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Sergio Crivellaro

Le INTERVISTE di PIPAM
di Valerio BALBOA Santagostino

Valerio BALBOA Santagostino pone le sue domande a Sergio Crivellaro


SERGIO CRIVELLARO



Sergio Crivellaro nasce a Milano nel 1941, è sposato con Virginia e Daniela l’ha reso nonno di una bella ragazza vent’anni fa.
Autore, sceneggiatore ( ndr: di personaggi come Cucciolo e Pugaciov) ha avuto esperienze nel cinema di animazione firmando i dialoghi e la direzione del doppiaggio del lungometraggio “West and soda” di Bruno Bozzetto.
Ha firmato anche decine di film pubblicitari confezionati per il leggendario Carosello, indimenticato programma degli anni 70’.
Ha creato fumetti sul Corriere dei piccoli, disegnato libretti propagandistici sulla pesca per la Fips.
E’ stato un pungente ma molto apprezzato articolista per “Pescare”,”Pescare con la mosca”, “Mosca e spinning” e per la rivista edita da Ravizza “Consigli di pesca”.
Prima di ritirarsi a vita privata ha firmato per la Rai la serie cartoon di Cocco Bill e ora vive a Bonate di Sopra -BG.

1978,Corriere dei Piccoli


1979,Corriere dei Piccoli



V: Scusa Sergio, ma come hai fatto a trovarci? Lo sai che ti abbiamo cercato per un mese intero. Ho chiamato anche numerose agenzie di pubblicità, ho consultato le pagine bianche,…google,etc…eri svanito nel nulla…

S:  Mia figlia mi ha telefonato prima dell’estate dicendomi che aveva visto su un sito di pesca un TRD intitolato –“Che fine ha fatto Sergio Crivellaro”-.
Sono andato subito a vedere e mi sono divertito moltissimo, e poi nessuno parlava male di me, quindi il massimo del divertimento.
Nella ricerca eravate andati vicino, e l’avatar di face book allora era proprio Paperino.

V: Quando ho intervistato Luciano Maragni mi ha tirato fuori e regalato una copia del tuo famoso articolo “Elogio alla mediocrità” dicendomi che era il suo “credo”. Eccolo qui!

S:  E’ stato uno sfogo per i soliti motivi. Non riesci a uscire dalle consuete liti, sulla tecnica, sulla costruzione, sul lancio, e poi nel fiume fanno tutti quello che vogliono. Non si sta attenti al fiume e invece ci si preoccupa di cose cosi. Se uno andasse a pescare per divertirsi, anche se non fosse “un bravo”, avrebbe più confidenza con la natura… magari prenderebbe meno pesci … ma magari anche di più.

Mosca e Spinning, 1991


V: Quando hai iniziato a pescare?

S:  Intorno ai 30 anni, per distrarre il papà che era andato in pensione e non l’aveva presa bene. Era caduto in depressione.
Ricordo che sono entrato da Buzzini e ho trovato un Dario giovanissimo in pieno delirio mosca cosi quando sono uscito con la cannetta per mio papà avevo anche una Hardy 7 e mezzo in fibra con coda, mulinello, mosche e Dario. Lui si è messo a lanciare li nei giardinetti davanti alla stazione di Lambrate e io con la mia provavo ad imitarlo. I disegni della coda nell’aria e la gestualità che serve per eseguirli mi hanno subito conquistato. E’ stato un fatto estetico. Tutti i pendolari ci guardavano a bocca aperta...
Saltò fuori che il papà di una compagna di classe di mia figlia pescava a mosca, così conobbi il mio primo maestro. Marco Caserini, orafo e orologiaio. Nel suo banchetto pieno di cassettini c’erano anche delle piumette e ho così assistito al miracolo della costruzione di una mosca sul banco di un orafo.
Andavamo a cavedani sul basso Trebbia e non sapevamo niente. Pescavamo d’istinto leggendo i pochi articoli che uscivano sulle riviste di pesca.
Marco era davvero una forza della natura.

Sul Cismon


V: : Qual è la pesca che preferisci?

S:  In torrente a secca, in caccia…a risalire.

V: E la ninfa la usi?

