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La pesca a ninfa a vista



Word: Angelo “Angelo” Piller
photos: Angelo e Flyaenne
Tempo di lettura: 20 minuti



Tra le miriadi di tecniche che appartengono al mondo della pesca a mosca, una su tutte viene ritenuta la più spettacolare e difficile: la pesca a ninfa a vista.
Più che una pesca vera e propria possiamo parlare anche di una sorta di “caccia”, in cui l’aspetto fondamentale è quello di riuscire ad individuare la nostra preda.
Anche nella pesca a secca possiamo pescare a vista, ma il discorso è un po’ più semplice, sia perché la bollata tradisce la presenza di un pesce attivo a galla, sia perché la stessa bollata ci segnala il momento esatto in cui dobbiamo ferrare.
Pescando a ninfa a vista il discorso si fa molto più complicato, ma a mio avviso anche più suggestivo!
Quei pescatori che sono abituati a pescare a ninfa a vista hanno sicuramente una marcia in più rispetto a tutti gli altri.
Riuscire a riconoscere la sagoma di una trota o di un temolo tra una miriade di correnti è già di per se un motivo di grande soddisfazione. Pescare a ninfa a vista richiede due fattori essenziali:
- L'acqua in cui stiamo pescando deve essere sufficientemente pulita da consentirci di vedere il pesce.
- Occorre essere abbastanza bravi a distinguere la sagoma del pesce che sta ninfando.
Se il primo aspetto è un fattore oggettivo, non lo è sicuramente il secondo.
Ho avuto la fortuna di pescare con tanti moschisti e il fattore che faceva la differenza nella loro abilità era la capacità di scovare la sagoma di un pesce, persino con poco sole o con l'acqua non perfettamente trasparente.
Essere dotati di una buona vista è fondamentale, ma non basta. Occorre una sorta di istinto del cacciatore, un sesto senso innato che opera quasi come un ecoscandaglio sul fondo del fiume.
Coloro che possiedono questa dote non solo catturano di più perché in grado di riconoscere trote e temoli, ma sono anche più avvantaggiati nella lettura delle correnti riuscendo a distinguere quelle più redditizie da quelle "povere".
Vediamo adesso quali sono i punti fondamentali che determinano il successo nella pesca a vista.

IDENTIFICARE LA PREDA

- Individuare un pesce in acqua non è mai scontato. Provate a chiedere a un non pescatore se è in grado di vedere una trota che voi state osservando da un ponte. Quasi sempre non ci riuscirà, anche se la sua vista sarà migliore della vostra.
La differenza la fa l'abitudine nel cercare in acqua i nostri amici pinnuti. Per noi è una cosa scontata, in un certo senso siamo allenati! L'allenamento nella ricerca della preda è quindi un fattore determinante.
Durante i viaggi di pesca in Nuova Zelanda mi rendo sempre conto che la mia capacità di identificare il pesce in acqua aumenta con il passare delle giornate di pesca.
Più ci abitueremo a cercare di identificare trote e temoli, più diventeremo bravi a trovarli!
Diventa quindi anche una questione di esercizio, di training da fare magari anche durante il periodo di chiusura della pesca.

- Spesso la difficoltà nell’identificazione di una trota o di un temolo è data dal fatto che noi impostiamo il nostro cervello nella ricerca della sagoma di "un pesce".
Molte volte questo tipo di ricerca porta a scarsi risultati. Il motivo è che i nostri occhi più volte incontreranno una sezione di pesce come per esempio la coda, le pinne laterali o la testa. Se non saremo "programmati" a questo tipo di identificazione, i risultati rimarranno scarsi.

- Chi ha un po' di esperienza in acque mosse sa che anche in condizioni di totale trasparenza le correnti possono impedire la corretta visuale del fondo del fiume o del torrente.
Essendo queste correnti in continuo movimento, creano, spostandosi, quelle che in gergo vengono chiamate "finestre", cioè degli attimi in cui il fondo diventa perfettamente visibile.
Le "finestre" si ripetono costantemente, occorre solo avere pazienza. Questo è il motivo principale per cui è difficile procedere a una buona analisi del fondale se ci spostiamo troppo velocemente.

- La luce è l'elemento fondamentale per potere effettuare la pesca a vista, e questo vale anche per la pesca di bonefish e tarpon nei Caraibi.
Una giornata molto nuvolosa sicuramente non aiuta, così come un forte sole posizionato di fronte a noi può creare nell'acqua un riflesso in grado di ostacolare la nostra ricerca visiva.
Occorre quindi sempre tenere presente il meteo, gli orari della giornata e il nostro posizionamento rispetto alla luce.

