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Cronaca di ordinaria discriminazione

Ovvero com’è Difficile pescare a mosca da queste parti 
Italia  07/05/06  di Fongaro Matteo (matteof)




Alzi la mano chi non ha approfittato del primo maggio per andare a pescare?
Penso che praticamente tutti abbiano organizzato un’uscita di pesca e siano andati a rilassarsi sul fiume.

La mia scelta è caduta sul torrente Chiampo, nel tratto libero che scorre nell’omonimo paese, in provincia di Vicenza. Scelgo spesso di pescare in tratti liberi, lo faccio perché da qualche anno ho deciso di non aderire a nessun bacino di pesca per protesta nei confronti di certe gestioni dissennate.
E poi da ingegnere ambientale sono molto sensibile ed alcuni scempi del passato che davvero mi hanno fatto mandare in bestia (ad esempio le intuizioni geniali dell’APPV di Verona).

L’unica eccezione è il bacino di Zona B istituito in provincia di Vicenza, zona solitamente da ciprinidi in cui hanno avuto l’accortezza di inserire una splendida zona no kill, praticamente sempre deserta, in cui d’inverno vado ad esercitarmi.

In ogni caso ho scelto questo torrente perché vicino a casa e nella parte alta, prima della concessione, offre acque di buona qualità e pesce interessate, anche se le trote “indigene” al giorno d’oggi si contano su una mano.

Premetto che sono un ex pescatore con esce naturali, convertito alla mosca dal fascino irresistibile di questa disciplina di cui ho abbracciato non solo la tecnica, ma anche la filosofia, convinto che per migliora l’ambiente che ci circonda ogni uno debba dare, nel suo piccolo, un contributo.

Alle cinque e quaranta cinque ero già sul greto, ho optato per una nove piedi coda del cinque, il livello dell’acqua era un po alto e la limpidezza di conseguenza scarsa, tale attrezzatura mi dava l’opportunità di variare pesca scegliendo tra secca e ninfa in relazione al tratto.

La prima sorpresa che ho avuto è stata di trovare già prima delle sei un nutrito numero di pescatori, ovviamente nessuno a mosca, armati di camole e vermi e particolarmente aggressivi nell’accaparrarsi i posti migliori. Il motivo di tale affollamento è che la domenica si era svolta in quel tratto una gara di pesca in torrente che aveva lasciato dentro un buon numero di trote facili a cui tutti davano la caccia avidamente.

Sono stato sul punto di andarmene, un po per l’affollamento, un po per la delusione di non poter andar in cerca di qualche esemplare serio, sicuramente disturbato ed intanato. Ma poi ho pensato di esercitare il mio sacrosanto diritto di andarmene a pescare, in fondo avevo solo un paio d’ore e già che c’ero non mi costava nulla provarci.

Ho montato una spider ed un finale piombato per andare a provare su una profonda insenatura del torrente prima di una briglia. Sul posto, poco sopra erano appostati tre pescatori e alcuni metri sopra altri tre erano in pesca.

Non ho fatto in tempo a stendere tre metri di coda che subito è partita l’ilarità generale nel vedere uno che pesca a mosca, come a dire guarda sto scemo come pesca. Un paio di questi si sono addirittura messi dietro di me per osservarmi e ridermi in faccia, il commento più gentile è stato : “vuoi che ti presto due camole?”.

Ovviamente mi sono innervosito, ho iniziato a sbagliare qualche lancio (non sono dotato di grande tecnica, me la cavo appena) e ad agganciarmi su qualche pianta. Immaginate le reazioni divertite.

Ora ero ad un bivio, far valere il mio addestramento da militare spaccandogli il muso o fregarmene.

Pensando a come comportarmi ho rifatto il finale strappato sulla pianta ed ho montato una grossa ninfa di plecottero, piombata. Ho lanciato di traverso nella briglia sottostante ed ho trattenuto la coda facendo una passata a tagliare la parte finale della briglia. Una trota sui 30 cm è uscita ed ha aggredito la mosca, ho ferrato e dopo un minuto era nelle mie mani. In un attimo l’ho slamata ed è tornata a nuotare libera.

Il gesto che avevo effettuato è risultato incomprensibile, “ma come, questo viene a pescare per lasciare le trote?”, eppure penso che con quel gesto, senza dire una parola ho dato una lezione a tutti, senza violenza e senza urli li ho presi a schiaffi, facendogli vedere che a me non interessa tornare a casa con una o venti trote, non mi interessa essere lì per prendere quattro trote di allevamento rilasciate il giorno prima, ero lì per pescare, nell’essenza stessa dell’atto, per questo pesco a mosca, perché mi interessa solo pescare e farlo nel modo migliore possibile.

Lasciando perdere i tecnicismi e l’episodio che mi è successo, è mia abitudine utilizzare ogni cosa capita per trovare spunti di riflessione e vedere i lati positivi delle cose. Se non vi annoio troppo vorrei riportarvi i pensieri che ho maturato nel pomeriggio del primo maggio.

Sono sempre stato per la tolleranza nella pesca, per la libertà di scelta di tecniche e modi purchè rientrino nel rispetto delle leggi, se uno vuole andare a pescare per prendere i suoi pesci, portarli a casa e mangiarli, lo può fare se esercita la sua passione nei limiti della legge. Addirittura in passato avevo criticato alcuni PAM che avevano espresso giudizi aspri su altre tecniche di pesca, considerate meno sportive. Dopo questo episodio, continuo ad essere della mia idea, cioè che il rispetto per gli altri e le altre tecniche sia doveroso e dimostrare civiltà ed educazione anche nei confronti di chi non ti rispetta per quello che sei (PAM) è un modo come un altro di insegnare a liberarsi della cultura delle accuse.

Però, ciò che più mi da sconforto in tutto questo è la miseria dell’animo umano, che riesce a gettare discriminazione anche nella pesca, per cui se uno che pesca a mosca è un povero idiota che non sa come si fa, figuriamoci la stessa gente cosa può pensare di un nero o di un ebreo o un mussulmano o di un comunista. Sembra che sia più importante distinguere per elevarsi da ciò di cui si prende le distanze imponendo una superiorità animale che trova giustificazioni in un branco e che origina alla fine solo odio, odio in chi discrimina e odio in chi è discriminato.

Perdonatemi se sono deluso, deluso dagli uomini, deluso dal fatto che ero e sono l’unico pescatore a mosca in tutto il tratto libero del Chiampo, perdonatemi se non possiedo così tanta tecnica da prendere trote a ripetizioni e non sono riuscito a dare una sonora lezione a suon di trote a chi mi prendeva in giro (in fondo ho preso tre pesci in tutto), ma questo è il mio modo di spezzare una catena, di ribellarmi ad un errato sistema.

Per questo continuerò a pescare a mosca, piano piano imparerò a prendere di più, ad essere più bravo e nella vita continuerò a rispettare chi è diverso da me e con il mio mestiere continuerò a fare in modo che la porzione di mondo su cui posso esercitare il controllo sia pulita e combatterò contro chi vuole inquinare il mio e il vostro mondo, perché penso che sia più importante difendere quello in cui si crede, piuttosto che difendere quello che crediamo di essere.

 
Fongaro Matteo

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