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Luccio Day 3 Anno Domini 2007

Report semiserio di una bella giornata 
Italia  04/11/07 di Matteo Fongaro (matteof)


L’ultima settimana di ottobre rientro al lavoro dopo due settimane, scrivania stracolma di arretrato assolutamente urgente da fare il più presto possibile, telefono impazzito, una cinquantina di e mail da leggere, tutta una serie di gazzette ufficiali a cui dare un’occhiata ecc.
Insomma un trauma. Finalmente riesco alla pausa pranzo a prendermi una mezzora di calma, stacco i telefoni e mi collego a pipam. Vado nel forum ed ecco che scopro che c’è il Luccio Day.
Cacchio me n’ero dimenticato, guardo e vedo che le prenotazioni delle barche sono già avanti. Cacchio, mancano cinque giorni rischio di non poter partecipare... Cacchio! Cacchio!
Scatta la serie di telefonate, rintraccio Neno che mi rassicura, una barca c’è, male che vada lui viene in belly e ha dato mezza parola per una seconda e quindi un posto c’è di sicuro. Telefono a Frana che mi rassicura ulteriormente, ci sono ancora posti. Perfetto, mi attrezzo un pelo, faccio due mosche, confermo definitivamente la presenza e via.
Domenica mattina ore 7.00 ritrovo fuori dall’autostrada con Neno e Francesco (da non confondere col Frana), trenta secondi e siamo sulla strada del Fimon.
Ore 7.30 siamo lì, per strada incrociamo Bepin con Simone Palli (dobbiamo ancora arrivare e già si intravedono i super pam..!!), parcheggiamo e di lì a dieci minuti mi vedo arrivare il Mala, Piller e penso “cacchio con tutti maestri della pesca al luccio come farò a far emergere la mia tecnica sopraffina? Sarà una dura battaglia..
Appena giunti subito un problema, il tizio che noleggia le barche farfuglia che non ci sono barche a sufficienza, poi che non ci sono remi a sufficienza poi che ci sarebbero ma lui non sa, che dovevano avvertirlo, che lui non è responsabile, che i carpisti stanno pescando, che ci sono due barche che non partecipano alla manifestazione, che è freddo, che è caldo, che secondo lui il brent del greggio è destinato a crescere, che la banca centrare non rivedrà a ribasso i tassi di sconto, che il teorema di eulero è una bufala e bla, bla, bla, bla.
Interviene Frana che in un quarto d’ora sistema tutti i dubbi e tutti hanno le barche che hanno prenotato senza problemi, e via in acqua.
Sono in barca con Francesco, il mezzo sarebbe da quattro però lo usiamo in due quindi siamo belli larghi, optiamo dopo una mezz’oretta per la doppia trazione, cioè usiamo tutti e quattro i remi a disposizione muovendoci con l’agilità degli Abbagnale dopo il cenone di capodanno in un ristorante chiuso dai nas il giorno prima. Decido quindi di sfoderare le mie doti atletiche e coadiuvato da Francesco ci sincronizziamo in un movimento unico e potente che ci permette di raggiungere tutte le postazioni.
Sondiamo prima un sottoriva, poi un altro, poi in mezzo alle alghe, alle mangrovie, sotto i salici, dietro i sassi, in ogni buco ma niente. Decidiamo così di fermarci un attimo tiriamo fuori i panini e ci facciamo una piccola pausa.
Come sempre il lago regala paesaggi bellissimi, la giornata è tersa e la temperatura gradevole, mi fermo a guardare in giro.

