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A tre metri dal paradiso

Italia  15/10/09 di Beppe Saglia (beppe s.)

La partenza
Al ritrovo a S. Anna di Valdieri, alle 16.00, stranamente nessuno è in ritardo. Si preparano gli zaini, chi con la certezza della consuetudine di una meta nota, chi con le mille domande di chi ci sale per la prima volta. Poi, in fila indiana, si parte per le prime ripide rampe a monte del paese, sino ad immergersi in ampie e riposanti faggete che si intercalano con zone più esposte, pietraie e versanti in frana. Si suda, si parla, si programma e, ovviamente, soprattutto si scherza e si ride.
Alla seconda piana prenotiamo il formaggio dai pastori per il ritorno e ci fermiamo a fare gli onori di rito al somaro più famoso d’Italia, quello di tante vignette comparse negli anni scorsi in Pipam.
Era in gran forma, aveva micidiali battute in serbo, ma siccome noi il serbo non lo conosciamo, abbiamo dovuto faticare non poco a tranquillizzarlo .
Alle 19.30, mentre il sole calava e il silenzio saliva, eravamo tutti al rifugio con le gambe sotto il tavolo.


La pesca notturna
Abbiamo, con un po’ di culo e un po’ di lungimiranza, centrato la finestra giusta, ossia quella in cui la luna è piena. Una luna la cui luce è esaltata dal fatto di essere (a parte le due lampadine da 20 watt del rifugio) la sola fonte luminosa in un’area di decine di chilometri quadrati. Abbinata alle alte temperature della stagione, è una situazione che fa ragionevolmente prevedere di poter pescare su pesce attivo a galla tutta la notte.
Bellissimo piazzarsi opposti alla luna e osservare il lago. Vedere le onde di cerchi altrimenti invisibili, accendersi in mille riflessi sotto i raggi della luna.
La limitazione è stata la presenza di un persistente vento di Phoen che variava spesso direzione increspando il lago e rallentando o annullando l’attività di superficie.
Peccato che, complici le fatiche della salita e le montagne di cotechino ingurgitate a cena, dopo mezz’ora eravamo tutti cotti (a parte Robocop/Roberto) e incredibilmente attratti dalle comode brandine del rifugio. Nemmeno il tempo per le solite cazzate sparate dal sacco a pelo, che nella nostra suite inizia un laborioso lavoro di falegnameria. Lavoro di cesello, dolce, niente a che vedere coi sontuosi capolavori di pialla e di raspa che altri sommi interpreti quali Grayling e il WM sanno dispensare.


Fortunatamente al mattino la luna collabora ancora, almeno per quell’oretta in cui duetta con la luce del giorno, che arriva dal basso per soccombere definitivamente quando, complice una perfetta inclinazione della valle, si intuisce, dalla calda colorazione dorata che prendono le montagne e l’acqua che le rispecchia, il sole prima di vederlo.


Gli insetti
Nonostante l’abbondantissima (storica) coltre nevosa caduta quest’inverno, che ha drammaticamente ridotto il numero degli insetti da prato, grilli e cavallette hanno continuato ad essere il boccone principale e più gradito di questo fine stagione.
In torrente, si sa, qualsiasi imitazione di terrestrial di una certa taglia trova giusto onore se posata in modo corretto.
In lago invece la trota ha tutto il tempo di guardare l’artificiale e, sovente, scopre l’inganno quando è ancora molto distante dall’esca, al punto che diventa difficile capire che è ora di cambiare mosca. Il confronto tra imitazioni realistiche e imitazioni skating ha animato le nostre discussioni per due giorni. La forza delle idee e dei ragionamenti è stata questa volta sconfitta dall’evidenza dei fatti (leggasi le catture di JSB), premiando inequivocabilmente l’imitazione iper realistica. Ma nella mosca, è noto, le certezze hanno le gambe corte!


La pesca
In lago vento e carenza di insetti hanno relegato la pesca su bollata a momenti sporadici e occasionali. Rincorrere le poche bollate non ha pagato, mentre lo ha fatto la tattica messa in atto da JSB. Una strategia di osservazione e di paziente attesa. Si sceglie il posto buono e, nei momenti opportuni (dal tramonto all’alba), consapevoli che prima o poi una trota passa, ci si tiene pronti a lanciare rapidamente la cavalletta nei pressi dell’occasionale bollata o del pesce stesso se lo si scorge a vista. E se la mosca è giusta l’equazione si risolve!
Il torrente, nel tratto a monte del lago sino ai 2500 mt del Superiore, è uno spettacolo. Corre tra nude rocce, cascate e pozze. I colpi sono pochissimi, spesso tra un lancio e il successivo occorre salire per 15 minuti. Si arriva col fiatone, consapevoli di avere quasi sempre una sola posa a disposizione.
Rari i pianori, ma piacevoli per ritemprarsi e per fare qualche lancio in più. Ecco in questi posti, ogni sasso, ogni rigiro, ogni erba della riva nasconde una possibile preda.
Con Gippy che non ha rinunciato alla ninfa nemmeno in posti del genere abbiamo costituito una perfetta macchina bellica. Cautissima posa a secca da parte mia e successiva passata della coppia di ninfe, che a volte hanno stanato anche quelle che non se l’erano sentita di salire in superficie.


