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ITA - A pesca con gli "extra-terrestrial"

 
testo e foto di Angelo Piller (Angelo)


PRIME CONSIDERAZIONI

I "terrestri" o terrestrial rappresentano nella dieta delle trote una percentuale ridotta rispetto alle altre forme di insetti che compaiono sul fiume. Ciò è dovuto al fatto che parliamo di insetti non appartenenti all’ambiente acquatico e che possiamo trovare quasi esclusivamente durante la stagione estiva.
Con questo articolo non vorrei parlare dei terrestrial classici, ovvero imitazioni di formiche alate montate su ami del diciotto, piccole cavallette, api e mosconi, bensì fare un passo un po’ estremo, ovvero considerare solo artificiali di una certa taglia, diciamo costruiti su ami che partono dal dieci a gambo lungo fino al quattro: gli extra-terrestrial!
CREDERCI

Tutto iniziò un’estate di diversi anni fa, quando accompagnai a pesca Bob, un turista americano che, dopo avere visitato Venezia e Cortina d’Ampezzo accontentando così moglie e suocera, si era finalmente "guadagnato" un’intera giornata di pesca immerso in un torrente dolomitico.
Dopo aver pescato per alcune centinaia di metri, catturando diverse fario di taglia media, arrivammo infine in prossimità di un salto d’acqua che formava una grossa buca. Conoscevo molto bene il posto e sapevo che la "pool" era popolata da tre trote che passavano i quaranta centimetri.
Mi accorsi subito che una di queste se ne stava svogliata, quasi a galla, in prossimità di un roccione presso il bordo della buca. Stavo giusto pensando quale artificiale consigliare al mio amico americano quando lui, senza esitazione, estrasse una grossa scatola piena di artificiali terrestrial. L’imitazione più piccola sarà stata montata sull’otto, mentre dagli scomparti ammiccavano artificiali costruiti su ami del quattro a gambo lungo. Bob scelse convinto un artificiale montato su quello che stimavo fosse un amo del sei. Era una grossa Club Sandwich traboccante di elastici. Non fui troppo convinto della scelta, anche perché sarebbe stato un peccato spaventare un pesce di quella taglia. Ma l’americano era convinto e lo lasciai fare.
L’artificiale si posò rumorosamente a più di sessanta centimetri dal pesce. Quindi, spinto da una leggera corrente, si diresse lentamente verso la trota. Quest’ultima, accortasi che qualcosa di grosso le stava andando incontro, non esitò un attimo, diede un colpetto di pinna e si portò a un centimetro dalla mosca, quindi quasi a rallentatore, la inghiottì!
Pensai a un colpo di fortuna, ma quando Bob, utilizzando la stessa mosca, riuscì a catturare anche le altre due grosse trote della buca, iniziai a ragionarci su.
RAGIONANDO...

Negli Stati Uniti, durante i mesi estivi, la pesca a mosca con i terrestrial è una prassi comune. Soprattutto durante le giornate ventose. Certo, alcuni loro fiumi si prestano perfettamente a questa tecnica, proprio per l’abbondanza degli insetti presenti in prossimità delle sponde.
Ora io non pretendo che le nostre acque abbiano lo stesso potenziale da"terrestrial" che contraddistingue alcuni rinomati itinerari americani, però il ragionamento che ho fatto è questo:
- E’ risaputo che negli Usa questi grossi terrestrial funzionano egregiamente. Ipotizzando una scala di valori che misuri questo effetto catturante, opterei per un voto pari a"dieci".
- Le nostre acque non hanno le stesse caratteristiche, perciò possiamo dare per scontato che da noi l’effetto catturante scende (secondo una mia valutazione) da"dieci" a"sette".
Questo, a mio avviso, non è un risultato da scartare, anzi!
Perché allora escludere a priori l’utilizzo dei terrestrial di taglia solo perché trascurati dalla nostra"cultura pam"?
Io stesso fui certo che la Club Sandwich scelta da Bob avrebbe solo spaventato la trota, e invece ne permise la cattura. Nella pesca a mosca non bisogna mai dare nulla per scontato e le regole non esistono...è un mondo in cui forse l’unica regola è l’eccezione.
TRE MOTIVI PER PROVARE!

1. Osservare un pesce bollare su un artificiale così voluminoso dà una soddisfazione enorme, anche perché non è la solita classica bollata, ma spesso tutto si svolge molto più lentamente quasi al rallentatore, tanto che l’errore più comune del pam è proprio quello di anticipare la ferrata!
Allora mi chiedo, non è che forse vale la pena rinunciare a qualche bollata in più, per vedere qualcosa di diverso e spesso spettacolare, ovvero un pesce che sale a ghermire un artificiale smisurato?
2. Il secondo aspetto riguarda l’istinto della trota. Se qualcosa finisce in acqua, inevitabilmente attira l’attenzione del pesce. E questo qualcosa non per forza deve essere un insetto. Penso ad alcuni grossi strike indicator che pescando a ninfa vengono spesso aggrediti da trote anche di taglia e autoctone. Scatta qualcosa: aggressività o forse solo curiosità?