S:  La usavo si la ninfa… grandi discussioni nei club, sullo streamer poi…una guerra. Beati i tempi che c’erano solo due mosche ..la grigina e la begina Si creavano dei veri e propri gruppi chiusi arroccati sulle proprie posizioni. Il mio gruppo era accesissimo..tutti contro tutti. Eravamo del Fly Angling Club di Milano… Si partiva per i weekend di pesca in quattro amici e si tornava quattro nemici.

Sul Cismon


…con la figlia Daniela,1977


V: Cosa pensi del lancio?

S:  Il lancio da una grandissima soddisfazione, probabilmente l’80% del piacere della pesca a mosca. Per un motivo personale, estetico. Infatti ho abboccato immediatamente quando Dario mi ha fatto vedere la prima canna da mosca. Ho cominciato li a capire quando Hemingway parlava nel suo libro “Il sole sorgerà ancora” che pescava con delle mosche. Pensavo fosse una castroneria del traduttore. Il protagonista del romanzo era in Spagna…si era portato dietro le canne da Parigi e andava a pescare con gli amici e usava dei finali su cui montava delle mosche mentre io ero fermo all’idea del verme e non capivo. Adesso era tutto chiaro.

Temoli sulla Traun


Sul Cismon


V: Sei andato anche a pescare in giro per l’Europa?

S:  Solo sulla Traun, con Raffaele De Rosa, ma in generale stavo qui. Se tutti vanno all’estero, qui va tutto in vacca, mi dicevo. E’ uno dei motivi per cui con la rivista Pescare e altri 10-15 volontari avevamo fondato “Pesca ambiente”. Volevamo sensibilizzare i pescatori sull’ambiente, sulle scale di monta, sulle aperture selvagge. Ma è durata qualche anno. E’ finita perché alla fine nessuno, salvo i soliti quattro gatti, si faceva il mazzo. I Di Felice dicevano che alla sezione dell’’Aquila da subito c’era la fila di gente che cercava l’impiego fisso convinti che fosse una faccenda politica.

Temoli sulla Traun


...e trota della Traun


Raf sulla Traun


...e con un temolo


V: Come è cambiata la pesca a mosca rispetto ai tuoi tempi?

S:  Non riesco a risponderti perché non pesco da almeno 10 anni. Però quando ho visto il TRD su di me ho aperto a caso quello sul Cadore e mi sono domandato che pesci del genere ai miei tempi non esistevano. Le trote erano molto più piccole.

V: Come mai proprio quello?

S:  Perché la mia famiglia è originaria di quelle parti. Poi c’è la casa e c’è mia figlia, etc…

Il Cismon dormiente


V: Sei in pensione, sei a un passo da due splendidi fiumi ( ndr. Serio e Brembo), perché non peschi più?

S:  Una volta ero sul Brenta il giorno dell’apertura. Stavo tornando a casa dalle ferie da Belluno e ho visto una folla immensa dentro al greto del fiume squarciato per la costruzione della superstrada. Erano addirittura sopra le escavatrici,.. e mi son detto. Ma io non sono mica uno di quelli…mi sono vergognato e ho smesso.


V: Cosa pensi del No-kill?

S:  L’ho sempre fatto. Quando cominci, l’idea è far vedere di aver preso il pesce. Io, questo, l’ho superato subito. Interessava a me e basta. Quindi, tranne gli inizi, ho sempre fatto il NK. Quando c’era la possibilità di schiacciare l’amo e rilasciare il pescato, era del tutto naturale farlo.
Il problema è che se non si supera questo fatto del carniere, è come la caccia. Uno ci va per far vedere il trofeo…e se il pesce diventa un trofeo, non ce la caviamo più. Eticamente non è un gran che…lo sappiamo. Il rilascio è uno choc per il pesce.

V: Lo sai che la Germania e la Svizzera non lo ammettono?

S:  No, non lo sapevo, ma lo capisco.