I pesci
Una fario di alta quota catturata a ninfa dal Gippy. Le livree sono molto varie, in funzione delle tane e di chissà che altro. Tutti i pesci sono assolutamente di riproduzione naturale e, almeno per me, è un mistero capire come possa perpetuarsi la vita tra quelle pietre estreme coperte per lunghi mesi di neve.
Una trota del torrentino a monte del primo lago. Una delle poche uscite quando l’ho pescato dopo mezza giornata dal passaggio di Euge e Paolo. Sono posti dove la presenza dell’uomo è limitata a pochissime ore nel corso dell’anno e, quindi, la diffidenza è molto lenta a scemare.
Cercavamo questa, che ho avuto la fortuna di agganciare l’estate scorsa. Il più bel pesce che io abbia mai attaccato in quota. Oltre due chili pallini rossi e neri. Ma non si è palesata… Spero solo che ancora pinneggi in quella angustissima pozza…

Una trota di lago di Danilo.


E una delle tante di JSB. Pesci bellissimi, un endemismo dal quale è sparita completamente la colorazione rossa.



Le mosche
Questo “bogu” di 5 cm di lunghezza montato su un amo del 4 parrebbe esageratamente sproporzionato rispetto alla dimensione del torrente eppure, a volte, per stanare quella un po’ più bella, può servire. Ne sa qualcosa Gippy a cui ho passato la mia cannetta con questo ammasso inlanciabile di pelo e di foam, quando ci siamo avvicinati alla piscina, una splendida pozza incastonata tra le rocce, larga un paio di metri ma molto fonda. Alla prima posa è salita la regina di quell’occhio, mostrando il suo grosso dorso scuro, mentre l’incredulità del tutto rallentava fatalmente l’attimo della ferrata.

All’opposto ecco la micidiale imitazione realizzata da JSB. Difficile capire vero e falso.



Il contorno
Al di là dell’ambiente e della pesca, ciò che rende magiche queste giornate è il senso di amicizia che ci lega. Per qualche ora nella vita liberi di godersi la natura senza dover dimostrare nulla a nessuno. Tutto acquista un sapore particolare, il pezzo di pane e salame, il bicchiere di vino, il toscano o la sigaretta.
Poi ci sono gli incontri imprevisti… e gli amori a prima vista! Cosa possa aver accomunato una malgara di lunga data che ha trascorso metà della sua vita in una vecchia baita scalcinata tra pecore e marmotte ed il far formaggi e un lumbard di città è mistero. Di fatto si son parlati a lungo nei rispettivi dialetti senza comprendersi ma capendosi benissimo. E certamente quel caffè conserverà un profumo diverso da quello mattutino del bar.


Le pagelle
JSB (Robocop /Roberto)
Spietato e devastante. Soprannominato da Gippy “il laghèe”, per tre giorni non ha fatto un lancio che non fosse nel lago. Per lui non esistono torrenti, non esistono orari, né bisogni fisiologici, nulla. Ha vagato per il lago 20 ore al giorno, ora rincorrendolo ora aspettandolo seduto su un masso, in simbiosi totale. E alla fine ha esibito uno score impressionante di trote, per numero e per taglia.

Gigi
La voglia di apprendere, l’apertura mentale, l’umiltà, la misura ed un eccezionale carattere ne stanno facendo un ottimo pescatore. Ha praticamente pettinato tutto il Meris dalle piane alle sorgenti, macinando più chilometri di tutti, forte dei 10 chili persi nell’ultimo mese, che gli hanno restituito una notevole forma fisica.

Jaja
Il re delle mosche si è goduto la vacanza. Un po’ di lago, molto torrente e, come sempre, fonte di infinite discussioni. Nulla è accettato da Mario a priori, tutto deve rientrare in una logica, fatta di ragionamenti o di geniali intuizioni.

Danilo
Fedele discepolo di JSB, l’ha seguito come un’ombra, dedicandosi esclusivamente al lago. Ed è stato premiato con una bella cattura e con l’aggancio della trota più grossa del week-end, stimata un paio di chili ma sfortunatamente persa prima della foto di rito.

Euge 85
L’allegria, la goliardia, la spensieratezza, la grande passione e, soprattutto, una ventata di gioventù.

Testorp
Paolo è partito malissimo, presentandosi al cospetto del Meris con uno zainetto piccolissimo e soprattutto con una canna della LIDL. Poi, insieme ad Euge, ha aperto una via direttissima per il lago intermedio, ad altissimo rischio. Ma ha fatto il recuperone, dispensando un’ottima grappa che ha fatto vacillare anche il gestore del rifugio, oltre a donarsi al gruppo anima e CORPO!

Pga
Alberto è sempre pronto a stupire. A dispetto di una pancetta da cummenda e di un’avversione atavica ad ogni attività fisico-sportiva, è andato come una scheggia per tre giorni su e giù per laghi e torrenti. Encomiabile.

Gpb
Il Buster Keaton della pesca a mosca… Per me un amico e un compagno insostituibile di pesca. Arguto e spiritoso, attento a tutto, con il solo vizietto della ninfa di cui è maestro sommo, merita il massimo dei voti, anche per lo scherzetto che ci ha combinato quattro giorni dopo la gita: un piccolo malore che lo ha costretto a qualche giorno di ospedale.
Ora va tutto bene, la cosa è superata.
Ma Gippy… vai piano… sei arrivato a tre metri dal cielo, accontentati, non andare oltre, non ora!

Beppe Saglia


© PIPAM.org

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