Chissà forse la trota ragiona così:"Il boccone è grosso, se poi non dovesse essere del cibo, faccio in tempo a sputarlo!" Probabilmente è così che si spiegano le lente bollate che contraddistinguono gli attacchi su questi artificiali. Un artificiale più minuto forse non sarebbe stato altrettanto stimolante e la trota non vi avrebbe prestato attenzione. Questo concetto ci porta al terzo punto.

3.Ricordo un amico che anni fa catturò una grossa fario. Purtroppo decise di trattenere il pesce dal cui stomaco, in fase di pulitura, emerse un uccellino appena inghiottito. Gli artificiali extra-terrestri, al pari di alcune notevoli schiuse serali di tricotteri o mosche di Maggio, sono artificiali in grado di risvegliare l’interesse delle trote di taglia. Le trotelle spesso rinunciano perché si rendono conto che il"boccone" è improponibile… tutt’al più reagiscono per una questione di territorialità. Questo è un punto non trascurabile, perché saremo in grado di effettuare una selezione sulla taglia media delle trote.

GLI ARTIFICIALI EXTRATERRESTRI


Vediamo quali sono i dressing più famosi:
- Club Sandwich
- Fat Albert
- Chernobyl Ant
- Imitazioni varie di cavallette (hopper) e coleotteri mostruosi.

Ciò che contraddistingue la maggior parte di questi artificiali è l’abbondante uso di foam montato spesso a strati, a cui si aggiungono un buon numero di elastici. Il foam rende l’artificiale inaffondabile, tanto che non occorrono falsi lanci per asciugarlo. Gli elastici imitano lunghe zampe ed antenne, conferendo vita all’artificiale.
Trattandosi comunque di una mosca "pesante", occorre sempre prestare un po’di attenzione durante la fase di lancio perché non sono artificiali che si appoggiano delicatamente in acqua, bensì rischiano di arrivarvi con troppa violenza tanto da far fuggire i nostri amici pinnuti. A volte, una cosiddetta"battuta" controllata (come nella pesca dei cavedani) potrà anche essere risolutiva per scatenare l’attacco del pesce.

L'AZIONE DI PESCA

L’azione classica è a risalire. Si sondano buche e sottoriva, soprattutto in torrente.
In acque dalla portata maggiore, tendo a pescare in diagonale, a scendere e a salire. Da non sottovalutare l’uso di queste "mosche" nei laghi, dove gli inseguimenti a galla possono essere veramente spettacolari!
Una tecnica di pesca che trovo molto divertente è la pesca a scendere che utilizzo sia in torrente, sia in fiume. Si veda il filmato abbinato all’articolo.
Il movimento conferito all’artificiale diventa fondamentale! In questo caso potremmo quasi parlare di streamer di superficie. Pescando a scendere, affinché tale tecnica risulti efficace, occorre avere una buona padronanza del proprio mending. Affrontando certi grossi torrenti la tecnica prevede un lancio al di là della corrente centrale e quindi la gestione dell’artificiale tramite rapidissimi mending effettuati con il cimino della canna tenuto alto. In questo modo, con un po’ di allenamento, saremo anche in grado di far risalire saltellando controcorrente il nostro terrestrial, cosa che spesso scatena l’istinto predatorio della trota. Per far questo occorre solo un po’ di esercizio: dei mending troppo marcati toglieranno l’artificiale dalla zona di pesca, mentre dei mending troppo deboli faranno sì che la coda diventi preda della corrente centrale, aumentando in modo innaturale la velocità della mosca che perderà in efficacia.

Filmato di Angelo Piller (Angelo)
Filmato
2009 Slovenia - Soca
0' 58"



Il succo del discorso è che il mending va calibrato con il finale.
Un finale troppo corto non è adatto perché basta un minimo movimento di cimino e lo spostamento dell’artificiale risulterà sproporzionato. Un finale più lungo, diciamo dai dodici piedi in su, aiuta sicuramente. Per quanto riguarda il tip, date le dimensioni degli artificiali non è il caso di fare gli schizzinosi. Opterei per un diametro minimo (acque lente) dello 0,18 fino ad uno 0,28 nel caso di acque veloci e presenza di pesce grosso.
Nel dubbio quindi è meglio non rischiare, anche perché bocconi simili possono scatenare l’aggressività di veri mostri che intanati in profondità, mai e poi mai salirebbero se non per assaggiare quello strano grosso insetto che sicuramente potrebbe rappresentare un pasto più che completo!

Costruzione e interpretazioni varie:

Club Sandwich
www.fish4flies.com
flyshop.flyfisherman.com
www.orvis.com
www.geocities.com

Fat Albert
www.orvis.com
www.riverbum.com

Cavallette/hopper
www.flyfisherman.com
www.swedneckflyfishing.com

Chernobyl Ant
www.creelflyfishing.com
hipwader.com
www.americanflyfishing.com

Angelo Piller
www.reelvideo.eu


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