteriormente nella ghiaia del nido. Ricerche in questo senso hanno mostrato che in un nido naturale gli avannotti dopo la schiusa possono scendere anche fino ad un metro di profondità nel substrato.
A questo punto è possibile verificare la percentuale di schiusa e quindi calcolare il successo della schiusa in quel particolare letto artificiale: Se ad esempio abbiamo introdotto nel box 1000 uova e abbiamo poi contato 670 avannotti, il successo di schiusa delle uova sarà del 67%.
In una situazione ambientale naturale, una volta che le uova sono schiuse, gli avannotti avranno tantissima strada da fare e tante difficoltà da superare prima di diventare adulti.
In base alle conoscenze pregresse sul successo riproduttivo dei salmonidi (percentuale di schiusa e mortalità nei successivi stadi di sviluppo) si ritiene attendibile che solo una percentuale dell’1 - 3% delle uova giunga all’età adulta.
Ma vediamo un esempio concreto, tenendo presente che i numeri che riportiamo sono solamente indicativi allo scopo di visualizzare meglio di cosa si sta parlando:
considerando una quantità di 100.000 uova seminate (circa 100 femmine con pesi che oscillano tra 0,3 e 1 kg), il 90% non arriva alla fase di avannotto (mortalità da mancata schiusa, sviluppo anormale, predazione, malattie); e sulle 10.000 trotelle rimaste vi è da mettere in conto un dimezzamento entro il primo anno (ca 5.000).
Durante il secondo anno di vita le perdite sono costituite da un’ulteriore 50%, quindi ne rimangono 2.500. Il terzo anno le perdite sono rappresentate da un altro 50%, con un numero finale di nuovi adulti (riproduttori) quantificato in circa 1.200 individui. Come vediamo queste perdite hanno percentuali molto alte.
Peraltro, la semina di avannotti nati in allevamento vede un tasso di mortalità nel primo anno di vita del 95% .
Un altro fattore che contribuisce a preferire metodologie di semina più vicine alla deposizione naturale è il comportamento nati in loco, che non scendono più o meno attivamente a valle (ad esempio come le trote iridee pronta-pesca) ma rimangono nel tratto dove sono nate.
La metodologia è quindi di sicuro interesse gestionale, sebbene sia necessaria una certa attenzione e professionalità per ottimizzare i risultati e la sua buona riuscita.
Infatti è fondamentale per lo sviluppo delle uova la temperatura dell´acqua ed il mantenimento di una temperatura più possibile costante.
Il ciclo completo dello sviluppo di un uovo dalla fecondazione alla schiusa si misura in gradi/giorno; in parole povere i giorni che impiegherebbe un uovo a schiudere se immerso ad una data temperatura. Lo sviluppo medio delle uova di marmorata e di fario in acque europee e´rispettivamente di circa 450 e 420 gradi giorno. Ad esempio uova di marmorata incubate ad una temperatura di 10 °C impiegheranno 45 giorni per schiudere (o 90 giorni se alla temperatura di 5 °C).
Nel trattamento delle uova, durante il trasporto sul sito di semina, è assolutamente da evitare lo shock termico, che per un uovo e´come la Kriptonite per Superman.
La fornitura di uova dalla Pescicoltura quindi deve avere la stessa temperatura del fiume; si può scostare al massimo di 3/4 gradi. Se la differenza è superiore le uova ricevono uno shock termico eccessivo e muoiono tutte.


Realizzazione di un nido artificiale e del cocoon

La prima cosa da fare è preparare un letto di frega costituito da ghiaia e ciottoli puliti del diametro di 3 - 7 cm. Un letto di frega artificiale standard può aver dimensioni di 3 metri x 4 circa (3 mc di ghiaia) con una profondità di almeno 20 cm .
È necessario scegliere siti idonei, dove non vi sia troppa corrente che possa spostare la ghiaia ma nemmeno ristagno d’acqua che facilita la deposizione di sabbie o fanghi. Il banco di ghiaia deve rimanere immerso nell’acqua; per lavorare adeguatamente può essere al massimo ad una profondità di 35-40 cm.
Per evitare le problematiche di shock termico di cui sopra, prima della semina le uova devono rimanere almeno 30 minuti in stabulazione e lentamente adattarsi alla temperatura del fiume.

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Figura 6: esempi di aree predisposte per inserire i "cocoons".
 