Il “D day” a Lodi


V: Cosa pensi delle gare di pesca a mosca? Riporto un brano del tuo famoso articolo…-“ Ti rimane la preoccupazione del recupero, una preoccupazione egoistica che già presuppone di mostrare la tua preda agli altri…”- …una certa forma di agonismo latente comunque…

S:  È un fatto assolutamente personale. Se rimani dentro alla dimensione del mio articolo non ti spingi fino alla gara. Riesco però anche a capire chi vuole andare oltre i propri limiti, a chi prova piacere a spingersi sempre più in la. Per provare la sua bravura o qualcosa che sente lui dentro…non me la sento di impedirglielo.

Una vittima del “D Day”


V: Riporto ancora: -“ Sono uscito con gente che riteneva un insulto personale la presenza nelle tasche del mio gilet di mosche sommerse…sostenevano che la vera, la purissima pesca con la coda di topo, la si fa esclusivamente con la mosca secca…”-Mica è cambiato molto sai

S:  E non cambierà mai. Non può cambiare. Perché gli togli il giocattolo.

V: A chi?

S:  A tutti. A chi fa questo tipo di discorsi, a chi abbocca a questi argomenti.

V: Cosa sono le famose trote Siux ? (ndr: citate nell’articolo…)

S:  Le trote del posto, le autoctone.

Alba sull'Adda


V: Ti piace costruire?

S:  Mi piaceva molto ma non sono mai stato bravo. Mi intrigava moltissimo però…

V: Hai avuto altri hobby oltre la pesca?

S:  Il baseball, ma ho smesso presto però.

V: Bhè, il gesto tecnico del baseball ha molto in comune con il lancio nella mosca.

S:  Esatto e poi come ti ho detto prima, esteticamente mi piaceva di più del calcio. Ho fatto anche un po’ di nuoto, andavo anche a funghi, ammesso che sia uno sport.
Era un peccato però…tonnellate di chiodini in giro…o pescavo…o li raccoglievo. Quando poi andavo a funghi, non li trovavo mai.

Con De Rosa...


…e Raf mentre ipnotizza una pupa


V: Qualche aneddoto della tua vita da pescatore?

S:  Vado a rifare la licenza dopo anni…qui a Bergamo. Cercano il mio nome e non lo trovano. Il funzionario allora mi dice –“ Ma lei non ha mai pescato”- Come non ho mai pescato, gli rispondo. -“ No, lei non ha mai pescato perché nel nostro computer non risulta che abbia mai preso una multa”-

V: Sergio, eri il Torquemada degli anni 80. Hai fustigato tutti, non hai risparmiato nessuno. Dai, fammi qualche graffiata come ai vecchi tempi! Pragliola ti ha chiamato “caustico”, “corrosivo”, pur stimandoti moltissimo, perché lo attaccavi sempre nei tuoi articoli…

S:  Non posso perché se è tutto come un tempo, ho già graffiato abbastanza…e poi non pesco da tanto.
I nomi nuovi non li conosco…
Però ti voglio raccontare un aneddoto del mio primo incontro con Pragliola…
In una fiera del settore a Firenze nella pausa pranzo, entrando nel lungo corridoio deserto tra due file di stand, come in un film western mi sono trovato io di qua e Pragliola dalla parte opposta. Ci siamo fermati di botto uno di qua e uno di la a guardarci in faccia. Ricordando tutte le scemenze che avevo scritto su di lui ho pensato: “Adesso mi ammazza!” ma è scoppiato a ridere. Come si dice, una risata vi seppellirà. Beh, siamo usciti a braccetto e avevamo un mucchio di cose da raccontarci. Ho scoperto che non era cosi terribile.

V: Come sei diventato buono Sergio!

S:  Si, hai ragione, mi faccio quasi paura
Piuttosto le trote sono cambiate?

V: Che fai? Mi fai tu le domande adesso?
Certo che si, sono più grosse…come hai fatto notare, e forse più protette.


S:  Spero per voi che siano anche più stupide delle nostre…

V: : Beh, su quello non sono proprio sicuro Ti piaceva pescare il temolo?

S:  Molto, e la trota di più. Le soddisfazioni che da la trota sono inarrivabili.

V: Concordo. Ricordami qualche amico dei tuoi tempi.