Tra il Mala, Bepin e Palli c’è da restare a guardare per imparare, questi lancio che io me lo sogno, con una eleganza ed una precisione da paura. Osservo la barca del Mala, con Neno al seguito e vedo sti venti metri di coda che vanno come un siluro, di lato poi, si apprezzano i loop perfetti, vista la concentrazione che ci mettono decido di disturbarli chiamandoli al cellulare.
“Allora come nemo?” dico io in dialetto veneto
“Ben, non ghemo ciapà niente” mi risponde Neno
“Come niente? N’altri qua semo all’ottavo luzzo (trd. luccio)” incalzo io
“Senti… varda che te vedo da chi… non sta contar bale” mi risponde
Infatti era una palla, niente di niente, nonostante io abbia sfoggiato una tecnica sopraffina con lanci addirittura di sette metri e mezzo , nessun pesce decide di venire in nostro soccorso.
Continuiamo comunque a provare in ogni posto buono, ma soprattutto continuiamo a remare, sentendo pian piano che questa attività aerobica ci sta portando alla perfetta forma fisica, infatti il mio bicipite ben teso fa sfoggio insieme all’addominale scolpito e mi sento un pam fotomodello.
Appena abbiamo avvertito queste sensazioni, ci siamo fermati, sigaretta, panino e riposo altrimenti rischio di fare un fisico irresistibile.
Veniamo speronati dalla barca di Frana, anche loro sono ancora a secco ed anche loro decidono per lo scherzo telefonico chiamando un altro personaggio dall’altra parte del lago e dicendogli di aver appena salpato un luccio di 92 cm, talmente grosso e cattivo che hanno dovuto chiedere aiuto ad un’altra barca.
Si sentono delle bestemmie dall’altra parte del lago (è il personaggio che ha abboccato allo scherzo), le anatre a sentire tanti improperi decidono su due piedi di emigrare approfittando di un last minute.
Dopo questo intermezzo decidiamo di ripartire prima che i muscoli perdano il tono testè raggiunto con lo sforzo, stavolta però decidiamo di andare verso il centro del lago.
Dopo alcuni minuti di intenso vogare, con la muscolatura sempre più tonica e definita, raggiungiamo il centro e decidiamo di fermarci perché riteniamo che il posto sia buono e perché il nostro intuito ci suggerisce che è la postazione ideale per insidiare un luccio. (Non è vero, nella realtà c’è stata una esclamazione a due voci “fermiamoci qui, non ce la faccio più, facciamo due lanci qui e basta, facciamoci portare dalla corrente, sono stanco di remare” nello sforzo estremo l’accordo è sempre facilissimo da trovare).
Decidiamo quindi, per dare corso al nostro infallibile intuito, fermandoci a fare due lanci. Improvvisamente una nuvoletta copre il sole, rendendo l’aria più fresca e facendomi balzare per mettermi la felpa, avevo infatti paura di raffreddare il bicipite allenato (no, avevo paura che un colpo di freddo mi facesse venire la cacarella, si sà in barca non è piacevole…).
Mi sto mettendo la felpa e intanto Francesco aveva lanciato l’insidia, tenendola sul fondo, con un recupero lentissimo. Improvvisamente richiama la mia attenzione, sta mangiando, un ulteriore strip, il pesce rincorre l’esca, l’abboccata e zac, una ferrata poderosa libera l’energia dell’animale che si dibatte in cerca della fuga.
L’immenso esocide non vuole darsi domo e continua imperterrito a cercare la fuga, ma la canna è tenuta in mano da un uomo con i nervi d’acciaio e con freddezza e prontezza riesce dopo un’estenuante lotta a portare in barca il pesce. Per salparlo c’è voluta la forza di tutti e due i nostri fisici allenati alle più dure avversità himalaiane e nonostante l’impresa sembrasse improba siamo riusciti.
Allego una foto della bestia inferocita, ho dovuto lavorare non poco per ridurre l’immagine e fortuna che la mia macchina fotografica ha il grand’angolo altrimenti sarebbe stato impossibile fotografare questa belva.
Subito dopo io imito pedissequamente la tecnica che ha fruttato l’immane cattura, ripetendo la gestualità passo passo e finalmente riesco anch’io a raggiungere gli otto metri di lancio, che soddisfazione!! Di lucci però niente.
Guardo l’orologio ed è giunto il momento che io vada, un po’ in anticipo rispetto alla fine, ma altre missioni importanti mi attendo, il mondo ha bisogno di me.
Francesco mi riaccompagna a riva, ci salutiamo e poi con due poderose vogate lo vedo scomparire al largo. Un gruppo di ragazzini a riva mi riconosce e mi accerchiano chiedendomi autografi che io nego perché me la tiro alla grande!!
Ripongo l’attrezzatura e poi via verso casa. Intravedo spuntare il Piller da un belly, spero che a loro la pesca sia andata meglio, non mi fermo neanche tanto domani li leggo tutti su pipam.
Avevo promesso ad un po’ di assenti un report sul luccio day, ho deciso di farlo in questo stile per far capire il clima che si respirava cioè di assoluta e totale cordialità e convivialità, un gruppo di amici che si ritrova pesca, si ride si scherza, ci si prende in giro ma anche si parla e ci si confronta sul luccio, sulla sua protezione, sulle iniziative che si possono prendere. A proposito l’Amministrazione provinciale di Vicenza parte con un incubatoio per la riproduzione del luccio, pare sia il secondo in Italia del genere e dovrebbe garantirci la possibilità di dare continuità ai ripopolamenti di questo pesce un po’ in tutta la provincia.
Le nostre guardia pesca aiutate da volontari si danno un gran da fare per trovare le soluzioni migliori, per proteggere, preservare e coltivare quel poco che ci resta, il luccio day è un modo per rendere omaggio a chi si impegna per raggiungere questi obiettivi, il lago è splendido e i lucci ci sono e per chi conosce il Fimon sa che questo è già un grande risultato.
I ringraziamenti sono già giunti dal forum ma non sono mai abbastanza quindi parto con le citazioni (semiserie):
Frana: grazie per l’organizzazione e per tutto il resto
Bepin: è colpa tua che mi hai portato l’anno scorso e mi hai attaccato sta malattia del luccio.
Francesco: grazie per le vogate in compagnia, il mio fisico tonico ringrazia
Neno: grazie per avermi preso la barca per tempo e per la torta di primo mattino
Omino delle barche: per te niente grazie…
Pescatori a carp fisching: grazie per i settanta metri di filo in kevlar che abbiamo recuperato, possono sempre servire.
Lucci: grazie mille eh!! , le mie mosche fanno proprio schifo eh !!
L’anno prossimo vengo con lo storditore!!


Fongaro Matteo
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