 

La piscicoltura di origine dovrebbe già iniziare e mantenere durante il trasporto una temperatura delle acque simile a quella del corso d’acqua di destinazione.
Sul posto quindi nel secchio con le uova si cambia gradualmente l’acqua prendendola dal corso d’acqua ed un po´alla volta e con pazienza si raggiunge la temperatura desiderata.
È possibile effettuare la semina o entro 24 ore dal momento della fecondazione dell´uovo, ma spesso è di difficile realizzazione, oppure ad embrionatura avvenuta, cioè ad uno sviluppo di almeno 200 gradi giorno. Infatti entro le 24 ore circa dalla fecondazione è possibile maneggiare le uova, dopodiché le uova non vanno assolutamente toccate e devono rimanere ferme sino al momento in cui l’embrione è visibile (osservando le uova si nota la comparsa degli occhi costituiti da puntini), di solito dopo circa 200 gradi giorno (consigliato); solo allora è possibile manipolarle e si possono seminare.
Le attrezzature necessarie sono semplici e più che altro le attività di semina presuppongono un’importante utilizzo della forza fisica. Servono un badile, una zappa per scavare le buche, un tubo di plastica di circa 160 cm e diametro dai 4 ai 6 cm per inserire le uova nel substrato, ed un misurino da cucina graduato per liquidi, farine, ecc…che servirà per “contare” le uova immesse per ogni “nido” o “buchetta”. Possiamo considerare che 100 ml del misurino corrispondono a circa 700-800 uova, quantità ideale da versare nel tubo per ciascuna buchetta. Queste buche (i cosiddetti nidi) andranno distanziati tra loro di 35-50 cm. Quando le uova si sono depositate sul fondo del nido (sono sufficienti 10 secondi), si estrae lentamente il tubo, si ricopre con ghiaia la buchetta ed è possibile passare alla successiva.
Per il box di controllo (il cosiddetto cocoon) serviranno il badile per fare una buca di circa 40 cm nella ghiaia dove poi seppellire il cestello (che è un cilindro con un’altezza di circa 30 cm, del diametro di circa 25 cm) una catenella lunga 2-3 m, piccoli moschettoni, un picchetto con asola di almeno 70 cm di lunghezza a cui ancorare il cestello ed un cartello di segnalazione; quindi un grosso martello o mazzetta per piantare il picchetto di ancoraggio, un grosso contenitore di plastica che viene riempito d’acqua dove si preparerà il cocoon, 5/6 secchi di plastica,termometri per l´acqua.

 

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Figura 7: i "cocoons", prima di essere predisposti.

 

Il cocoon è, come già detto, un cilindro d’acciaio forato di 30 cm di altezza e 25 di diametro rivestito da rete a maglia fine. Alle due estremità è chiuso da dischi metallici forati e dotati a loro volta di rete. I coperchi si chiudono sul cilindro con semplici viti a farfalla inserite su una barretta filettata centrale. Il box si compone di due camere, superiore ed inferiore, grazie ad un piattino intermedio inserito sulla barra filettata. Nella parte sopra si realizza la camera d’incubazione delle uova inserendo della ghiaia, mentre la camera sottostante viene mantenuta vuota. Il piattino centrale è infatti bucherellato in modo che gli avannotti si possano portare, usciti dall’uovo, nella camera inferiore.
 
 
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Figura 8: i "cocoons" in fase di preparazione.
 

La scatola di controllo non va toccata durante l’incubazione delle uova, ma solo dopo la fine dei 450 gradi giorno, per capire com´è andata, se la semina ha avuto successo e in quale misura.
La verifica ha una certa importanza per capire se il sito prescelto sia idoneo (e quindi possa essere riutilizzato per le semine degli anni successivi e per poter quantificare le quantità di avannotti effettivamente rilasciati nel corso d’acqua (per i ripopolamenti esistono quantitativi idonei).

 
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Figura 9: predisposizione dei “cocoon” prima che vengano ricoperti da ghiaia.
 
 

Considerazioni finali


Questo sistema è un metodo di sicuro successo e può essere considerato un mezzo ecologicamente moderno da adottare al fine di garantire la sopravvivenza di popolazioni che sempre meno necessitano di interventi da parte dell’uomo per i ripopolamenti.
Come in ogni metodologia esistono però anche dei fattori problematici; durante il corso di formazione sono state elencate una serie di problematiche.
Come prima cosa la metodologia è molto più impegnativa rispetto che semplicemente versare un secchio di trotelle nel fiume.
È necessario poter contare su risorse maggiori, maggior tempo, perizia nell’applicazione ed una grande passione; non è per niente comodo e semplice rimanere in inverno al freddo ed in acqua per diverse ore, preparando adeguatamente i nidi.
I siti prescelti devono essere facilmente raggiungibili da mezzi motorizzati per il trasporto delle uova, delle attrezzature ed eventualmente della ghiaia e dei ciottoli puliti da utilizzare per realizzare i nidi artificiali.
Ultima considerazione, ma non per questo di minore importanza, sono i costi da sostenere. Ad esempio il trasporto e la ghiaia devono essere pagati; è pur vero che è possibile utilizzare ghiaia e ciottoli recuperati e puliti direttamente sul posto, ma anche questa operazione è lunga e faticosa, condotta in condizioni climatiche non favorevoli, e si necessita di volontari, cosa tutt’altro che scontata.

 
 
Marco Angelo Riva (Marble), Marco Di Fonzo (Impuro)



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