- Le domande che mi vengono rivolte più spesso quando si parla di pesca in Nuova Zelanda sono:
"Che canna mi consigli, che mulinello mi consigli, che coda mi consigli e che mosche mi consigli?". La domanda più intelligente sarebbe: che occhiali mi consigli?
Tra tutta l'attrezzatura, gli occhiali sono la cosa più importante. Voler praticare la pesca a vista usando degli occhiali mediocri è come pretendere di partecipare a una gara di salto ad ostacoli con un asino invece che con un cavallo. Magari avrete la migliore sella, le redini più performanti in cuoio spagnolo, gli speroni più leggeri...ma alla fine cavalcherete comunque un asino.
In commercio ci sono tanti marchi specifici per il fly fishing. Basta un salto in internet per andare a vedere quelli che vengono ritenuti i migliori occhiali per praticare il nostro hobby.
In questo momento spiccano i Chroma Pop colore Brown della Smith Optics, nel caso di pesca durante giornate soleggiate, e i Maui Jim HD quando il tempo è nuvoloso o ci avviciniamo alla sera.
Per coloro che hanno qualche piccolo difetto di vista esistono comunque le lenti polarizzate graduate, che però possono richiedere esborsi non indifferenti.
Al di là della pesca a vista bisogna comunque considerare che un paio di occhiali di qualità ci aiuteranno nell'identificazione e nell'interpretazione delle correnti, e quindi a capire meglio dove lanciare.

PRIMA DI LANCIARE

Una volta individuata la preda, prima di lanciare occorre valutare diversi aspetti.
I primi due sono la profondità in cui staziona il pesce e la velocità della corrente.
Noi abbiamo due "armi" a disposizione: il peso della ninfa e la distanza del lancio.
Ovviamente la situazione più difficile è quando ci troviamo di fronte a un pinnuto che staziona in profondità con tanto di corrente molto forte. In questo caso si può tentare con una ninfa molto piombata lanciando parecchio a monte del pesce, così da dare alla ninfa il tempo necessario per scendere alla giusta profondità.
In certi casi difficili, o nel caso si stia usando una ninfa non piombata o poco piombata, NON è un peccato mortale appesantire il finale con dei piombini o con la pasta affondante. Se possiamo pescare con più ninfe, potremmo usare la seconda come zavorra.
Il caso opposto riguarda un pesce che sta ninfando appena sotto la superficie in una spanna d'acqua con corrente moderata. Qui sarà sufficiente una ninfa non piombata posizionata delicatamente anche a soli cinquanta centimetri davanti al pesce.
Prima di lanciare è comunque importante riuscire a capire su cosa il nostro pinnuto sta ninfando. Ninfa piccola o ninfa grossa? Sta ninfando su ninfe di baetis o su larve di chironomi? Qui l'esperienza del pescatore è basilare, così come lo è la conoscenza del fiume o del torrente in cui sta pescando.
A volte, nel caso di una copiosa discesa di ninfe è risolutivo cercare di capire il ritmo con cui il pesce ninfa, proprio per presentargli la nostra insidia al momento giusto.
Può anche capitare che il pinnuto abbia una preferenza a ninfare in un’unica direzione, proprio perché da quella parte c’è un filo di corrente da cui scendono la maggior parte delle ninfe.
L'osservazione nella pesca a ninfa a vista è decisamente importante e consente di conseguire risultati superiori rispetto a un approccio frettoloso ed impaziente.

AVVICINAMENTO E MIMETISMO

Tra tutti gli aspetti che riguardano l'avvicinamento, quello più sottovalutato è il rumore. A parte il fatto che parlare ad alta voce sicuramente non aiuta, il "rumore" che mette a rischio l'avvicinamento è quello derivante da una camminata scomposta sui sassi, soprattutto se i nostri scarponi sono dotati di chiodi.
Recentemente ho letto di una guida che si portava nello zaino un paio di grosse pantofole imbottite da indossare prima di ogni avvicinamento.
Se comunque volete avere una dimostrazione di come si propaga il suono in acqua, immergetevi completamente in una vasca da bagno e in poco tempo sarete in grado di capire cosa sta succedendo in tutto il condominio.
Il mimetismo è un altro fattore da non trascurare. Il fatto che certe ditte vendano gilet da pesca arancioni è la dimostrazione che si cerca di individuare il gusto del consumatore (marketing), piuttosto che le sue vere esigenze.
Occorre quindi essere mimetici, ma non basta: il mimetismo funziona se abbinato a un'assenza di movimento. Se siete mimetici, ma una volta individuata una trota iniziate a sbracciare per indicarla al vostro compagno di pesca, sarebbe stato meglio indossare un giubbino fluorescente e rimanere perfettamente immobili.
Tra gli errori in cui a volte ricado ancora c'è l'effetto "Bubusettete". Se camminando incontro una grossa trota, automaticamente tendo ad abbassarmi velocemente. Il movimento andrebbe invece fatto molto lentamente.
La domanda più spontanea rimane: dove mi posiziono rispetto al pesce?
Personalmente nel caso di pesca in acque dalle dimensioni ridotte preferisco mettermi alle sue "spalle" o comunque decisamente a valle rispetto alla sua posizione.
Se mi trovo a pescare in acque più ampie e il pesce non si trova sotto riva, azzardo una posizione "di fronte", quasi alla stessa altezza.
Se proprio sono sicuro che non mi vede vado anche oltre, cioè leggermente a monte lanciando di reach cast e lasciando che la ninfa arrivi davanti al pesce in completo "dead drift" o deriva morta.
Comunque la postazione di lancio dipende anche molto dalla visuale che ho del pesce: la posizione più sicura per quanto riguarda mimetismo e lancio non sempre coincide con quella che offre la migliore visibilità della preda e tra i due aspetti, se vogliamo pescare a vista, prediligo il secondo.