S:  Di Caserini ti ho già parlato. Era anche il genere di tipo che mentre io mi fermavo nella corrente che si faceva più forte per il timore di non riuscire ad attraversare, tornava indietro, mi sollevava con un braccio e mi portava dall’altra parte.
Raffaele De Rosa lo ricordo con molta simpatia…soprattutto la sua generosità. Se pensava che poteva esserti utile per farti crescere come pescatore, ti lasciava le sue bollate. Non tutte e non sempre.
Carlo Rancati che non amava lo streamer è stato quello che mi ha insegnato a usarlo. In Piemonte, in una riserva se ricordo bene. Il fiume color piombo sembrava il Mississipi prima di un uragano. Entravi con gli stivali per un bel pezzo, poi ti dovevi fermare perché scendeva e c’era un forte correntone. I pesci, ovvio, erano dall’altra parte e non c’era modo di arrivarci con un lancio chilometrico, e se ci arrivavi il correntone ti portava via la coda e magari anche te.
Secondo me era impossibile pescare ma Rancati mi dette un paio dei suoi streamer e prendendomi il braccio mi fece vedere come si doveva fare. In cinque minuti la giornata era cambiata da così a così e ho anche preso delle gran belle trote. Se penso che per scrivere quello che mi aveva insegnato tenendomi il braccio per cinque minuti avrebbe dovuto riempire sei pagine dove non avrei capito un cavolo, mi chiedo perché scriviamo di lancio.
Povero Carlo, doveva arrabattarsi con 500 correnti del Club. Gli invidiavo la sua grande pazienza. E poi c’era Chiodino, che veniva con degli accrocchi tremendi mentre i vecchi del Club usavano micro moschine...
Ma lui prendeva come un pazzo. Gliene dicevano dietro di tutti i colori, dal momento che era giovanissimo. Poi ha cominciato anche lui ad andare dietro alle nuove mosche e quindi a non prendere più una mazza.

Il famoso “Chiodino”


V: Il mazzo ora, Roberto, lo fa a tanti. Cosa ne pensi della tecnica, dei materiali nuovi e di ciò che hanno comportato?

S:  Io mi sono fermato al carbonio che mi piaceva moltissimo e mi sembrava che fosse migliore delle canne che avevo prima. Anche se amavo molto quelle in fibra, come la mia Hardy 9 piedi in 3pz… Se sono utili, i materiali nuovi, perché no.
Se la tecnologia non è solo per fronzolo, va benissimo. E poi diamo spazio a questi poveri ricercatori.
Se penso alla Giulietta di 20 anni fa…i sedili…per esempio. Quelli montati adesso sulle automobili cambiano la vita di un persona.
Poi sta a ognuno di noi saperla usare per qualcosa di utile. Questo non vuol dire buttare nel cesso il vecchio.

V: Dei cataloghi dell’epoca dicevi –“ A quando la moda del pescatore a mosca, l’auto, la macchina per scrivere, la pipa, e poi, a quando il profilattico del pescatore a mosca, superlubrificato, sul cui serbatoio fa mostra di sé, in serigrafia , l’effimera preferita, nuda, ritratta da un giovane artista a scelta (contemporaneo è ovvio) e in tiratura limitata per conoscitori?”- (da “Mi faccia il piacere - Dic.1980 - Consigli di pesca)

S:  Sei proprio sicuro che non lo abbiano fatto? Io mica tanto.

Tesserini per pescare


V: Fatti una domanda.

S:  Perché ho fatto questa intervista alla mia età?

V: Bene, adesso risponditi anche.

S:  Perché sono un inguaribile romantico, forse anche un po’ rinco…

V:  Un pensiero o un augurio per gli amici di Pipam?

S:  Gli direi soprattutto di divertirsi, perché se uno non si diverte, che senso ha.

V: Se ti iscrivessi a Pipam che nickname useresti?

S:  Io ero Gordon Quill, perché era la nostra mosca principe. Caserini era Palù, perché costruiva le mosche. Probabilmente da voi rispolvererei il mio vecchio soprannome.

V: Ci contiamo allora.
Grazie Sergio per la bella chiacchierata.


S:  Grazie a te e a Pipam.



Valerio Santagostino (BALBOA)

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