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scomparsa del luccio in Adda



D: ...........mi sono dilettato fin da ragazzino nella pesca a spinning (sono un ammiratore dell'esocide di casa nostra) che ho praticato fino a una decina di anni fa su quel tratto di Adda che va da Trezzo a Brivio. Ora, dopo un ritorno di fiamma per la pesca, sono tornato su quelle sponde e quegli spots che ben conosco....che disastro, ma dove sono finiti i miei lucci? e tutto il resto?

Avendo da poco intrapreso le vie della mosca (...), mi sono trovato a sondare l'Adda in zone anche diverse (a sud fino a Rivolta), ma l'impressione è la medesima: svuotato!

Persici, lucci, trote, minutaglia...tutto quello che si scorgeva anche quando non si prendeva niente é sparito. Sembra un fiume fantasma. Eppure non vedo segni d'inquinamento.

RISPOSTA___________________________________________________________________________________

il luccio è all’apice della catena alimentare nelle acque interne, o per lo meno lo era fino all’arrivo di altre specie esotiche che in alcuni casi lo hanno completamente soppiantato.

L’Adda sublacuale, storicamente vocato alla presenza del luccio, mostra ora una progressiva diminuzione di questa specie, da imputarsi a vari fattori; la cui sinergia negativa contribuisce a definire l’attuale situazione di deficit.

Tra le motivazioni una delle principali è la scomparsa progressiva dell’habitat del luccio, sia per le fasi giovanili, che per gli adulti ed il periodo riproduttivo. Tale habitat è ricco di vegetazione acquatica e ripariale, ed è caratterizzato dalla presenza di ostacoli sommersi quali rami e tronchi, ma anche dai massi che costituiscono le massicciate.

Il luccio infatti necessita di una buona copertura di vegetazione acquatica, sia per la deposizione delle uova, essenzialmente fitofila, che per il successivo accrescimento e riparo degli avannotti.

Infatti dopo la schiusa, i piccoli lucci aderiscono alla vegetazione circostante tramite un disco adesivo posto sul capo, almeno fino al riassorbimento del sacco vitellino.

I piccoli lucci, nel corso delle prime fasi di sviluppo stazionano tra piante acquatiche ed alghe, che forniscono rifugio e costituiscono un ottimo habitat per procacciarsi cibo.

La progressiva artificializzazione dell’alveo dei fiumi induce una sostanziale modifica nell’assetto idrologico ripariale e la scomparsa di tane ed anfratti utilizzati dal luccio come sito di caccia e di rifugio. Negli ultimi anni sono diminuite anche le aree umide connesse ai fiumi; tipicamente sono rami abbandonati, piccoli stagni ed aree sondabili, habitat ideale come sito di riproduzione e per l’accrescimento dei piccoli. Il luccio, ove possibile, durante il periodo di frega, si sposta preferibilmente in quei corsi d’acqua laterali con acque basse e pulite e ricchi di vegetazione come le rogge di risorgiva ed i fontanili. Molti di questi corsi d’acqua secondari non sono più in comunicazione con il fiume principale, e qualora lo fossero, la pulizia periodica viene effettuata con macchinari appositi (barche, ragni) che rimuovono completamente la vegetazione acquatica e provocano anche un cero tasso di mortalità diretta del luccio, oltre che di altre specie ittiche.

In una situazione di difficoltà nel reperire siti idonei alla riproduzione, si aggiunge anche l’effetto della predazione diretta da parte di altri animali; il siluro ha un impatto sulle popolazioni di luccio, ma è comunque proporzionale allo stato della sua popolazione, essendo un predatore opportunista che si nutre della risorsa più abbondante o più facilmente catturabile. Il cormorano invece ha un impatto difficilmente quantificabile nei confronti del luccio, ma comunque significativo. Il luccio, in un ambiente in cui sono sempre meno i rifugi, e per la sua etologia che lo porta a rimanere fermo per lunghi periodi, non trova una valida alternativa per sfuggire al cormorano, per il quale è una facile preda.

Anche l’inquinamento delle acque gioca un ruolo nella diminuzione del luccio, sebbene ritengo sia meno importante delle motivazioni espresse in precedenza.

Allo stesso modo la pesca incide sicuramente sulle popolazioni di luccio. Il prelievo da parte dei pescatori è comunque proporzionale all’abbondanza di questa specie, ed infatti sono sempre più rare le catture; L’attuale regolamentazione della pesca nei confronti del luccio potrebbe minacciare seriamente l’esistenza dello stesso in molti bacini; trattenere anche un solo individuo, ora più che mai, significa pregiudicare seriamente la sorte del luccio nell’Adda, ma anche in molti altri fiumi italiani.

Purtroppo le misure per la salvaguardia del luccio, compresi i piani di semina, rappresentano un palliativo per una situazione tale per cui se non si provvede alla rimozione delle cause della sua riduzione, questa specie rimarrà a rischio.

La risposta al quesito non è particolarmente diretta al caso dell’Adda sub lacuale, che richiederebbe studi approfonditi e specifici (come per ogni ambiente). Si ritiene comunque che con buona approssimazione le motivazioni principali del declino del luccio dell’Adda siano quelle esposte, o per lo meno una loro azione congiunta che amplifica i loro effetti negativi.

Spero di aver chiarito un po’ una questione di per se molto complessa.

Cordialmente,

Marco Riva

 

D: ...........mi sono dilettato fin da ragazzino nella pesca a spinning (sono un ammiratore dell'esocide di casa nostra) che ho praticato fino a una decina di anni fa su quel tratto di Adda che va da Trezzo a Brivio. Ora, dopo un ritorno di fiamma per la pesca, sono tornato su quelle sponde e quegli spots che ben conosco....che disastro, ma dove sono finiti i miei lucci? e tutto il resto?

Avendo da poco intrapreso le vie della mosca (...), mi sono trovato a sondare l'Adda in zone anche diverse (a sud fino a Rivolta), ma l'impressione è la medesima: svuotato!

Persici, lucci, trote, minutaglia...tutto quello che si scorgeva anche quando non si prendeva niente é sparito. Sembra un fiume fantasma. Eppure non vedo segni d'inquinamento.

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