DURANTE IL LANCIO

E' fondamentale ridurre il più possibile i falsi lanci e nel caso evitare di farli sulla "testa" del pesce.
Spesso, per migliorare la precisione, effettuo prima dei lanci "di prova" in una zona completamente diversa rispetto alla posizione effettiva della trota, cercando però di raggiungere la stessa distanza che poi userò nel lancio vero e proprio. Bisogna assolutamente evitare di posare la coda in testa alla trota, quello che gli americani chiamano: "to line the fish".
Tenete sempre presente la regola del cono visivo del pesce: quanto più il pinnuto staziona in profondità, tanto più ampio sarà il suo cono visivo, ...quanto più sarà posizionato in superficie, tanto più il cono visivo sarà ridotto. Sul cono visivo delle trote sono stati scritti manuali, se volete anche su Google trovate di tutto e di più!
Personalmente posso dire di essere stato "scoperto" da trote munite da cono visivo molto ridotto, e di essere riuscito a ingannare pesci che stazionavano in profondità ma a pochi metri dal sottoscritto.
Quindi la variabile del cono visivo, se considerata da sola, senza altri fattori, mi lascia comunque molto perplesso.

QUANDO FERRARE

La ferrata è il momento più bello nella pesca a ninfa a vista: ti può dare la soddisfazione di avere risolto il rebus o di non avere capito niente!
Lo dico sempre: nel dubbio ferra! A volte però non ci sono dubbi, soprattutto in quei rarissimi casi in cui si riesce a seguire la ninfa lungo tutto il suo corso.
Un altro segnale ben definito, ma non comunissimo, e' quando si vede il bianco della bocca del pesce.
La ferrata più comune è quella del "dopo-spostamento", cioè dopo che il pesce si è mosso per prendere la ninfa. A volte si può spostare anche un metro ed oltre!
L'errore più comune è quello di ferrare non appena il pesce inizia a muoversi per andare a ghermire il nostro artificiale.
Molto comune è anche la ferrata prima dell'arresto del pesce. Sono tutti errori che ci faranno perdere la cattura, anche se a volte certi pinnuti (soprattutto i temoli) ci concedono più possibilità.
Il segreto è invece proprio quello di ferrare quando il pesce ha terminato lo spostamento, quella fase in cui apre la bocca per ingoiare l'insetto.
Occorre tanto sangue freddo anche perché questi spostamenti variano in distanza. Teoricamente se la ninfa arriva diretta "in bocca" al pesce, non ci sarà alcun spostamento se non quello della bocca che si apre, accompagnato dal movimento delle branchie che espellono acqua.
Tra le varie tecniche della pesca a ninfa a vista, c’è anche il così detto “leisering lift”, una tecnica classica che, tramite un delicato movimento verso l’alto del cimino della canna, si propone di imitare l’insetto durante la fase ascensionale verso la superficie dell’acqua.
Il pesce verrà stimolato dalla ninfa in movimento e andrà a ghermirla. E’ una tecnica che richiede esperienza perché spesso il movimento dato all’artificiale sarà esagerato, la ninfa tenderà a dragare ed il pesce capirà l’inganno.
Personalmente prediligo l’assenza totale di dragaggio, adottando il “leisering lift” come ultima risorsa o in presenza di emergenti di pupe di tricotteri.
Quelle che vi ho elencato sono le basi per iniziare a pescare a ninfa a vista. Ciò che più conta rimane sempre l'esperienza diretta in acqua.
Solo pescando tanto a vista avrete la possibilità di migliorare, uscita dopo uscita, e di capire quelle piccole variabili che possono fare la differenza.



Angelo “Angelo” Piller



© PIPAM.it

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